
Rassegna stampa
Verso il 25 Aprile
Si avvicina l’appuntamento con il 25 Aprile. Repubblica, elencando diverse iniziative dell’estrema destra, racconta come “l’onda neonazi sfida la Liberazione”. Legato a questi temi anche un editoriale di Gad Lerner, secondo cui le polemiche innescate su questa celebrazione dal ministro dell’Interno starebbero suscitando una reazione di segno opposto. “Chi per istinto ha avvertito prima degli altri la metafisica del fascismo che circola sotto forma di razzismo, maschilismo, militarismo nel nostro tempo contemporaneo – scrive il giornalista – sono stati i sopravvissuti della Shoah e i partigiani ancora viventi. Alla senatrice a vita Liliana Segre solo pochi gaglioffi osano mancare di rispetto. Ma mi permetto di suggerire a Matteo Salvini di usare prudenza, nei suoi sfottò, anche riguardo all’Associazione nazionale partigiani d’Italia”. Del 25 Aprile parla anche Pierluigi Battista, in un intervento sul Corriere in cui ricorda la grande manifestazione di piazza del 1994 a Milano e gli slogan allora ricorrenti. “Gli echi del 25 aprile 1994 si sono spenti – osserva – ma perdura il tic dell’allarme del ‘nuovo fascismo’. La lezione del dopo ’94, e cioè che è con i mezzi della politica democratica e non con gli appelli concitati a una nuova Resistenza che la democrazia può funzionare.
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IL PROGETTO EUROPEO
L'ebraismo lungo il Danubio,
le storie da riscoprire
Nel contesto della Cooperazione Territoriale Europea (ETC), il Programma Transnazionale della Regione Danubiana ha deciso di finanziare un progetto volto alla riscoperta ed alla promozione del patrimonio culturale ebraico nella regione danubiana. Saranno ben nove le città in otto diversi paesi a poter usufruire dei circa due milioni di euro di fondi europei vincolati alla realizzazione di programmi che abbiano come scopo quello di rendere maggiormente accessibile la storia e la cultura ebraica nelle rispettive realtà.
A fare da capofila come leader del progetto si trova la città di Szeged, conosciuta in italiano anche col nome di Seghedino, nell’Ungheria meridionale, mentre gli altri centri partecipanti sono: Timisoara (Romania), Galati (Romania), Murska Sobota (Slovenia), Osijek (Croazia), Subotica (Serbia), Kotor (Montenegro) e Banja Luka (Bosnia-Erzegovina). Il comune denominatore di queste città non è rappresentato solamente dalle dimensioni urbane medio-piccole, dal simile background culturale, e dai medesimi obiettivi turistici, ma anche dal fatto che, da sempre, la mancanza di fondi strutturali ha fatto sì che il patrimonio ebraico tangibile di queste realtà si deteriorasse, e che quello intangibile si perdesse.
Michele Migliori
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SEGNALIBRO
Pepo, l'idealista contro Pinochet
Jose Valenzuela Levi non aveva ancora trent’anni quando, il 16 giugno del 1987, fu ucciso dalla polizia cilena assieme ad alcuni compagni di lotta. Un giovane idealista, nemico dello spietato regime di Pinochet, che appena pochi mesi prima aveva cercato di rovesciare le sorti del suo Paese risolvendo il problema alla radice. E cioè eliminando il dittatore. Era lui il “Comandante Ernesto” che guidò l’attentato del 1986, di poco fallito nel suo obiettivo principale.
Ma Jose era anche “Pepo”, il nomignolo affettuoso con cui era conosciuto dai suoi cari. “Pepo” lascia la Svezia, la madre, certezze e comodità, per compiere la sua missione. Sa che può morire. Sa che può lasciare orfano suo figlio. Ma l’amore per la libertà vince ogni ostacolo. E a distanza di molti anni dal suo assassinio, vecchie lacerazioni familiari possono finalmente risolversi in uno struggente dialogo tra la nonna, la madre di “Pepo”, e il nipote, di professione clown. Un racconto in cui si intrecciano idealismo, confronto intergenerazionale, identità plurali in bilico.
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INFORMAZIONE – INTERNATIONAL EDITION
Un Seder a Bari, anno 1944
“Una notte diversa da tutte le altre notti. Fu quella che nel 1944 riunì a Bari soldati ebrei inquadrati nelle forze alleate e membri della resistenza italiana per celebrare il seder di Pesach. Come raccontato nella rubrica Italics dell’ultima uscita di Pagine Ebraiche International Edition, che riprende un articolo del Jewish Chronicle, a sopravvivere di quel momento buio che già prometteva però la libertà prossima è un’haggadah arrivata misteriosamente a Yad Vashem attraverso le carte di un sopravvissuto alla Shoah. Tanti di coloro che quella notte parteciparono, incluso l’italiano Enzo Sereni, non sopravvissero la guerra, uccisi per portare la redenzione in Europa.
A raccontare la storia della brigata ebraica, la formazione di soldati ebrei nelle forze britanniche, è stato negli scorsi in consiglio comunale a Milano Piero Cividalli, che nelle brigata militò. Forte l’appello contro il fascismo lanciato dal testimone, mentre il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha condannato coloro che nelle manifestazioni del 25 aprile insultano coloro che manifestano sotto le insegne della brigata. Dell’anniversario della Liberazione parla anche la rubrica Bechol Lashon, questa settimana in francese con una riflessione dello storico Alberto Cavaglion.
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La confusione sul 25 aprile

Credo che molti di noi mai si sarebbero immaginati, dieci o venti anni fa, che avremmo dovuto dedicare così tanto tempo a parlare di antisemitismo. Pensavamo, a torto, che la Shoah avesse immunizzato il mondo non solo dall'antisemitismo, ma anche dal razzismo in generale. E ci si sbagliava. I tempi sono cambiati, con la stessa rapidità con cui un giorno di sole può trasformarsi in un giorno di tempesta.
Fra qualche giorno ricorrerà, come ogni anno da settantaquattro anni, la data gloriosa e gioiosa del 25 aprile. Ma, da qualche anno, la data che commemora la Liberazione dal nazifascismo si è trasformata per noi in attesa di tempesta. Un'attesa che viviamo con ansia e qualche mal di stomaco.
Dario Calimani
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Oltremare - Tempo

L’israeliano medio non è metereopatico. E come potrebbe, con 50 giorni all’anno di scirocco mozzafiato, il famigerato “chamsin”, che porta un nome in cui risuona appunto il numero cinque. Quindi, per la proprietà transitiva della totale indipendenza dalla realtà metereologica, anche con 10 gradi e la grandine ampiamente prevista, lo vedi allegro a campeggiare nell’alta Galilea, e dire con spavalderia all’intervistatore “a noi la pioggia piace!” mentre stringe un bambino bagnato fino al midollo che batte i denti ma ha l’aria felice almeno quanto quella del papà.
Daniela Fubini
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Bulli a Ferrara
 A Ferrara, un ragazzino ebreo è stato bullizzato da due compagni di classe, i quali gli hanno esposto un programma sintetico ma efficace, consistente nel ripristinare l’originale scopo di Auschwitz, abolendo il cambio di destinazione che da centro di sterminio l’ha trasformato in museo, onde far finire gli ebrei nei forni, senza precisare, però, se intendessero abolire il passaggio intermedio dell’uccisione oppure se volessero bruciarci vivi. Le reazioni sono state sincere e unanimi; bisogna vedere però, se la strada imboccata sia quella giusta.
Emanuele Calò, giurista
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Parole per ferire, parole per curare
 Lasciano allibiti le minacce lanciate a un ragazzo ebreo di Ferrara da un compagno di scuola: “Quando saremo grandi riapriremo Auschwitz e vi ficcheremo tutti nei forni, ebrei di...”, mentre altri lo prendevano per il collo. Oltre al razzismo quotidiano sempre più comune per le vie delle nostre città, compare ora l’antisemitismo verbalmente più violento tra le giovani generazioni. Con impudenza crescente anche tra adolescenti vengono proposte sfide provocatorie e l’intolleranza verbale si fa parossistica. Anzi, maggiore è il tabù rivestito da certi termini, maggiore è la rabbia con cui li si getta addosso alle vittime, più “esaltante” sarà il gesto per chi lo compie senza senso del limite e senza capire appieno il significato totale di quelle parole.
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La natura dell'ezov
 L'Issopo viene nominato nel Tanach alcune volte, in contesti diversi. La prima volta lo troviamo alla vigilia dell'uscita dall'Egitto quando Mosé riferisce al Popolo, l'ordine del Signore di segnare gli stipiti delle case con il sangue dell'agnello pasquale , affinché l'Angelo della Morte che percorreva l'Egitto per punire l'orgogliosa durezza del Faraone, passasse oltre risparmiando i primogeniti delle case ebraiche. Come realizzare quest'incombenza?
Roberto Jona, agronomo
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