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 22 maggio 2020 - 28 Iyar 5780


Su Pagine Ebraiche 24, la Newsletter quotidiana di metà giornata, oggi i pensieri di rav Alberto Sermoneta, Gadi Luzzatto Voghera, Anna Segre, Francesco Moises Bassano.
 

 
La Soprintendenza di Mantova: “Fossa comune, non cimitero” 
Ha fatto notizia, a Mantova, il ritrovamento di alcuni scheletri nell’area adiacente a quella dove un tempo sorgeva il cimitero ebraico cittadino e dove l’amministrazione comunale sta implementando un progetto di rigenerazione urbana. Un progetto sul quale costante è il confronto con le istituzioni dell’ebraismo italiano affinché i lavori valorizzino quell’antica presenza e si svolgano nel rispetto della Halakhah, la Legge ebraica. 
Per la Soprintendenza, che ieri ha emesso una nota, riportata dalla Gazzetta di Mantova, “siamo davanti a scheletri di individui che morirono probabilmente a seguito di un singolo evento, come un’epidemia di peste, e che furono sepolti insieme in una fossa scavata appositamente”. Nulla a che vedere, si sostiene, “con il rituale funerario caratteristico della religione ebraica”.
Il quotidiano locale riporta anche le parole dell’assessore all’Urbanistica Andrea Murari, che dichiara: “Ho informato l’UCEI dei ritrovamenti e delle indicazioni della Soprintendenza e ho proposto di organizzare appena possibile un confronto congiunto”. Per l’assessore la collaborazione con l’Unione “è stata massima, nell’intenzione di preservare al meglio l’antico cimitero ed arricchire insieme tutto il progetto di Mantova Hub”.

La data per le amministrative. Parte in salita, per La Stampa, il tentativo del governo di accorpare in un solo giorno le elezioni amministrative fin qui saltate per l’emergenza sanitaria. La prima ipotesi messa in campo, il 13 settembre, ha suscitato dubbi trasversali. Sarebbero così emerse come ipotesi il 20 o 27 settembre. Due date che però, sottolinea La Stampa, “cadrebbero in corrispondenza con festività ebraiche”. E cioè Rosh Hashanah e Kippur.

Il processo a Netanyahu. Si aprirà questa domenica il processo contro il Premier israeliano Benjamin Netanyahu, che in aula dovrà rispondere delle accuse di corruzione, frode e abuso di potere. Accuse che, scrive Il Messaggero, “ha sempre respinto con fermezza rispondendo agli inquirenti e definendo l’incriminazione un tentativo di ribaltamento di potere da parte di una magistratura politicizzata”.

“Non lasciamo solo Israele”. Di Israele si parla anche in relazione alle nuove minacce di distruzione arrivate da Teheran. “L’Iran ha la chiara volontà di distruggere lo Stato ebraico, lo proclama apertamente dal 1979. Quello che gli manca sono i mezzi per poterlo fare. Una testata atomica. È qui – si legge sul Foglio – che Israele non può essere lasciato solo”. Altro tema caldo quello della possibile annessione di parti della Cisgiordania, su cui la Knesset si esprimerà prossimamente. Per il Foglio il piano, se attuato, “potrebbe mettere a rischio alcuni dei più recenti progressi diplomatici con il mondo arabo nati in funzione anti iraniana”.
Su Avvenire, in un editoriale che parte dalla prima pagina, si definisce la politica di Netanyahu sugli insediamenti “aggressiva e noncurante”.

L’impegno delle religioni. La ricostruzione post-pandemia e l’impegno comune delle religioni. È il tema di una tavola rotonda online, promossa dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, che si è svolta ieri con la partecipazione del presidente dell’Ari rav Alfonso Arbib. Ne scrive Avvenire.
Sul quotidiano della Cei si parla anche di “Processo a Gesù”, testo teatrale che il regista Geppy Gleijeses vorrebbe portare in Vaticano a 40 anni dalla scomparsa del suo autore, Diego Fabbri. Un testo a dir poco problematico, caratterizzato da una visione dell’ebraismo distorta e stereotipata. Sorprende che se ne parli come di un “capolavoro da troppo tempo lontano dalle scene italiane”.
 
Un paragone grave. “Un olocausto sociale e morale a cielo aperto di cui un giorno la storia potrebbe chiedere conto come ai tedeschi ‘ignari’ dell’eccidio degli ebrei”. Così si parla sul Riformista dello sfruttamento della forza lavoro nelle campagne e in particolare al Sud. Un tema reale, banalizzato da un paragone grave e fuorviante.

Roth e la religione. Due anni senza Philip Roth. Su Repubblica ne scrive Andrea Monda, che tra i vari temi parla dell’interesse che lo scrittore gli avrebbe manifestato, nei suoi colloqui, verso il cattolicesimo. Sostiene Monda: “Non voglio suggerire che fosse alla ricerca di una fede, né che volesse convertirsi, ma sentiva la necessità di affrontare, almeno culturalmente, una dimensione che aveva rigettato sin da giovane, e forse non approfondita a sufficienza”.

Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked
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