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 11 Aprile 2019 - 6 Nissan 5779

alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di Giorgio Berruto, Stefano Jesurum, Maria Teresa Milano, Sara Valentina Di Palma e Valentino Baldacci.
 
 
Israele e le scelte degli elettori,
voci e opinioni a confronto
L’esito delle elezioni israeliane, con un nuovo incarico in vista per il Premier uscente Benjamin Netanyahu, al centro dell’attenzione mediatica. Tra cronaca e opinioni, diverse le pagine dedicate sui quotidiani nazionali.
Per Mordechai Kedar, che su La Stampa prova ad analizzare le ragioni della vittoria del Likud, con Netanyahu “l’economia israeliana prospera, ha buone relazioni, intime e clandestine, con alcuni importanti governanti arabi e qualche Stato occidentale ha iniziato a spostare l’ambasciata a Gerusalemme”. Inoltre Netanyahu “è un esperto di sicurezza ed economia, ed è considerato indispensabile, ma la vera ragione del suo successo è l’abitudine di emarginare qualsiasi politico che potrebbe prendere il suo posto, anche se del suo stesso partito”. David Grossman, intervistato da Repubblica, evoca lo spettro di una perdita di senso della democrazia, in particolare nella relazione con la minoranza araba e con i palestinesi. “Bibi – sostiene lo scrittore – ha un potere sulla gente che è molto difficile spiegare in modo razionale. È un ottimo politico, ma il segreto non è quello: ha trovato il modo di rispondere alle paure più irrazionali e profonde dei sionisti. L’intensità della manipolazione che ha messo in atto sulla società israeliana negli ultimi anni è difficilmente spiegabile per chi non ha assistito al suo sviluppo”. Su posizioni simili Abraham B. Yehoshua, interpellato dal Corriere. “Non gli perdonerò mai – afferma – quello che ha fatto agli arabi israeliani. Ha trasmesso l’idea che solo un ebreo può essere un vero israeliano; cosa che ai religiosi piace moltissimo”.
Tra i temi di questo appuntamento elettorale l’evaporazione della sinistra. Il Corriere racconta come si è votato a Be’eri, kibbutz simbolo di quella componente minoritaria di Israele che vota ancora a maggioranza per i laburisti (ma con diversi consensi anche per Benny Gantz). Scrive Wlodek Goldkorn, su Repubblica: “La sinistra è scomparsa, ridotta ai minimi termini, capace solo di contemplare le macerie e magari dare testimonianza di chi non ha smesso di sperare in una pace con i palestinesi in un Paese dove la parola pace e la parola palestinesi hanno sempre meno diritto di esistere nel pubblico dibattito”.
“La pace è la sfida per fare la storia”: questo il titolo di un editoriale di Fiamma Nirenstein, che sul Giornale scrive: “Netanyahu starà bene attento a non sbagliare: niente ultradestra, niente sinistra; solo lui, la sua personalità di leader assertivo e pragmatico, il suo realismo saranno invano assediati da ideologie messianiche da una parte e da spinte pacifiste dall’altra, dall’invidia e dalla furiosa quanto ingiustificata disapprovazione personale rispetto al rapporto coi palestinesi”.
“Se ci sono due titoli che spiegano bene lo stordimento dei ceti pensanti e riflessivi in Israele sulla vittoria di Benjamin Netanyahu sono quelli di Haaretz. A mezzanotte, quando sembrava che il generale Benny Gantz fosse in vantaggio su Netanyahu, festeggiava 71 anni di democrazia rinata. All’alba, quando era chiaro che Bibi aveva nuovamente vinto – ironizza Giulio Meotti sul Foglio – ha titolato che era l’ora della dittatura”.
Altre opinioni sulle elezioni israeliane. Fabio Scuto, sul Fatto Quotidiano, parla della “disfatta del voto arabo” che dovrebbe spingere i leader arabo-palestinesi “a una profonda riflessione”. Per Fabio Nicolucci, sul Mattino, “la vittoria di Netanyahu conferma l’attuale direzione della politica occidentale, che marcia a passo spedito verso la rimozione della complessità dei fenomeni”.
Avvenire invece dedica uno spazio al voto degli Italkim, gli italiani di Israele, le cui scelte si sarebbero distribuite “tra i due blocchi”.

"Gerusalemme città universale". In evidenza anche le dichiarazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ad Amman ha parlato sia del processo di pace che del futuro di Gerusalemme. “L’Italia, come l’intera Unione europea, mantiene il proprio sostegno alla soluzione ‘due popoli due Stati’ per chiudere il conflitto israelo-palestinese. In base a tale responsabilità – le sue parole – non saranno accettate mutazioni dei confini o territoriali decise unilateralmente e che non siano concordate tra le parti”. Per quanto riguarda Gerusalemme, questo il suo pensiero: “È una città universale, che le tre grandi religioni monoteiste vedono come città santa, e bisogna che si tenga conto di questa specificità”.

Il Rinascimento e gli ebrei. Al Meis di Ferrara è il giorno dell’inaugurazione della mostra “Il Rinascimento parla ebraico”, curata da Giulio Busi e Silvana Greco. Un’esposizione che, scrive La Stampa, “guarda a uno dei periodi culturali più importanti attraverso la lente del dialogo, dell’incontro ma anche dei momenti difficili tra la cultura ebraica e quella cristiana in Italia”. A presentare la mostra è anche la direttrice del Meis Simonetta Della Seta, che spiega: “Il capitolo rinascimentale della storia ebraica, e in particolare quello che si svolge in Italia, tocca, in tutti i sensi, il cuore della missione del Meis. Racconta infatti un dialogo tra minoranza e maggioranza che è complesso ma possibile, a volte fruttuoso, non sempre privo di ombre, ma percorribile e spesso arricchente”.

Grillo, la Lega e i negazionisti. Altro tema che interessa i media è lo smarcamento del Movimento Cinquestelle rispetto agli alleati europei della Lega di Salvini. “Il nostro alleato coinvolge negazionisti di ogni genere e la gente sembra starci” il pensiero di Beppe Grillo, espresso nel suo nuovo blog. Parole che, insieme ad altri concetti toccati nella sua riflessione, sono così analizzate sulla Stampa: “Grillo ha soffiato per anni sul malcontento contro l’immigrazione, con celebri post del blog. Ora invece critica Salvini, ma è il Movimento che gli ha spianato la strada”.

"Raid al Verano, tutto fermo". Il Corriere Roma parla di situazione di degrado nella sezione ebraica del cimitero del Verano, a quasi due anni dalla profanazione di un’ottantina di tombe da parte di quattro giovani ancora sotto processo. “L’Ama – si legge – non ha effettuato restauri. Perché? Siamo in attesa di un input e soprattutto della copertura finanziaria, fanno sapere dall’azienda. Il direttore del cimitero informalmente conferma. Quanto alla Comunità ebraica, vige il riserbo”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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