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 14 Giugno 2019 -  11 Sivan 5779


Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di rav Alberto Sermoneta, Gadi Luzzatto Voghera, Anna Segre, Francesco Moises Bassano.
 
 
Usa-Iran: tensione alle stelle
Tensione segnalata alle stelle nel Golfo Persico, dove due petroliere sono state danneggiate in un attacco la cui responsabilità, dal segretario di Stato americano Mike Pompeo, è stata attribuita in modo netto all’Iran. Ogni scenario appare ora possibile, compreso l’intervento militare. “Il mese scorso – spiega Repubblica – altre quattro navi sono rimaste danneggiate in una serie di incidenti non del tutto chiariti, al largo del terminale emiratino di Fujairah: secondo gli Usa sono causati da mine depositate dagli uomini-rana di Teheran. Poco dopo furono i ribelli sciiti Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, ad attaccare le condutture saudite”.
Il coinvolgimento è stato smentito da Javad Zarif, ministro degli Esteri iraniano, che già in precedenza aveva puntato il dito contro il nemico per eccellenza: Israele. Secondo Zarif, scrive Repubblica, il governo israeliano “avrebbe organizzato una messa in scena per attribuire la responsabilità alla Repubblica islamica e aumentarne l’isolamento internazionale”. Una ricostruzione complottistica che alcuni video diffusi dall’amministrazione statunitense farebbero emergere in tutta la sua inconsistenza. In una intervista con La Stampa, il presidente del Middle East Forum Daniel Pipes commenta: “Il regime è in difficoltà, a causa delle sanzioni economiche e l’abbandono dell’accordo nucleare da parte degli Usa. Alzando la tensione spera di compattare il suo popolo, rafforzando il proprio consenso davanti alla minaccia americana di attaccare il Paese”.

Trasporto intelligente, la lezione di Israele. Israele sempre più all’avanguardia nella mobilità di nuova generazione, come racconta La Stampa facendo il punto su una grande fiera appena conclusasi a Tel Aviv: “Un Paese che non ha mai avuto un’industria di produzione di automobili sta diventando il punto di riferimento dell’innovazione mondiale nel trasporto intelligente. C’è chi lo chiama paradosso, chi miracolo. Di fatto, EcoMotion Week è il più grande evento internazionale nel settore e dei 4 mila visitatori, un migliaio erano dirigenti di aziende internazionali”.

"Mohamed cambi nome". Di Israele si parla però anche in chiave negativa per via di un nuovo gravissimo episodio di intolleranza di tifosi del Beitar Gerusalemme, spesso protagonisti in passato di atti violenti in chiave anti-islamica e araba, che hanno protestato in gran numero per l’acquisto del bomber nigeriano Ali Mohamed. La Familia, la frangia più accesa del tifo, in una nota ha detto di avere un problema con il suo nome (pur essendo il calciatore un devoto cristiano). “Invito e minaccia son chiari – scrive Il Fatto Quotidiano – Ali Mohamed scelga un nickname, un soprannome, un alias, ciò che vuole. Perché nessun Mohamed potrà mai indossare la maglia del Beitar o la guerra del football può ricominciare”.

Una simbologia alternativa. “Invece di stigmatizzare la ricomparsa del crocefisso nei luoghi pubblici, di protestare e invocarne la rimozione in nome di una società laica, moderna e aperta, perché non si invoca la presenza di una simbologia alternativa, che non sia divisiva? Questa simbologia esiste, eccome: sta nella bandiera. Quella italiana e quella europea”. Così Elena Loewenthal in un intervento su La Stampa.

Il razzismo dentro di noi. Nella sua rubrica sul Venerdì, Gad Lerner parla del vento di intolleranza che soffia nella società italiana. “Le politiche di integrazione sono lente, faticose, incerte, devono mettere nel conto ricadute e fallimenti, specie quando si scontrano con la presenza organizzata dei fautori della pulizia etnica. Però almeno dobbiamo saperlo – sottolinea il giornalista – tocca a noi liberarci da un pregiudizio radicato, che poi altro non è se non la dose di razzismo che ci portiamo ancora dentro”.

Adam Smulevich twitter
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