Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui       12 Agosto 2019 - 11 Av 5779
DOPO GLI SCONTRI A GERUSALEMME, LE CRITICHE AL PREMIER DAGLI ALLEATI 

Netanyahu rischia il sorpasso a destra

A 24 ore dagli scontri tra forze di sicurezza israeliane e fedeli musulmani sul Monte del Tempio, la situazione sembra essere tornata alla calma a Gerusalemme. Quanto meno per quel che accade sul terreno perché sul fronte politico interno gli scontri continuano: ad innescare le polemiche, il ministro dei Trasporti Bezalel Smotrich, membro del partito oltranzista Destra Unita, che ha accusato il Premier Benjamin Netanyahu di essersi arreso “al terrorismo arabo” riferendosi alla decisione di bloccare l'ingresso ai fedeli ebrei al Monte del Tempio, o Spianata delle Moschee, durante una tesa sovrapposizione di feste ebraiche e musulmane. “La decisione è una resa al terrorismo arabo e alla violenza nel luogo più sacro dell'ebraismo, ed è il motivo per cui c'è una perdita di deterrenza in altre aree”, ha scritto Smotrich su twitter. Poco dopo il ministro del governo Netanyahu ha usato nuovamente il social network per attaccare il suo Primo ministro: citando la  sentenza del tribunale distrettuale di Nazareth che ha vietato la segregazione di genere per un concerto ultraortodosso ad Afula, Smotrich ha parlato di “un sistema giudiziario idiota. Mi dispiace che nonostante il mio status [come ministro] non sia riuscito a trovare una parola più delicata”. Ha poi aggiunto che la decisione è nata dalla debolezza di Netanyahu, che dimostra “zero leadership” e “zero governance”. Per questi commenti, il Likud e lo stesso Premier stanno decidendo se licenziare Smotrich o tenerlo all'interno dell'esecutivo: il tentativo del ministro dei Trasporti di far sentire la propria voce è chiaramente legato alla campagna elettorale in corso.
PAGINE EBRAICHE DI AGOSTO 

La fede, Israele e la Diaspora a confronto

All’ultimo congresso internazionale di filosofia del diritto, tenutosi all’università di Lucerna lo scorso luglio, Lucia Corso – docente di filosofia del diritto e già in passato intervistata per Pagine Ebraiche – ha tenuto un intervento dedicato al concetto di generalità della legge attraverso un confronto tra Aristotele e Maimonide. Tra i diversi aspetti emersi dalle analisi di Corso un ruolo a sé – poiché correlato al concetto di generalità, ma anche pregnante al di là di questo – rivestiva quello del legame tra prescrizioni (nello specifico quelle della Torah) e limite. Concetto di limite che – ricordava Corso – si palesa in particolare rispetto a quelle prescrizioni non riconducibili, dall’intelletto, a spiegazione razionale. Prescrizioni da rispettare – cui adempiere – in quanto tali. Il tema del limite sembrerebbe così coessenziale alla centralità dell’aspetto prescrittivo, del valore della norma in quanto risultato del Matan Torah – in quanto rivelazione, secondo una concezione che non sembrerebbe lontana da quella cui faceva riferimento Leibowitz, nella sua polemica contro le letture giusnaturalistiche, o eticizzanti, della Tradizione.
In uno dei passaggi del suo dat: mehok le’emunà Abraham Melamed, già docente all’università di Haifa, dedica diversi paragrafi al particolare significato che la parola “dat” riceve negli scritti di Maimonide. Questi, scrive Melamed, le avrebbe attribuito un significato “nuovo e rivoluzionario”, transitando da quello di “legge” – secondo la ricorrenza originaria della parola dat nella Meghillat Ester – a quello di “fede”. Dove la ricostruzione di Melamed, ancorché passi dalla filologia, si vuole genealogica.
 
Cosimo Nicolini Coen, Pagine Ebraiche Agosto 2019
PAGINE EBRAICHE DI AGOSTO - MILIM MILIM, PAROLE PAROLE

Cosa c’è dietro la “Dat”

Nel primo capitolo del Rotolo di Ester, versetto 8, troviamo la frase: “Si poteva bere senza limiti, così infatti aveva voluto il re”. Ma dal testo ebraico si evince che il vino fluiva come raccomanda la norma dell’ospitalità oppure l’usanza di chi decreta la legge, cioè con grande abbondanza e generosità regale. Vehashetiya Kadat, dice il testo in ebraico e Dat in lingua farsi significa norma e legge. Dat appare più volte nella narrazione rocambolesca della salita al potere di Ester e Mardocheo. Nell’Ottavo sec. a.e.v, spiega la prof. Tamar Eilam Gindin, il persiano iniziò a penetrare nell’idioma ebraico e alcune parole come Pur (sorte), Limon (Limone) e Balagan (Disordine) si fecero strada con l’esilio di Senncherib. Altre invece si insediarono tranquille e beate nel vocabolario biblico attraverso l’uso dell’aramaico. Vocaboli persiani più moderne come Bazar e Bakshish, sono arrivati per vie ancor più elaborate, attraverso l’arabo, turco, ladino e inglese. Dal Quindecimo secolo la parola Dat ha tralasciato il significato tecnico della connotazione giuridica e normativa del termine. Con le discussioni spirituali e filosofiche di grandi studiosi personaggi come Yehuda Halevi e dopo di lui, il rav Yosef Albo, presentarono meditazioni e conclusioni sull’esistenza della Dat come esistenza naturale, normativa e divina. Oggi quando nominiamo il concetto di dat Yehudit, apriamo un sipario in cui serbiamo tesori millenari, giuridici ed etici.
Sarah Kaminski, Università di Torino, Pagine Ebraiche Agosto 2019



Rassegna stampa

Al Senato per discutere
la crisi di governo

Oggi pomeriggio i capigruppo al Senato si riuniranno per decidere la data della discussione in aula della mozione di sfiducia presentata dalla Lega nei confronti del premier Giuseppe Conte. “La Lega – scrive il Corriere – fortissimamente vuole che i senatori si esprimano il 13 agosto e non dopo Ferragosto, come sperano Cinque Stelle, renziani del Pd e tutti coloro che lavorano per un governo di transizione, o comunque per allungare i tempi”. E aggiunge: “in fondo al tunnel c’è la data delle urne, con Salvini e Meloni che vogliono votare entro ottobre e tutti gli altri il più tardi possibile. Nel mezzo ci sono i vorticosi tentativi di creare, con intrecci e contatti impensabili fino a tre giorni fa, una nuova maggioranza che sostenga un governo istituzionale odi scopo”. 
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IL RICORDO DEL SINDACO DARIO NARDELLA

Firenze e la sua liberazione
nel segno di Daniela

Firenze è stata e continuerà ad essere una città per la libertà, per i diritti umani, qui è stata cancellata per la prima volta nella storia dell'umanità la pena di morte, è una città che si è liberata dai nazifascisti”, ha ricordato il sindaco di Firenze Dario Nardella in occasione della cerimonia per il 75esimo anniversario della Liberazione della città toscana (11 agosto 1944). Nel suo discorso, il primo cittadino ha parlato del valore della libertà e dell'impegno a difenderla ma ha anche scelto di mandare un messaggio di affetto alla Comunità ebraica fiorentina, presente alla manifestazione con il suo gonfalone. “Queste ricorrenze sono anche l’occasione per ricordare le persone perché sono loro che ci consentono oggi di ritrovarci qui. - ha detto il sindaco - Tra queste persone lasciatemi ricordare anche Daniela Misul presidente della comunità ebraica di Firenze, una donna straordinaria, una cara amica venuta a mancare pochi giorni fa. Da questa piazza vorrei salutarla e ringraziarla per il suo impegno costante a favore della città. A lei, alla sua famiglia e alla comunità ebraica vanno il nostro abbraccio e la nostra gratitudine. È anche grazie a lei se molti progetti legati alla memoria hanno preso vita a Firenze: dalle pietre d’inciampo per ricordare le vittime delle persecuzioni, che saranno posizionate a partire dal 27 gennaio 2020, fino al suo contributo per l’iniziativa rivolta ai più giovani ‘Le chiavi della città’. Firenze perde una figura cara e importante. Ci stringiamo al dolore dei familiari e della comunità e porteremo il ricordo di Daniela sempre con noi”.
Razzismo, ogni giorno di più
Se nel 1938 ci fossero stati in Italia abbastanza neri, i cartelli davanti ai negozi avrebbero detto: "Vietato l'ingresso ai cani, ai negri e agli ebrei". Non illudetevi che non possa ancora succedere. Se si lascia aperto uno spiraglio al razzismo, non ci sono limiti. E lo vediamo ogni giorno di più. E mai avrei pensato che le madri dei ragazzi africani adottati potessero arrivare al punto di dover esprimere pubblicamente preoccupazione per quello che può succedere nel nostro Paese ai loro figli dalla pelle nera. Vergogna!
Anna Foa
 
Oltremare - Salvataggio lunare
Noi stiamo qui a lamentarci del caldo che fa e dei governi malnati o in caduta libera in diversi punti del globo, mentre sulla luna vagano confusi e probabilmente infreddoliti dei poveri animaletti indifesi che non hanno nessuna colpa salvo l'essere quasi indistruttibili. Li abbiamo spediti noi lassù con SpaceIL, la famosa navicella che avrebbe dovuto riempire di orgoglio generazioni e generazioni di israeliani e di ebrei in tutto il mondo, e invece si è smaciullata causa errore nella fase atterraggio. Va bene, abbiamo un paio di scatti meravigliosi, e perfino un selfie con tanto di bandiera, ma insomma, resta il fatto che Beresheet si è polverizzata e tante grazie ai filantropi e agli ingegneri. Ma è tutto perduto? Pare di no.
Daniela Fubini
Un'oasi ecologica alle porte di Roma
L’articolo della settimana scorsa sulla necessità di cominciare da noi stessi per salvare la Terra ha prodotto una serie di risposte interessanti e di suggerimenti utili. Ritorno quindi sul tema per proporre la testimonianza di Silvia Pallottino e di Daniele Fano, una coppia “normale”, non di integralisti ambientali, che alle porte di Roma hanno creato un’oasi ecologica, rendendo la loro proprietà autosufficiente a livello energetico, riciclando tutto, dai rifiuti all’acqua, e addirittura rivendendo energia. Hanno realizzato tutto questo da soli, senza grandi mezzi e senza rinunciare al comfort.
Un esempio che meriterebbe di essere conosciuto da tutti e che dimostra come ciascuno di noi potrebbe fare qualcosa, basta volerlo.
Viviana Kasam
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