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1 Agosto 2019 - 29 Tamuz 5779

alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di Giorgio Berruto, Stefano Jesurum, Maria Teresa Milano, Sara Valentina Di Palma e Valentino Baldacci.
 
 
Ucciso il figlio di Bin Laden
Hamza Bin Laden, figlio di Osama e suo erede, sarebbe stato ucciso. A dare la notizia sono stati ieri i media americani, citando fonti ufficiali. Non svelati per il momento luogo e data dell’operazione. In marzo, spiega il Corriere, “il dipartimento di Stato aveva messo sulla testa di Hamza una taglia da un milione di dollari, mossa cui era seguita la revoca della cittadinanza da parte dell’Arabia Saudita che lo aveva definito ‘una delle figure di spicco dell’organizzazione terroristica’”. Sul reale ruolo di Hamza all’interno della gerarchia jihadista è però “sempre stata espressa prudenza dagli analisti”.

La politica e la Memoria pubblica in crisi. Carenza di spazi, molti posti vacanti in seguito a un’ondata di pensionamenti, per i pochi dirigenti rimasti un sovraccarico di mansioni. La Stampa fotografa così la complessa situazione degli Archivi di Stato, la cui crisi viene imputata principalmente alla classe politica. “I partiti della Prima Repubblica – si legge – furono tutti ‘imprenditori pubblici della memoria’; coltivarono la propria – attraverso istituti specializzati nella conservazione dei propri archivi – e quella collettiva, proponendo un ‘patto’ pubblico fondato sulla Costituzione e sulla Resistenza. Quelli di oggi alla memoria hanno semplicemente rinunciato, sia alla propria sia a quella pubblica”.

Raffaele Pisu (1925-2019). Lutto nel mondo dello spettacolo per la scomparsa di Raffaele Pisu, 94 anni. Molti quotidiani si soffermano sulla sua biografia, sull’opposizione al regime nazifascista, sulla deportazione in un campo tedesco. “Patì la fame, la paura, il freddo, il lavoro coatto per quindici mesi prima di essere liberato dagli Alleati. Lì maturò la volontà di fare l’attore: nonostante le privazioni – racconta il Fatto Quotidiano – sapeva strappare risate agli sventurati compagni di prigionia”.

Il documentario sul terrorismo a Gerusalemme. Yossi Atia, attore e regista israeliano, presenta ad Avvenire il suo documentario I was born in Jerusalem and I am still alive. “Ispirato alla sua esperienza autobiografica, quando in Israele i genitori mandavano a scuola i figli su autobus diversi perché, in caso di attentato, almeno uno sarebbe sopravvissuto – si legge – il film racconta la storia di un giovane gerosolimitano che si trova, quasi per caso, a fare la guida della città gestendo un tour molto particolare: quello che comprende Jaffa Road, la strada con la più alta percentuale al mondo di attacchi terroristici”.


Berlino, aggredito il rabbino capo. Ancora episodi di antisemitismo in Europa. Su alcuni quotidiani, in breve, vengono segnalati gli insulti e sputi di cui è stato vittima il rabbino capo di Berlino. I suoi aggressori parlavano arabo.

La movida al Portico. Sul Messaggero si parla dell’offerta di locali e ristoranti dell’area del Portico d’Ottavia. “Fare una passeggiata al Ghetto in queste sere d’estate – viene spiegato – significa immergersi in una movida giovane cosmopolita, che ama cenare all’aperto all’insegna dei sapori kosher, romani e mediorientali”.


Una tesi surreale. Sul Fatto Quotidiano l’ex presidente della Comunità ebraica di Verona Bruno Carmi interviene, con una lettera, per denunciare con ferme parole la tesi del critico musicale Paolo Isotta, secondo cui il razzismo sarebbe stato inventato dagli ebrei. In una replica surreale, in cui si parla anche dello sterminio di milioni di nativi americani da parte di uomini “che predicavano la carità evangelica”, accostando quindi vicende che nulla hanno in comune, Isotta scrive: “La conoscenza della storia veterotestamentaria nonché del repertorio liturgico ebraico mostra come il popolo ebraico, isolato e contrapposto a tutti gli altri perché il loro dio gl’imponeva di vincere a qualunque costo, considerasse uomini inferiori coloro che non appartenevano alla loro stirpe; non adoravano il loro dio”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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