Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui    16 Settembre 2022 - 20 Elul 5782
FERRARA, L'INAUGURAZIONE DELLA FESTA DEL LIBRO EBRAICO DEL MEIS 

"Dai libri agli incontri, un'occasione per conoscersi"

L'importante è suscitare l'interesse del pubblico. Fare in modo che si diverta, che provi delle emozioni. Questa, spiega l'illustratrice Rutu Modan dal palco della Festa del Libro ebraico di Ferrara, è “la mia principale missione come artista”. Non lasciare indifferenti, ma costruire un dialogo con il proprio pubblico. Un impegno condiviso dal Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah - Meis che ha scelto proprio la fumettista israeliana per inaugurare la sua Festa, giunta alla tredicesima edizione. “Uno degli eventi culturali più importanti per noi, ma possiamo dire anche per il paese. - le parole del presidente del Meis Dario Disegni, aprendo la rassegna (15-18 settembre) - Quest'anno affrontiamo due temi: ebraismo e immagine da una parte; rinnovamento dall'altra”. Tema quest'ultimo che è al centro della Giornata europea della cultura ebraica – promossa in Italia dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane - che si terrà domenica e che vede proprio Ferrara come città capofila. “Si è così creato un connubio tra la Festa e la Giornata che dà vita a un polo da cui promana, da Ferrara verso tutto il paese, la voglia di conoscersi, di abbattere gli steccati, di continuare a lavorare insieme per i valori che condividiamo”, sottolinea il direttore del Meis, rav Amedeo Spagnoletto. Ferrara è dunque l'epicentro quest'anno delle centinaia di iniziative che in tutta Italia - da Milano a Roma, da Torino a Trieste - apriranno le porte delle sinagoghe e delle comunità alla cittadinanza per parlare di ebraismo, di cultura, di tradizioni, di libri, di rinnovamento. Non a caso l'appuntamento che darà il via ufficiale alla Giornata, organizzato nelle sale della sinagoga ferrarese, si intitola: “Il rinnovamento nell’ebraismo: Ferrara, Italia, Europa”.
“Rinnovare significa cambiare - rileva il direttore del Meis - ma anche rendere diverso qualcosa che si aveva già, persino ritornare ad apprezzare idee e credenze che si erano messe da parte perché frettolosamente etichettate come superate. Significa darsi la possibilità di migliorare”. Di accrescere la propria conoscenza e, nel caso della Festa del Meis, di farlo attraverso le pagine dei libri, protagonisti assoluti, assieme ai loro autori, della rassegna. E così oltre Modan, tra gli ospiti internazionali a Ferrara ci sarà anche lo scrittore Joshua Cohen, che parlerà in anteprima in Italia del suo libro Premio Pulitzer I Netanyahu - Dove si narra un episodio minore e in fin dei conti trascurabile della storia di una famiglia illustre (Codice edizioni). E ancora un omaggio a Primo Levi attraverso opere che raccontano aspetti meno noti del celebre scrittore torinese.
In queste ore poi si è parlato di amicizia e razzismo con il dialogo organizzato al Meis tra Keren David, autrice di Le cose che ci fanno paura (Giuntina), e alcuni giovanissimi. Chi camminava per la centrale via Mazzini ha invece potuto ascoltare un approfondimento su cibo, religione e norme alimentari con la presentazione di libro Ricette e precetti (Giuntina) di Miriam Camerini, in dialogo con Shmuel Lampronti.
Iniziative dunque sparse per tutta la città che proseguiranno fino a domenica, quando sarà tutta l'Italia ebraica ad aprire le sue porte. A Roma, ad esempio, la mattina avrà come cuore il ciclo di incontri “Ebraismo e rinnovamento: spunti di riflessione”. A Milano si parlerà di Israele sotto diverse prospettive grazie anche alle analisi degli storici Georges Bensoussan e Benny Morris. A Torino la Giornata sarà occasione per soffermarsi sul grande progetto di traduzione del Talmud in italiano. E proprio al Talmud è dedicata la mostra che sarà inaugurata al Museo ebraico di Bologna. Si potrà invece scoprire il “giardino segreto” della “Scola Spagnola” a Venezia mentre uno spettacolo dedicato a Tullio Levi-Civita, in scena sabato sera, farà da anteprima al programma di Padova. Musica protagonista a Trieste con l'esibizione del New Original Klezmer Ensemble trio. E ancora appuntamenti, mostre, spettacoli dal Piemonte fino alla Sicilia per una Giornata dedicata a rinnovare la propria conoscenza dell'ebraismo e del mondo ebraico.

 

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VERSO LA GIORNATA DELLA CULTURA EBRAICA

Rinnovarsi nella continuità

Per una interessante coincidenza nella Parashà di Ki Tavò, che leggiamo questo Shabbat alla vigilia della Giornata della Cultura Ebraica dedicata al tema del rinnovamento, troviamo proprio questo tema richiamato due volte nei commenti di Rashì; al versetto 16 del capitolo 26 del Libro di Devarim (Deut.) il testo della Torà dice: ”Oggi il Signore tuo D.O ti comanda di eseguire questi statuti e queste leggi, e tu li osserverai attuandoli con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima”. Rashì si sofferma a commentare la parola “Oggi” – “Ogni giorno (questi comandamenti) siano ai tuoi occhi come nuovi – chadashim – come se tu avessi ricevuto l’ordine quello stesso giorno”. Un analogo commento di Rashì lo ritroviamo poco più avanti nel testo, al capitolo 27, versetto 9: “Poi Mosè e i sacerdoti della tribù di Levi parlarono a tutto Israele in questi termini: Fa silenzio e ascolta, o Israele, oggi tu sei diventato un popolo consacrato al Signore tuo D.O”; anche qui Rashì commenta la parola ‘Oggi’:“Ogni giorno sia per te come se in quello stesso giorno tu avessi stipulato il Patto (con il Signore)”. È chiaro il messaggio che ci trasmettono questi commenti di Rashì, che sottolineano l’importanza di dar vita giorno per giorno a nuovi sentimenti con i quali ci approcciamo ai Comandamenti, non come normative antiche nel tempo ma come leggi di vita, con cui quotidianamente possiamo rinnovare e ravvivare il nostro legame – personale e di appartenenza al popolo d’Israele – con l’Eterno. La necessità di impegnarci in questo quotidiano avvicendamento di sentimenti ed emozioni nell’adempimento delle Mizvot e nel legame con il Signore è apparsa tanto importante a Rashì che ritroviamo la stessa interpretazione in altri ben noti passi della Torà in cui compare la stessa definizione temporale – “Oggi” o “In questo giorno”; la leggiamo infatti nel brano che descrive l’arrivo del popolo al Monte Sinai dove riceverà la Torà: “Nel terzo mese dall’uscita dei figli d’Israele dalla terra d’Egitto, in questo giorno giunsero al deserto del Sinai”, la incontriamo nel primo brano dello Shemà: “Queste parole che Io ti comando oggi siano impresse sul tuo cuore” e ancora all’inizio del secondo brano “E avverrà, se voi ubbidirete ai comandamenti che Io vi ordino oggi…”. In tutti questi passaggi Rashì ribadisce: “Siano per te come se venissero dati oggi stesso”. La ripetizione quotidiana o comunque a scadenze invariate delle medesime azioni si accompagna con il rischio che esse vengano compiute in modo scontato, come gesti abitudinari, freddi, sostanzialmente privi o almeno poveri di sentimento. L’impegno a viverli come esperienze di vita, che si rinnovano giorno per giorno, non è solo legata ad emozioni ma anche alla possibilità di scoprire in essi nuovi contenuti e significati. Così si esprime al riguardo S.R. Hirsch: “La parola di D.O sia sempre nuova ai tuoi occhi, nuova come la luce del giorno che ti accoglie, nuova come il tuo respiro. Ogni giorno rifletti nuovamente su di essa, esaminala nuovamente e studia il suo contenuto in relazione agli obiettivi di ogni nuovo giorno della tua vita. Non c’è peggior nemico che possa ostacolare la piena realizzazione del significato della nostra vita quanto l’adempimento dei comandamenti come azione abituale e ripetitiva, che smarrisce la freschezza del pensiero e del sentimento”. Non si tratta ovviamente di ricominciare nel vero e proprio senso della parola ma di aggiungere ogni giorno una nuova esperienza a quella precedente, come un nuovo gradino su cui salire nella scala che è sempre tesa tra terra e cielo. La capacità di guardare alle parole della Torà e all’adempimento dei comandamenti sempre con “nuovi occhi”, come un’esperienza che acquista ogni giorno qualcosa di diverso, ci permette di comprendere il loro significato in relazione al mutare della nostra vita e ai cambiamenti che segnano il percorso della civiltà dell’uomo. Il sentimento di rinnovamento quotidiano ci viene sollecitato anche dalle prime parole di ringraziamento a D.O che pronunciamo al risveglio, il “Modè anì”, in cui l’inizio del nuovo giorno è sentito come una nuova espressione di vitalità della nostra anima che ci viene restituita dopo il sonno notturno, d’altra parte l’esistenza stessa dell’universo è percepita come un’opera del Signore che si rinnova quotidianamente, come infatti esprimiamo nella prima Berakhà che precede lo Shemà del mattino, a ringraziamento di D.O, che “Rinnova ogni giorno, incessantemente, nella Sua bontà l’opera della creazione”.

Rav Giuseppe Momigliano

 

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SEGNALIBRO

Il 9 ottobre e il silenzio che urla

“Mio fratello si chiamava Stefano. Stefano Gaj Taché. Il 9 ottobre del 1982 aveva appena due anni quando fu ammazzato da un commando di terroristi mentre usciva dalla Sinagoga Maggiore di Roma, al termine della festa di Sukkot, assieme alla sua famiglia. Mio fratello aveva due anni meno di me, che mi chiamo Gadiel. Oggi, a ventinove anni da quel massacro su cui l’Italia ha steso un velo di ambiguo e imbarazzato silenzio, ho deciso di impegnarmi perché sia conservato il ricordo di un bambino ucciso nel cuore di Roma”.
Era l’ottobre del 2011 quando Gadiel Gaj Taché, intervistato dal Corriere della sera, rilasciava questa dichiarazione. L’inizio, a livello personale e comunitario, di una nuova fase nell’elaborazione del 9 ottobre. Il giorno dell’attentato palestinese alla sinagoga. Il giorno in cui perse Stefano, l’amato fratellino. Il giorno in cui lui stesso, gravemente ferito, rischiò di non sopravvivere. Oggi, in prossimità del 40esimo anniversario, Gadiel torna a parlare. Lo fa in un libro importante, Il silenzio che urla, nelle librerie da quest’oggi con l’editore Giuntina. Una testimonianza sofferta ma necessaria. Pagine preziose consegnate alla collettività.

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SEGNALIBRO

Shabbat e rinnovamento

Ci sono diversi modi per onorare lo Shabbat. Differenti sono le tradizioni, ma il denominatore comune è unico. Un filo “che unisce idealmente un ebreo da Gerusalemme a Capo Nord” a prescindere dal fatto che la declinazione della sua identità sia “Israele o Diaspora, sefardita o ashkenazita”. Un patrimonio inestinguibile dell’ebraismo, che si rinnova di settimana in settimana nell’attesa della “regina” (uno dei nomi con cui è conosciuto il Sabato). Ma una possibile sorgente di valori anche per quella parte di società esterna attenta a un certo tipo di stimoli. Anche a questo pubblico si rivolge “Shabbat Shalom. Il rinnovamento dell’Umanità”, libro intervista al rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni e allo psicanalista David Meghnagi a cura di Dario Coen, già presidente di Beautiful Israel Italia. Pubblicato dall’editore Gangemi con un’introduzione di Stefano Folli e le illustrazioni di Micol Nacamulli, farà il suo esordio in occasione della Giornata della Cultura Ebraica romana. Il contesto ideale per presentarlo visto che questa edizione sarà dedicata, per l’appunto, al tema del “rinnovamento” in molte sue accezioni.

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LA MOSTRA INAUGURATA A MILANO 

Le luci di Horn, un’eredità preziosa

Mentre la NASA pubblicava le immagini stupefacenti catturate nello spazio dal James Webb’s Space Telescope (JWST), a Milano si preparava l’apertura di una nuova edizione della mostra ideata nel 2017 dal Museo Ebraico di Bologna su Guido Horn d’Arturo, l’inventore di quello “specchio a tasselli” che sta alla base di tutti gli attuali telescopi, compreso il JWST. Triestino ebreo austriaco per nascita, italiano per scelta, Guido Horn d’Arturo si dedicò per tutta la vita all’astronomia e, dopo aver lavorato presso gli Osservatori di Trieste, Torino e Catania, si stabilì definitivamente presso la Specola di Bologna, dove condusse gli studi che lo resero famoso nell’ambiente scientifico, fondò la rivista Coelum e diede nuovo impulso all’incrementazione della biblioteca e della strumentazione tecnica.
I suoi interessi lo portarono presto a concentrarsi su come migliorare la qualità dell’osservazione e della fotografia astronomica. Il problema principale era rappresentato dall’impossibilità di ampliare più di tanto la superficie riflettente dei telescopi – lo specchio -a causa della pesantezza dei materiali in uso a quei tempi.

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Rinnovamento, cambiamento, continuità
Il titolo che ho scelto è un po’ lo specchio di una visione che oggi si va chiamando con espressione inglese “politically correct”. Si tratta di un modo di guardare al mondo che non va molto di moda. Le forze politiche che si presentano come “nuove” in campagna elettorale attaccano a testa bassa, indicando nella “correttezza politica” (cioè nel valorizzare gli elementi di ragionevolezza a scapito di quelli di scontro e contrasto) una sostanziale rinuncia a una propria autonomia di azione. Io la penso in modo diverso.
Gadi Luzzatto Voghera
Il mondo ebraico e la società
La peculiarità della Parashat ki tavò consiste nelle berakhot e nelle kelalot che il Signore rivolge al popolo: le benedizioni e le maledizioni.
Moshè, che ama la terra di Israele, nonostante non possa entrarvi, mette in guardia il popolo, avvisandolo di fare in modo di non perderla mai.
Le kelalot hanno un contenuto a dir poco agghiacciante, soltanto per colui che le legge.
Rav Alberto Sermoneta
Capodanno ebraico, tutti in vacanza
Il 26 settembre, primo giorno di Rosh Hashanà, e forse anche martedì 27, secondo giorno, molte scuole pubbliche sede di seggio elettorale saranno chiuse. Centinaia, se non migliaia, di allievi e insegnanti ebrei avranno la possibilità di festeggiare adeguatamente il capodanno ebraico senza dover chiedere, giustificare o dichiarare nulla. Molti che avrebbero scelto di non saltare un giorno nelle prime settimane di scuola, quando si ha il timore di fare una brutta impressione su insegnanti, allievi o dirigenti, potranno celebrare la festa e andare a sentire il suono dello shofar senza dover spiegare niente a nessuno. 
Anna Segre
Lingue 
“Quando scompare una lingua, muore con essa una visione totale – una visione come nessun’altra – della vita, della realtà, della coscienza”. Scrive Myriam Moscona citando George Steiner nel libro Tela di Cipolla (Guida Editori 2021). Un libro, o meglio una raccolta di poesie, ricordi, racconti, sogni e riflessioni storiche e linguistiche che ripercorre le tracce del judezmo e dei discendenti degli ebrei sefarditi che dalla penisola iberica trovarono rifugio soprattutto nei Balcani e poi nel Nuovo Mondo e in Israele.
Francesco Moises Bassano
Il campione Federer 
Francesco De Gregori scrive: "un giocatore si vede dal coraggio, dall'altruismo, dalla fantasia". Roger, oltre a tutto ciò, ci ha regalato il senso della costanza della prestazione, la simmetria dei movimenti, dando risalto alla forma estetica dei gesti tennistici e al valore dell'eleganza dentro e fuori dal campo. 
Jonatan Della Rocca
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