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 6 Aprile 2020 - 12 Nissan 5780

alef/tav
Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di Anna Foa, Daniela Fubini e Viviana Kasam.
 
 
I primi segnali positivi
Primi segnali positivi nel disastro dell’emergenza sanitaria con il calo dei ricoverati e con il numero dei decessi che, pur restando drammatico, non era mai stato così basso dal 19 marzo. “La prima cosa bella”, titola Repubblica.
Si inizia così a guardare anche al dopo e alla possibilità, in una prospettiva temporale non troppo lontana, di un allentamento di alcune misure (anche se allarmano i numeri riscontrati a Milano). Così Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, in conferenza stampa: “La curva ha iniziato la discesa. Tutto il sistema sta portando a un rallentamento significativo della diffusione, l’unica cosa che ci permette di prendere in considerazione misure alternative. Dovremmo cominciare a pensare a una fase due, se questi dati si confermano”.
Caldo, tra i tanti, anche il fronte scuola. Come spiega La Stampa, “si fa strada l’idea di un atto formale per dare un sostegno giuridico a tutte le decisioni che verranno prese d’ora in poi”. Come la didattica a distanza, che non sarà più volontaria ma obbligatoria.
In gioco, come è a tutti ormai chiaro, non c’è solo il futuro dell’Italia ma anche dell’Unione Europea. Il Commissario Ue per l’Economia Paolo Gentiloni e Thierry Breton, Commissario per il mercato interno e i servizi, firmano un intervento congiunto pubblicato dal Corriere della sera. L’idea verso la quale auspicano la massima convergenza è quella di un fondo comune. “A fronte di una delle più grandi tragedie da molti decenni – scrivono Gentiloni e Breton – non c’è altra via per l’Europa che di mostrarsi unita e solidale”.
Gli italiani e l’Unione Europea: un rapporto complesso, messo a dura prova da questa crisi. “L’unità. Il futuro. La questione è divenuta chiara in Italia. Dove la domanda di Unione – spiega Ilvo Diamanti su Repubblica, analizzando alcuni dati – si è progressivamente raffreddata dopo l’introduzione dell’Euro”.

L'uso improprio del termine "fariseo". Uno dei temi su cui si concentrano le analisi dei quotidiani è l’irresponsabile campagna del leader leghista Matteo Salvini, che auspica le aperture delle chiese per la Pasqua. Un’istanza rigettata da buona parte del mondo cattolico. Sgradevole in ogni caso il Fatto Quotidiano, che in un articolo accosta i sostenitori di Salvini ai “farisei”. Un termine spesso usato ancora oggi in chiave antiebraica e sul quale la Chiesa (Bergoglio compreso) ha avviato solo di recente una riflessione.
In una riflessione su “La potenza e il valore dei simboli” Antonio Polito (Corriere) parla, sempre nell’ambito delle celebrazioni pasquali, del significato di Pesach: “Una liberazione: quella del popolo di Dio dalla prigionia in Egitto”.

Pesach (e Pasqua) a Gerusalemme. L’attenzione di vari giornali è dedicata anche a quel che succede in Israele. Per la prima volta da 700 anni a questa parte il Santo Sepolcro sarà chiuso ai fedeli. “Il governo israeliano ha autorizzato le celebrazioni – riporta La Stampa – ma con una presenza minima di sacerdoti e religiosi, per evitare un’esplosione di contagi”. Fiamma Nirenstein, sul Giornale, porta una sua testimonianza da Gerusalemme le cui strade “prima piene di gente sentono ora il gelo dell’assenza di cristiani e ebrei”.

Adam Smulevich
twitter @asmulevichmoked
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