11 Marzo 2020 - 15 Adar 5780 |
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Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter
quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri del rav Giuseppe Momigliano, Davide Assael, Alberto
Cavaglion, Francesco Lucrezi e Francesco Lotoro.
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Covid-19, Italia chiusa in casa
Città
svuotate, in tutta Italia, per affrontare l’emergenza Coronavirus.
Controlli serrati per le strade, per contrastare chi aggira le regole e
mette in pericolo la collettività. Ma anche (forse) un maggior senso di
responsabilità collettivo dopo le tante sbandate iniziali. Il Corriere
fotografa tra le altre la situazione a Roma: “L’assalto sotto le stelle
al banconi degli alimentari, col passare delle ore, si è trasformato in
un approccio più rilassato, con i servizi d’ordine delle guardie
private assoldate dalle marche della grande distribuzione. Tutti in
fila, ad almeno un metro di distanza come da regole, ingressi a
scaglioni ordinati, precedenza a persone anziane o a donne in attesa.
Stessa procedura davanti alle farmacie. La folla che di solito si trova
all’interno dei locali, si fraziona sui marciapiedi”.
Bernard-Henri Levy, su La Stampa, guarda al contesto europeo nel suo
insieme e attacca: “Lunga vita a razzisti, xenofobi e sovrani, troppo
felici che il coronavirus legittimi il loro sospetto per tutto ciò che
transita, espatria, si muove e circola. Lunga vita a Matteo Salvini che
non ha nemmeno bisogno di una campagna per vedere l’Italia
settentrionale barricata come Forte Alamo. Avanti i neofascisti greci
per mobilitare la guardia costiera e alzare, a forza di sprangate, i
ponti levatoi del continente. E dopo tutto, che cos’era la Brexit, se
non una gigantesca quarantena politica e commerciale di un Paese?”.
Sergio Harari, sul Corriere, racconta come è cambiata la vita dei
medici italiani. “Molti di noi, sentendosi a maggior rischio, si sono
separati dalle loro famiglie, figli, mogli e mariti, genitori, e si
sono autoisolati anche dagli amici, per evitare di poter eventualmente
mettere a rischio la salute altrui, mentre i carichi massacranti di
lavoro non lasciano il tempo neanche per fare una telefonata ai proprio
cari. Viviamo – scrive – in un mondo a parte”.
In evidenza, sui giornali, le istanze delle opposizioni (che ieri hanno
incontrato il premier Conte). “Se l’Europa esistesse, lunedì si
costituirebbe una zona rossa europea. E guardi che non lo dico io, ma
imprenditori con aziende dal fatturati miliardari” dice il leader
leghista Matteo Salvini al Corriere. Giorgia Meloni, leader di Fratelli
d’Italia, vorrebbe un uomo forte a gestire l’emergenza. Intervistata da
La Stampa, afferma: “Deve essere una personalità forte, con poteri
ordinamentali. Serve una persona abituata ad affrontare scenari
complessi e soprattutto avulsa dalle dinamiche del consenso e
dell’esposizione mediatica”.
Sul Foglio si parla di laboratorio Israele (con la speranza che proprio
da qui arrivi il primo vaccino). “Quarantena e innovazione. Lo Stato
ebraico – si legge – è all’avanguardia”.
I silenzio di Pio XII. “La
prima deportazione degli ebrei italiani avvenne nel ghetto di Roma,
sotto le finestre del Vaticano. Papa Pacelli avrebbe potuto fare molto,
minacciare Hitler di denunciare il nazismo, oppure fare un gesto come
fece il 19 luglio del ’43, quando Roma fu bombardata. Pero lui non era
quel tipo di leader, non era certo contento dell’omicidio di più di
1000 ebrei di Roma, ma non voleva rischiare di compromettersi”. Così
David Kertzer, in una intervista con La Stampa relativa all’apertura
degli archivi vaticani sul pontificato di Pio XII.
Il libro su Mengele in lizza per lo Strega. Sono 54 i libri in corsa per il Premio Strega. Domani l’annuncio dei 12 finalisti. Tra i titoli in lizza L’ospite. Le anatomie di Josef Mengele,
scritto a 16 anni da Margherita Nani. “L’idea – racconta l’autrice al
Corriere – è nata quando frequentavo il liceo Socrate a Roma. Nel
Giorno della Memoria ci parlarono di lui e dei suoi esperimenti su
cavie umane. Mi colpì la sua malvagità, un medico che, invece di curare
le persone, diventa un aguzzino”.
Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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