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17 Giugno 2019 - 14 Sivan 5779

alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di Anna Foa, Daniela Fubini e Viviana Kasam.
 
 
 
"Via la maglia, è da antifascisti"
L’aggressione di quattro ventenni a Trastevere, che avevano addosso le maglie del Cinema America, identificate dagli aggressori come un simbolo di antifascismo, sta suscitando molte reazioni allarmate. “Aspettiamo le necessarie verifiche, ma se i fatti fossero confermati sarebbe un episodio gravissimo, aggravato dalla intolleranza ideologica” ha tra gli altri affermato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
A denunciare l’accaduto una delle vittime dell’attacco, il ventenne David Habib. “Oltre al movente della maglietta, chi indaga sta valutando quello di un’aggressione a sfondo antisemita, Habib è ebreo, e razzista visto che uno dei suoi amici presi di mira è di colore” scrive il Corriere.
Habib è intervistato da diversi quotidiani. Al Messaggero dice: “Mi ricordo che erano per lo più ragazzi vestiti da giovani di Roma Nord, con il doppio taglio e i tatuaggi. C’è una cosa, però, che ricordo bene: uno di loro, sul braccio, aveva un tatuaggio con un 4 in numeri romani. Un altro aveva i capelli rasati”.

Omicidio
Lübcke: fermasto neonazista. Walter Lübcke, prefetto di Kassel ucciso lo scorso 2 giugno, sarebbe stato vittima di un estremista di destra (arrestato nelle scorse ore). Spiega il Corriere: “Sabato alle due di mattina le teste di cuoio hanno arrestato il presunto assassino dopo aver identificato tracce del suo Dna sul corpo di Lübcke: l’uomo, la cui identità non è stata resa nota, ha numerosi precedenti penali ed era stato sottoposto alla prova genetica per uno di quei reati”. In passato Lübcke si era più volte speso per l’accoglienza dei migranti, mettendosi contro le forze più intolleranti e xenofobe. “Segnali forse sottovalutati – si legge – in una Germania sempre più scossa dall’estremismo di destra”.

Il cambio di nome. Bruchim, minuscola cittadina israeliana nel Golan, da ieri ha cambiato nome in Alture di Trump. A prender parte alla cerimonia che, riferisce La Stampa, “ha contemplato un coro, discorsi ufficiali, esecuzione di inni e lo svelamento di un enorme cartello con il nuovo nome del posto in ebraico e le bandiere di Israele e Stati Uniti”, c’erano il Premier Benyamin Netanyahu con la moglie Sara, i membri del gabinetto e l’ambasciatore Usa in Israele David Friedman.

L'Arabia Saudita attacca l'Iran. Sul caso delle petroliere attaccate nel Golfo Persico, l’Arabia Saudita si schiera al fianco degli Stati Uniti e contro l’Iran. Anche se da Riad frenano sulla possibilità di un intervento bellico. “La linea rossa, sottolineata anche dal segretario di Stato americano Mike Pompeo – scrive La Stampa – è la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, l’obiettivo di quello che sembra sempre più un attacco dimostrativo per mettere in evidenza quanto sia fragile l’arteria energetica del mondo, e quali rischi correrebbe l’economia globale in caso di attacco alla Repubblica islamica”.

Soros e la malattia del complotto. “Quando vi domandate come sia stato possibile abusare della credulità popolare col falso libello dei Protocolli dei Savi di Sion (rabbini e banchieri riuniti in segreto per pianificare lo sfruttamento delle ricchezze del pianeta), e poi convincere i tedeschi che erano diventati poveri per colpa della finanza ebraica che li depredava, ecco, la risposta la troverete nella velenosa capacità persuasiva della campagna scatenata oggi contro l’ottantanovenne finanziere Soros”. Così Gad Lerner, su Repubblica, a proposito delle polemiche innescate sul blog del Movimento Cinque Stelle per il finanziamento pubblico a Radio Radicale (diventata, per l’occasione, Radio Soros).

Il Foglio traduce un articolo del Jerusalem Post, in cui si parla di alcuni gravi episodi riguardanti cristiani nei territori governati dall’Autorità palestinese che, viene detto, “non hanno fatto notizia perché non sono collegati a Israele”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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