LA RIUNIONE DELLA COMMISSIONE SPECIALE DELLA KNESSET
"Esecutivo e polizia d'Israele,
evitare riforme pericolose"
Per fare parte della coalizione guidata da Benjamin Netanyahu, Itamar Ben-Gvir, leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit, ha chiesto per sé il ministero della Pubblica Sicurezza. Con una ulteriore clausola: ottenere un’estensione dei poteri. In particolare la richiesta – accordata dal Premier incaricato Netanyahu – è stata di avere maggiore controllo sulle indagini della polizia e sul capo di quest’ultima. Si tratta di una modifica sostanziale che richiede l’approvazione di una norma ad hoc, che la nuova maggioranza sta cercando di far passare. Una riforma che sta però trovando molte resistenze, a partire dai vertici della polizia. L’attuale commissario Kobi Shabtai ha avvertito che questo potenziale allargamento di poteri avrà un “effetto drammatico non solo sull’attività della polizia, ma anche sulla sua reputazione agli occhi del pubblico”. Shabtai è intervenuto nel corso di una riunione di una commissione speciale della Knesset costituita appositamente per discutere la riforma (nell’immagine). “Non siamo contrari ai cambiamenti, ma è importante che tali cambiamenti drastici siano attuati attraverso una discussione approfondita”, ha aggiunto Shabtai. “La polizia non è un esercito. La polizia interagisce con i civili e non, come invece accade con l’esercito, con un nemico designato”. Per i parlamentari dell’opposizione, ma anche per diversi consiglieri legali, la formula potenziata del ministero della Pubblica Sicurezza rischia di politicizzare le indagini e i procedimenti penali. “La bozza non raggiunge un equilibrio appropriato tra i poteri del ministro e l’indipendenza professionale degli organi preposti all’applicazione della legge” il giudizio di Amit Merari, vice procuratore generale. “Nel loro insieme, le direttive proposte hanno il potenziale per arrecare un danno reale e grave ai principi fondamentali del governo democratico nello Stato di Israele” ha aggiunto il viceprocuratore, sostenendo che qualsiasi emendamento dovrebbe comunque arrivare dopo il giuramento del governo. La modifica dovrebbe invece arrivare prima, in particolare perché considerata da Ben-Gvir essenziale per dare il proprio assenso al futuro governo Netanyahu. Per il leader dell’estrema destra la proposta rappresenta “una correzione storica che sarebbe necessaria in qualsiasi Paese democratico”.
I cinquant'anni di Sorgente di Vita,
una puntata e una serata speciale
Il 4 gennaio prossimo cadranno i cinquant’anni dalla trasmissione della prima puntata di “Sorgente di Vita”, la rubrica di vita e cultura ebraica realizzata dalla Rai in collaborazione con l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Per celebrare l’anniversario la redazione del programma ha realizzato una puntata speciale che andrà in onda su Rai Tre domenica primo gennaio, con repliche la sera di martedì 3 gennaio, di mercoledì 4 gennaio e di lunedì 9 gennaio. Attraverso interviste ad autori storici, giornalisti ed esperti di comunicazione, verrà ripercorsa la storia della rubrica, dalle prime puntate in studio negli anni ’70 fino ai giorni nostri.
I “festeggiamenti” proseguiranno con una speciale serata dal vivo e aperta al pubblico, organizzata dall’UCEI con il patrocinio della Rai, che si terrà lunedì 9 gennaio a Roma, alle 20, al Teatro Ghione. L’evento, intitolato “I miei primi cinquant’anni”, sarà presentato dalla giornalista del Tg2 Francesca Nocerino e si aprirà con i saluti della presidente UCEI Noemi Di Segni e dell’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes. Seguirà un panel di interventi, che si alterneranno alla proiezione di contributi video: una selezione di estratti da cinquant’anni di trasmissioni, dai reportage alle interviste, dagli approfondimenti su cultura e tradizioni ebraiche ai momenti di “amarcord”. Parteciperanno l’autore storico di Sorgente di Vita Emanuele Ascarelli; la direttrice di Rai Cultura & Educational Silvia Calandrelli; l’attuale autore di Sorgente di vita Marco Di Porto; il critico televisivo del Corriere della Sera Aldo Grasso; la scrittrice e giornalista Lia Levi; l’autore, regista televisivo ed ex dirigente Rai Daniel Toaff.
TEL AVIV OMAGGIA PIERO CIVIDALLI, PITTORE E TESTIMONE DELLA BRIGATA EBRAICA
"La mia vita, nel segno dell'arte"
Anche oggi che ha 96 anni il pittore Piero Cividalli scandisce la sua giornata nel segno di quello che è non soltanto un lavoro, ma soprattutto una passione mai estintasi nel tempo. “Certo va tutto un po’ a rilento rispetto a una volta, l’età d’altronde inizia a farsi sentire. Ma dipingere è ancora un’occupazione presente nel mio quotidiano, un piacevole impegno che dà ritmo alla via vita” racconta Cividalli, che non è soltanto un artista di fama ma anche una delle ultime memorie storiche della Brigata Ebraica, l’eroico corpo di volontari giunti dall’allora Palestina mandataria (il nascente Stato d’Israele) per liberare l’Italia e l’Europa dal nazifascismo. Aveva 18 anni quando Piero, fiorentino di nascita, colpito ragazzino dalle leggi razziste, scelse di aderirvi. Seguendo in ciò l’esempio della sorella Paola, arruolatasi in precedenza in un’unità ausiliare britannica. Nel pomeriggio, a Tel Aviv, una nuova mostra celebrerà il suo talento di pittore portando l’attenzione del pubblico sui vari temi e filoni della sua opera. Un titolo emblematico: “Life with painting”, alla cui inaugurazione interverrà anche l’ambasciatore italiano Sergio Barbanti, vedrà allestiti un centinaio di quadri tra pitture, disegni, acquerelli. Tutti caratterizzati, sottolinea Cividalli, “da una certa tendenza all’astratto”.
Una delle cifre della sua attività artistica, iniziata giovanissimo sotto gli auspici del padre che fu tra i primi a cogliere il potenziale espresso nei suoi disegni di gioventù. Determinante sarebbe stata poi l’influenza di un altro ebreo fiorentino, Renzo Luisada, che divenne il suo maestro personale. “Mi ha preso sotto la sua ala, mi ha insegnato moltissimo; ho studiato alla scuola d’arte, ma il suo contributo è stato decisivo”. Anche per lui, dopo la svolta antisemita del regime, il destino sarebbe stata l’emigrazione verso Oriente e la ricostruzione di una vita in Eretz Israel.
Una solida consapevolezza antifascista, in Cividalli, sarebbe maturata ancor prima delle leggi del ’38. “L’episodio chiave è stato l’assassinio in Francia, da parte del regime, di Carlo e Nello Rosselli. Erano amici di famiglia, con le figlie di Nello giocavo spesso. Quell’evento ha risvegliato in me sentimenti profondi”. Sentimenti che l’avrebbero poi portato verso la Brigata Ebraica.