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16 Marzo 2020 - 20 Adar 5780

alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di Anna Foa, Daniela Fubini e Viviana Kasam.
 
 
"È il momento dei sacrifici"
“Bisogna evitare in tutti i modi gli spostamenti non assolutamente necessari. È il momento dei sacrifici, delle scelte responsabili”. Torna a rivolgersi al Paese il premier Giuseppe Conte. Lo fa anche dalle pagine del Corriere della sera, in una intervista in cui si ricorda che queste sono le settimane decisive nella lotta al Coronavirus. Lo dirà anche agli altri leader del G7, con cui oggi si confronterà in videconferenza. “È necessario – afferma Conte – un coordinamento europeo delle misure di ordine sanitario ed economico. È il momento delle scelte coraggiose e l’Italia può offrire un contributo significativo, come Paese che per primo in Europa ha conosciuto una così ampia diffusione del virus”. Il premier smorza anche le tensioni con la Regione Lombardia. “Alimentare polemiche – sottolinea – non è sterile, è folle”.
“Nessuna polemica, anzi, rispetto e collaborazione tra le istituzioni, però io ho il dovere di tutelare le persone che lavorano in prima linea”. Così, sempre sul Corriere, l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera. La contabilità delle vittime del Coronavirus è in costante ascesa. Soltanto ieri 368 i morti comunicati dalla Protezione Civile.
La Stampa ci porta sul fronte più delicato, Bergamo, dove c’è il più alto tasso di contagi e mortalità. “A Bergamo – si legge – siamo a oltre tremila contagiati, due terzi dell’intera Francia. Cinquanta, sessanta morti al giorno. Al cimitero c’è una sepoltura ogni mezz’ora, anche di notte e non basta. Alcuni vengono cremati a Varese”. Il quadro è angosciante. Ma la città, viene spiegato, non si arrende.
Per molti quotidiani il fatto del giorno è la passeggiata del papa nella Roma deserta, seguita da un momento di raccoglimento e preghiera. Scarsa visibilità ha invece un’altra immagine piuttosto significativa: le mura della Città Vecchia di Gerusalemme illuminate in solidarietà con il tricolore. Su Repubblica, tra i pochi a scriverne, appena un trafiletto.
Da leggere l’intervista a Romano Prodi su La Stampa. “È arrivato il momento – dice l’ex Presidente del Consiglio – di mettere in atto un salto di solidarietà, di lanciare una strategia europea per impedire una crisi irreversibile che toccherà anche gli altri Paesi”. L’Europa politica, aggiunge Prodi, “non potrà mai decollare da una teoria, ma dai fatti”.

Sui giornali si parla di Israele principalmente per due motivi: la gestione dell’emergenza sanitaria, con le nuove misure straordinarie adottate per la tutela dei cittadini, ma anche l’assegnazione dell’incarico di formare un governo a Benny Gantz.
Il Corriere, tra gli altri, segnala il nuovo provvedimento varato dal Consiglio dei ministri: la geolocalizzazione dei positivi. Non sono mancate le polemiche. “Non ci sarà alcun Grande Fratello nello Stato di Israele”, la posizione dell’esecutivo. Del tema si parla anche su Repubblica. Dice Ya’akov Peri, ex capo dello Shin Bet: “Sono misure eccezionali per una sfida eccezionale, la democrazia israeliana non è in pericolo”.
Oggi a mezzogiorno Gantz, che ha incassato il sostegno del partito arabo unitario e di Lieberman, avrà l’incarico da Rivlin. L’obiettivo del leader di Israel Beitenu è di estromettere Netanyahu, alle prese prossimamente con il processo per corruzione, dalla scena politica. Una strada che, scrive La Stampa, appare però accidentata: “Il capo dello Stato è da sempre sponsor di una grande coalizione che veda Gantz e Netanyahu governare assieme, magari con una staffetta alla carica di premier due anni ciascuno”. Il Corriere enfatizza anche un altro aspetto: “È la prima volta dai tempi di Yitzhak Rabin che i partiti arabi appoggiano un governo, anche solo dall’esterno”.

La Siria entra nel decimo anno di guerra civile. Drammatici i numeri dell’Unicef, riportati da La Stampa. Quasi cinque milioni i bambini nati durante il conflitto, un milione di loro come rifugiati nei Paesi vicini. Novemila, riferisce l’Unicef, sono stati uccisi o feriti. Il Paese continua intanto a svuotarsi, anche di speranza nel futuro: “In Siria, che contava 22 milioni di abitanti nel 2011, sono rimaste circa 18 milioni di persone, 14 nelle zone governative, l’80% del Paese”.


Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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