Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui       24 Luglio 2019 - 21 Tamuz 5779
LA STRATEGIA D'ISRAELE OLTRECONFINE 

Siria, intervenire per cacciare l'Iran 

Nuove tensioni tra Israele e Siria dopo la denuncia da parte di Damasco di un presunto attacco aereo israeliano. Secondo i media siriani, i caccia israeliani avrebbero colpito nelle scorse ore la zona di Tel Al-Hara, nel sud del Paese. L'agenzia Reuters spiega che nell'area si trovano diverse milizie legate all'Iran. Israele non ha confermato la notizia ma ha più volte colpito oltreconfine, per dare un chiaro segnale proprio al regime di Teheran e ai suoi alleati Hezbollah. “Israele non tollererà la presenza iraniana in Siria”, hanno più volte chiarito le autorità di Gerusalemme. E contro l'influenza degli Ayatollah, ha dichiarato il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (nell'immagine durante una visita nel Golan) incontrando il segretario all'energia americano in visita Rick Perry, “è importante mantenere alta la pressione”. Le sanzioni promosse dagli Stati Uniti sull'Iran – ha affermato Netanyahu - stanno funzionando, e stanno prosciugando i fondi che Teheran ha usato in passato per portare avanti la sua strategia espansionistica in Iraq, Siria, Libano e Gaza. “È molto importante che le nazioni del mondo che professano il desiderio di fermare le aggressioni iraniane si schierino con gli Stati Uniti e mostrino una determinazione comune”, le parole di Netanyahu, che è tornato a chiedere alla comunità internazionale di seguire l'esempio americano e comminare nuove sanzioni contro Teheran.

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REDAZIONE APERTA A TRIESTE 

Diritti, legalità e tutela dell’ambiente

Trieste, palazzo di Giustizia. In aula un gruppo di imprenditori appare a processo di fronte al giudice per rispondere di diversi reati. La loro azienda ha intrapreso, priva delle necessarie autorizzazioni, gli scavi in una zona recondita del Carso che circonda la città giuliana. La spoglia roccia calcarea che si estende a vista d’occhio in uno dei territori meno antropizzati d’Europa nasconde nel suo cuore un segreto affascinante: l’alabastro rosso. Una pietra rara e suggestiva molto ambita per alcuni decori nell’edilizia di lusso. Sono trascorsi da allora quasi trent’anni. Il diritto ambientale muove i suoi primi passi. Le organizzazioni ambientaliste insorgono e tentano di far leva sul fortissimo rapporto emozionale che lega i triestini al prezioso ambiente naturale che circonda la città.
Un giovane avvocato interviene nel processo e chiede di costituirsi parte civile. È il legale dell’organizzazione internazionale WWF. In aula un suo coetaneo è il cronista di giudiziaria del quotidiano triestino “Il Piccolo”. Risveglia l’attenzione dell’opinione pubblica e cerca di aprire una via nuova nelle cronache dal tribunale, mettendo l’accento sulle questioni che interessano la socialità, la difesa della qualità della vita e dell’ambiente più che sulle piccole storie di criminalità comune.
Comincia un braccio di ferro durissimo e la mobilitazione che ne segue mobiliterà molte coscienze. Un coetaneo dell’avvocato e del giornalista, il magistrato Antonio De Nicolo, emette un provvedimento durissimo che non ha precedenti. Le attività di scavo sono immediatamente bloccate. L’area è posta sotto sequestro e presidiata dalle Forze dell’ordine. Il WWF per la prima volta è ammesso a costituirsi parte civile in un processo del genere. Il Carso, uno degli ambienti naturali più preziosi in Europa, continuerà inviolato a custodire il segreto dell’alabastro rosso.
Sono trascorsi molti anni da allora. Antonio De Nicolo è oggi Procuratore della Repubblica a Udine. Sandro Giadrossi, affermato giurista e docente, continua da Trieste per il WWF, per Italia Nostra e altre organizzazioni ambientaliste a difendere la speranza di un’Italia migliore. Guido Vitale, il cronista di allora, continua a pensare che il suo lavoro, fare il giornalista, sia probabilmente il più bello del mondo. Assieme ai colleghi della redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane di cui è il direttore, ha voluto condividere un nuovo incontro fra vecchi amici e uno dei momenti salienti di Redazione aperta 2019 si svolge nello studio dell’avvocato Giadrossi.

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REDAZIONE APERTA 

"Parole ostili, minaccia da arginare"

In un’epoca in cui aggressività e violenza verbale sembrano farla da padrona, nella vita reale come in quella virtuale, l’impegno a favore di una pacifica convivenza è sfida urgente, necessaria, eppure troppo poco praticata.
Prova a indicare una strada Parole O_Stili, progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza delle parole che, partendo da una piccola agenzia di comunicazione triestina ha finito per imporsi nelle scuole di tutto il Paese, coinvolgendo decine di migliaia di studenti in stimolanti progetti di partecipazione civica. “È vero – viene spiegato – che i social media sono luoghi virtuali, ma è vero che le persone che vi si incontrano sono reali, e che le conseguenze sono reali. Per questo oggi, specie in rete, dobbiamo stare attenti a come usiamo le parole”.
Tutto, come ha raccontato alla redazione l’ideatrice del progetto Rosy Russo, titolare dell’agenzia di comunicazione Spaziouau, ruota attorno al Manifesto della comunicazione non ostile. Un decalogo di buone pratiche che è il risultato di uno sforzo di sintesi ed elaborazione delle proposte inviate su sua richiesta da comunicatori, giornalisti, esperti della rete ed educatori.

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L'APPUNTAMENTO INTERNAZIONALE 

Maccabi, a Budapest tra sport e identità 

Dal 29 luglio al 7 agosto Budapest ospiterà i XV Giochi Europei Maccabi, quelli che sono definiti a buon diritto le Olimpiadi del mondo ebraico. Lasciatelo dire a me che vengo da Torino e ho partecipato al sogno olimpico del 2006: il paragone con le Olimpiadi non è ingiustificato. Al di là delle dimensioni, che sono certamente più piccole, e della partecipazione degli atleti, quello che accomuna le gare sportive del Maccabi all’evento olimpico sono l’entusiasmo e la passione.

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Rassegna stampa

Israele-Siria: tensione 
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Ticketless - Nuto Revelli 
Questa settimana vorrei ricordare Nuto Revelli, di cui cade il centenario della nascita. Giornali e televisioni non ne parlano come io vorrei ne parlassero. Sono quasi imbarazzato a dire la mia, perché l’importanza dell’opera rischia di finire schiacciata da memorie famigliari. Nuto è stato compagno di classe di mio padre. Né uno né l’altro brillarono come studenti e l’inconsapevolezza politica fu per entrambi un trauma non semplice da superare poi. Mio padre comprese tardi la misura dell’antisemitismo fascista, Nuto sottovalutò il bellicismo del Duce tanto da entrare finite le scuole superiori nell’Accademia militare di Modena. Leggi razziali per l’uno, campagna di Russia per l’altro furono due scogli superati soltanto con l’ingresso nella Resistenza: rinsaldò l’amicizia il ritrovarsi nelle baite di Paraloup (fra l’altro oggi magnificamente restaurate dalla Fondazione Nuto Revelli: una visita nei mesi estivi è vivamente consigliabile).
Nuto aveva un carattere aspro e bonario insieme.
Alberto Cavaglion
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Il caso Spinoza 
Per un libro che devo scrivere sono in questi mesi tornato ai miei antichi interessi spinoziani. Come noto, quella di Spinoza è figura di difficile interpretazione ed ancor più problematico è il suo rapporto con l’ebraismo. Naturalmente pesa lo herem del 1656, ma non sono certo mancati gli studiosi che hanno rintracciato nella sua opera elementi del pensiero ebraico. Immaginifica è la tesi Abraham Krochmal, che delinea una pista storica che fa del Baal Shem Tov una sorta di epigone della dottrina spinozista.
Davide Assael
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Periscopio – 50 anni dopo
Anch’io, come quasi tutti, mi sono lasciato coinvolgere dalle commemorazioni del cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla luna, abbandonandomi – come tutti quelli della mia generazione – alla nostalgia per quelle forti e inedite emozioni provate, tanto tempo fa, in compagnia dei familiari più stretti, la maggior parte dei quali, ovviamente, non ci sono più. Se mi avessero chiesto, quella notte magica, cosa pensavo che avrei fatto esattamente cinquant’anni dopo, avrei risposto – come, immagino, molti dei ragazzi della mia età (avevo, allora, quattordici anni) – che forse mi sarei trovato a fare un giro in astronave per la galassia, o che sarei stato a dipingere nel mio atelier su Venere…
Francesco Lucrezi
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