Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui       31 Marzo 2020 - 6 Nissan 5780
ISRAELE - L'APPELLO DEL MINISTERO DELLA SANITÀ AI CITTADINI

"Indossate le mascherine quando uscite di casa"

Quando uscite di casa indossate le mascherine. È l'invito agli israeliani del direttore generale del ministero della Salute, Moshe Bar-Siman-Tov (nell'immagine). Un appello lanciato nelle scorse ore ai suoi concittadini per contenere il più possibile la diffusione del coronavirus, che in Israele è arrivato a quota 4831 con 18 vittime. Vittime a cui i media israeliani cercano di dare un volto e una storia, come Tamar Peretz-Levi, scomparsa nella notte. Quarantanovenne di Lod, Peretz-Levi aveva due gemellini di quattro anni e aveva perso il marito poco dopo la nascita dei figli. “Eravamo sicuri che ce l'avrebbe fatta perché è sempre sopravvissuta a tutto. Siamo distrutti, stiamo cercando di esserci per i gemelli. Ci sentiamo come se fossimo costretti a tornare alla normalità”, ha raccontato la nipote Samdja ai giornali israeliani. “All'inizio le hanno detto che era solo uno streptococco alla gola, ma abbiamo preteso che facesse il test. Non pensavamo che sarebbe finita così”. Storie dolorose che, nella loro drammaticità, servono anche a ricordare alla cittadinanza quanto sia importante rispettare le stringenti misure contro il contagio, raccontate nel Pilpul andato in onda ieri sera sui canali Facebook UCEI e Pagine Ebraiche.

DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE / 3

“Lavoro molto sulle carte d’archivio,
per il futuro spero nei giovani”

“Cerco di rispettare le regole, innanzitutto. E poi cerco di usare bene il tempo a disposizione. Anche lavorando sulle carte d’archivio, come ho sempre fatto”. Lionella Viterbo, classe 1931, è una colonna e una delle memorie storiche della Comunità ebraica fiorentina. Ricercatrice e autrice prolifica, da anni si dedica alla ricostruzione delle vicende del passato più o meno recente di questa e altre Comunità. Anche in questo delicato frangente, un impegno che porta avanti con passione e meticolosità. “Sotto gli occhi in questi giorni – racconta – ho una mole di carte relative al ’38, con storie di famiglia in cui sto cercando di mettere ordine. Un servizio che spero possa rivelarsi utile quando, in un futuro che mi auguro non troppo lontano, l’archivio comunitario potrà essere riaperto”. Era una ragazzina quando dovette subire l’orrore della guerra e le persecuzioni. “Allora – ricorda – non avevamo telefono né tecnologia per comunicare. Oggi parlare con gli amici e parenti è pur sempre consolatorio. E io lo faccio molto spesso. Oggi stesso ero in collegamento con familiari in Israele e Nuova Zelanda”.

L'INIZIATIVA DEL KKL ITALIA RILANCIATA DALL'UCEI

Haggadah, il libro a disposizione di tutti

Pesach al tempo del Coronavirus. Una grande sfida di resilienza. E una grande sfida di continuità di riti, precetti e tradizioni. Per venire incontro alle esigenze di chi potrebbe avere delle difficoltà a celebrare il Seder autonomamente, mancando i tradizionali momenti aggregativi in famiglia e in Comunità, la sezione italiana del Keren Kayemeth LeIsrael ha reso disponibile la sua Haggadah in ebraico, tradotta, traslitterata, spiegata e illustrata. Un testo alla portata di tutti. L’iniziativa, che ha ricevuto il pieno appoggio dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, si rivolge all’insieme degli ebrei italiani con l’augurio, anche in queste giornate difficili, di uno “Hag Pesach Kasher Ve Sameach”.

Clicca qui per scaricare il pdf della Haggadah

IL MESSAGGIO DELL'ASSEMBLEA DEI RABBINI ITALIANI

“Pesach in videoconferenza,
non è una strada ammessa”

L'Assemblea dei Rabbini d'Italia considera una soluzione non ammissibile l'idea di autorizzare l'utilizzo di piattaforme tecnologiche durante il Seder di Pesach, così da riavvicinare virtualmente famiglie separate dall'emergenza sanitaria. Una comunicazione dell'Ari afferma "che non sia questa la strada da seguire". Sia per questioni strettamente halakhiche, viene precisato, ma anche per un metodo ritenuto di per sé non adeguato. 
L'invito è ad attingere intensamente ai valori della festa così da trovare "dei punti di riferimento che ci indichino il percorso di vita in questa difficile situazione". L'idea è che questo sia possibile, sottolineano i rabbini italiani, "anche sperimentando la condizione di separazione e di distanza fisica fra le persone più care". 

LA RIFLESSIONE DEL GIURISTA GIORGIO SACERDOTI 

La libertà religiosa di fronte all'emergenza

Era inevitabile che davanti ad una pandemia mondiale come quella del coronavirus, che ha investito l’Italia con particolare virulenza, le misure straordinarie di contrasto andassero a limitare vari diritti fondamentali dei cittadini, primo di tutto quello di movimento e di libera circolazione.
I divieti di assembramento, cioè di riunioni pubbliche e private anche in pochissime persone, di libera circolazione nel territorio nazionale, addirittura al di là dei confini del proprio comune, se non per ragioni particolari (lavoro, acquisti essenziali, sanitarie, necessità) severamente verificate, in deroga agli art.16 e 17 della Costituzione, non potevano non toccare anche i diritti di libertà religiosa.
Non quello essenziale di professare (o non professare) la propria fede religiosa – che è un aspetto del più ampio diritto alla libertà di opinione ed espressione - ma per il fondamentale aspetto che questa libertà implica anche la professione della religione “in forma associata” e quella  di esercitarne “in privato e in pubblico il culto”. 
Nell’ebraismo la dimensione collettiva della fede, del culto e dei riti è essenziale, a partire dal minian per cui le funzioni religiose, ma anche un funerale in cui si possa doverosamente recitare il kaddish, non possono svolgersi se non vi partecipino almeno dieci uomini. La dimensione collettiva dell’ebraismo va ben più lontano: essendo l’ebraismo l’espressione di un gruppo sociale, la religione di un popolo, soprattutto nella diaspora dove gli ebrei sono una piccola minoranza non potersi riunire per svolgere qualsiasi attività collettiva ha un impatto dirompente.

Giorgio Sacerdoti 

L'APPROFONDIMENTO CON LO PSICANALISTA DAVID MEGHNAGI 

“Libertà, una conquista che si rinnova”

Nuovo appuntamento con la serie “Diciotto minuti verso la libertà” ideata dall’area Educazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in collaborazione con la redazione giornalistica UCEI. Ospite dell’appuntamento odierno, sui canali Facebook UCEI e Pagine Ebraiche, lo psicanalista David Meghnagi.
Docente all’Università Roma Tre, dove è direttore del Master internazionale di II livello in didattica della Shoah, Meghnagi è anche assessore alla Cultura dell’Unione. Il suo ragionamento è partito da Pesach, da quello che la festa ormai imminente ci ricorda. “La libertà – ha sottolineato – non è una conquista data una volta per sempre. Si rinnova di generazione in generazione, di giorno in giorno, attraverso una attenzione consapevole anche alla responsabilità”. 

IL CORDOGLIO PER LA SCOMPARSA DEL TESTIMONE DELLA SHOAH 

David Dario Gabbai (1922-2020)

“Un’anima gentile e un resiliente”. Così la Shoah Foundation ricorda David Dario Gabbai, scomparso negli scorsi giorni all’età di 97 anni. Ne aveva ventidue quando, deportato da Salonicco ad Auschwitz, fu costretto a svolgere l’incarico di Sonderkommando assieme al fratello e ai cugini Maurice e Shlomo Venezia. Un’esperienza drammatica che Gabbai ha costantemente richiamato nell’incessante attività di testimonianza svolta negli Stati Uniti, dove aveva poi scelto di vivere una volta messo alle spalle l’orrore del lager. Il racconto di quei giorni appare in “Gli ultimi giorni”, il film documentario sulla Shoah prodotto da Steven Spielberg e premiato nel 1999 con l’Oscar, ma anche in numerosi altri documentari. 

L'ACCESSO ALLA MOSTRA DEL MEIS 

Ferrara Ebraica, la visita si fa virtuale

Un salto virtuale nel tempo per visitare, conoscere, incontrare, approfondire alcune storie ebraiche ferraresi. In tempo di Coronavirus, con gli spazi espositivi chiusi, il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah potenzia la propria offerta a distanza con la possibilità di una visita in rete alla mostra Ferrara Ebraica. “In un momento di incertezza come quello che stiamo vivendo – si annuncia – il Meis vuole condividere almeno in via digitale alcuni dei valori che hanno permesso agli ebrei di continuare a costruire la loro vita anche in momenti difficili”. Perché la cultura non si ferma e il Meis, anche in questo delicato frangente, vuol continuare ad essere “un luogo di libertà, scambio di opinioni e condivisione di idee”. 

LA PROPOSTA DI FORMAZIONE MUSICALE RIVOLTA AI RAGAZZI

Musica in rete, nel nome di Alisa

Tre corsi interattivi di formazione musicale per grandi e piccini. È la nuova proposta dell’associazione Suoniamo Insieme per Alisa, in collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, grazie al supporto tecnico didattico di Arte2O.
“Impariamo a leggere la musica”, con Michele Bellanova, rivolto alla fascia d’età 10-13 anni. “Un po(p) di Storia”, con Susanna Sallemi, per giovani tra i 14 e i 19 anni. “Ci vuole orecchio!”, con Marco Silvi, dai 14 anni in su. Questi i tre corsi cui è possibile accedere col proprio computer attraverso una piattaforma virtuale.
Per maggiori informazioni e per iscriversi è possibile scrivere a segreteria@ucei.it


Rassegna stampa

La luce in fondo al tunnel
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Padroni del nostro tempo
Avevo sempre pensato di star impiegando il mio tempo a mio piacimento, di poterne fare ciò che volevo. Potevo lavorare, divertirmi, oziare, secondo l’ispirazione dell’attimo. E potevo scegliere che cosa e come. Credevo di essere io il padrone del mio tempo, almeno fino a che mi sarebbe stato dato tempo. Questo mi dava la sensazione che potevo anche, se volevo, rallentare i miei ritmi, che tanto avrei avuto tempo.
Mi sono accorto ora (e non mi sento affatto solo) che il tempo fa di noi quello che vuole. Se lo desidera, si nasconde, sparisce, si assenta, o rallenta a dismisura, fino quasi a fermarsi. Ti rendi così conto che la parola fretta non ha più senso. Nessuno più ha fretta, nessuno ha più dove correre, che cosa irrinunciabilmente fare, chi cogentemente vedere.
Dario Calimani
Un interrogativo Unorthodox
Deborah Feldman (n. 1986) pubblica, nel 2012, il romanzo autobiografico Unorthodox, The Scandalous Rejection of my Hasidic Roots (Simon & Schuster, in italiano da Abendstern); nel 2020 Netflix manda in onda un suo adattamento, scandito in quattro episodi, ad opera di una squadra guidata da Maria Schrader.
Nella serie televisiva, la protagonista Esther “Esty” Shapiro è rappresentata da Shira Haas, un’attrice israeliana già nota per la serie Shtisel. La serie è scorrevole, gli attori sono bravi ed il tutto sembra ai migliori livelli di Netflix.
Emanuele Calò
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Vite sospese
“Alla fine del secolo è stato possibile per la prima volta capire come sarà un mondo nel quale il passato, incluso il passato nel presente, ha perso il suo ruolo, in cui le vecchie mappe e carte che hanno guidato gli esseri umani, singolarmente o collettivamente, nel loro viaggio attraverso la vita non raffigurano più il paesaggio nel quale ci muoviamo, né il mare sul quale stiamo navigando. Un mondo in cui non sappiamo dove il nostro viaggio ci condurrà e neppure dove dovrebbe condurci”. Così Eric John Hobsbawm nel capitolo introduttivo del suo celebre Il secolo breve. 1914-1991 (“Il secolo: uno sguardo a volo d’uccello”).
David Sorani
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