Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui   28 Dicembre 2022 - 4 Tevet 5783

LA NOMINA DOMANI AL VAGLIO DEL PARLAMENTO

Ohana verso la presidenza della Knesset
"Sono ebreo, israeliano, gay, likudnik"

Il 28 dicembre del 2015 Amir Ohana entrava per la prima volta alla Knesset nelle vesti di parlamentare del Likud. Il primo nelle file dello storico partito della destra israeliana ad essere apertamente gay. “Sono qui come figlio di Meir ed Esther Ohana, emigrati dal Marocco per costruire il Paese. Sono qui con la mia metà, Alon, il mio vero amore. Sono qui come padre dei miei figli Elah e David. E come Davide che sconfisse Golia nella Valle di Elah, sono qui contro ogni previsione. Sono qui con tutto quel che sono, con ciò che ho scelto e ciò che non ho scelto, e sono orgoglioso di tutto questo: ebreo, israeliano, mizrahi, gay, likudnik, falco della sicurezza, liberale e uomo del libero mercato”, dichiarò allora Ohana. Un giuramento che i membri dei partiti haredi Yahadut HaTorah e Shas non ascoltarono, scegliendo allora di uscire dall’aula come forma di protesta. Da quel momento il parlamentare del Likud è diventato un pezzo importante della politica nazionale, costruendosi un’immagine di fedelissimo del leader Benjamin Netanyahu e ricoprendo ruoli di rilievo. E ora, a 46 anni, si appresta a fare un ulteriore importante passo: diventare il primo Presidente della Knesset dichiaratamente gay della storia d’Israele. In una riunione interna il Likud – la compagine più grande della coalizione di governo con 32 seggi – ha infatti indicato il suo nome all’unanimità per il prestigioso incarico. “Buona fortuna al nuovo Speaker della Knesset”, le parole di Netanyahu. Una scelta che dovrà essere confermata domani dal voto della maggioranza parlamentare, in concomitanza con il giuramento del nuovo governo guidato dal leader del Likud.

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L'INIZIATIVA CHE GUARDA AL FUTURO DELLA COESISTENZA

Da Israele al Rwanda, lo sport che unisce

Oltre mille appassionati in tutto il mondo hanno risposto finora all’appello a contribuire lanciato dalla Israel – Premier Tech per dar vita a un centro sportivo dedicato ai giovani ciclisti emergenti del Rwanda. Un progetto in via di sviluppo che si inserisce nel quadro dei molti impegni assunti nei confronti di un Paese ancora segnato dalla ferita del genocidio e dalla sfida della coesistenza. 
“Field of Dreams”, quando completato, fungerà da catalizzatore per migliaia di ragazze e ragazzi del distretto di Bugesera. Presentandosi come luogo di aggregazione, ma anche di eccellenza preparatoria. La strada imboccata sembra quella giusta, visto che proprio in queste ore, grazie al significativo sostegno internazionale ricevuto, è stato completato un primo tracciato professionale in cui ruandesi “di ogni fascia d’età” potranno affinare il loro talento o semplicemente divertirsi in sella a una bicicletta. Un’amicizia speciale che va quindi a rafforzarsi ulteriormente, anche nel segno della Memoria e del passaggio di testimone tra generazioni. Bene lo racconta il documentario “Racing for Change” del 2021, dedicato alla partecipazione del team israeliano (l’unico del World Tour) al Giro del Rwanda. Una presenza per favorire il “cambiamento” e volta anche a far conoscere, oltre i confini dello Stato africano, il significato della parola Kwibuka nel solco dell’imperativo ebraico Zakhor. Monito vivo a non dimenticare un dramma ancora fresco nella memoria di tanti e ad agire consapevolmente.

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IL NUOVO SAGGIO DI ANDREA GOLDSTEIN

Il calcio, tra potere e zone d'ombra

Gli intrecci tra economia e politica nel gioco del calcio sono sotto gli occhi di tutti. Il Mondiale in Qatar ne è stata la conferma più vistosa in molte sfumature anche imbarazzanti, ma non serve andare troppo lontano per rendersi conto che non solo di sport parliamo quando stiamo assistendo allo spettacolo di novanta minuti di una partita di pallone. Anche in Italia, in questo senso, c’è molto da raccontare.
A parlarne con molti spunti interessanti Il potere del pallone (ed. Il Mulino), saggio di recente uscita a firma dell’economista Andrea Goldstein. È il gioco più bello del mondo e lo resterà forse comunque. Ma sarebbe ingenuo (e nessuno d’altronde lo sostiene) immaginare il calcio fuori dall’influenza dei “mali della contemporaneità”. Zone d’ombra che occupano la parte conclusiva di un’opera agile ma documentata che analizza il fenomeno calcio sotto diversi aspetti, con un approccio dal taglio comparativo e multidisciplinare: gli attori collettivi, quelli individuali, le competizioni per club, l’impegno delle nazionali, i luoghi.
Il calcio, si sa, può emozionare e unire. Ed è l’aspetto più nobile, quello che scalda i cuori anche in chi guarda con distacco a questo sport. Goldstein fa l’esempio dei singhiozzi di Christian Jeanpierre, veterano telecronista di TF1, commosso a Wembley “di fronte all’abbraccio, così carico di significato, tra i giocatori francesi e inglesi al momento degli inni nazionali, a quattro giorni dagli attentati del Bataclan”. Spinta all’estremo però la passione patriottica può debordare fino a conseguenze catastrofiche. Fu così nel maggio del 1990, quando il derby serbo-croato tra la Crvena Zvezda di Belgrado e la Dinamo Zagabria, da partita decisiva per l’assegnazione del campionato si trasformò “nel primo atto della guerra che mise fine alla vita della Jugoslavia, oltre che a quella di decine di migliaia di vittime innocenti”. È un’utile premessa per l’itinerario che l’autore compie, tra luci e ombre, fino alle battute finali. Quelle sulle “zone d’ombra”.

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L'INIZIATIVA DI MAGEN DAVID ADOM ITALIA CON IL SUPPORTO UCEI

“Datti una mossa, dagli una scossa"
Una campagna sempre più nazionale

Disporre di un defibrillatore DAE all’ingresso di una Comunità ebraica o una sinagoga italiana sta cominciando a essere una presenza normale e non una eccezione. Di recente anche la Comunità ebraica di Padova si è dotata di uno di questi indispensabili apparecchi salvavita.
È la conseguenza di una nuova tappa di “Datti una mossa, dagli una scossa”, il progetto in cui l’Associazione Amici di Magen David Adom Italia ETS è impegnata affinché il maggior numero di luoghi dell’ebraismo italiano vengano dotati di defibrillatori. Come per altre tappe anche questa ha avuto la collaborazione della Croce Rossa per la formazione di alcuni referenti in grado di utilizzare gli apparecchi e applicare i protocolli di primo soccorso. Altro aspetto peculiare del progetto è quello di accompagnare l’istallazione del defibrillatore con una piccola cerimonia che coinvolge la Comunità ebraica locale e le autorità civili. 

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GRANDE STUDIOSA DI EBREI IN EMILIA-ROMAGNA 

Maria Pia Balboni (1938-2022)

È scomparsa all’età di 84 anni Maria Pia Balboni, grande esperta di storia ebraica in Emilia Romagna e in particolare nella sua città d’origine Finale Emilia. Una studiosa competente e appassionata, autrice di molti saggi e al centro di varie iniziative per divulgare segni e storie di questa antica presenza. Anche in qualità di animatrice dell’associazione Alma Finalis, da lei stessa fondata, e di custode del cimitero ebraico finalese. Tra i progetti più recenti cui aveva preso parte la realizzazione di un documentario, a cura del Museo ebraico di Bologna, sul “Giusto tra le nazioni” don Benedetto Richeldi. Fondamentale il suo ruolo all’epoca del sisma del 2012, quando l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, raccogliendo un’istanza delle Comunità del territorio concertata insieme alla stessa Balboni, decise di dedicare una quota della propria raccolta Otto per Mille e una sottoscrizione apposita a sostegno della popolazione di Finale. I fondi furono impiegati per la ricostruzione della scuola locale, intitolata alla memoria dell’insegnante elementare Elvira Castelfranchi vittima nel ’38 delle leggi razziste.

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La rubrica “Opinioni a confronto” raccoglie interventi di singoli autori ed è pubblicata a cura della redazione, sulla base delle linee guida indicate dall’editore e nell’ambito delle competenze della direzione giornalistica e della direzione editoriale. 
È compito dell'UCEI incoraggiare la conoscenza delle realtà ebraiche e favorire un ampio ed equilibrato confronto sui diversi temi di interesse per l’ebraismo italiano: i commenti che appaiono in questa rubrica non possono in alcun modo essere intesi come una presa di posizione ufficiale dell’ebraismo italiano o dei suoi organi di rappresentanza, ma solo come la autonoma espressione del pensiero di chi li firma.

Franco Frattini (1957-2022)

La vita finisce per tutti, prima o dopo, ma qualche volta il destino taglia corto. Franco Frattini è uno di quelli cui la vita è stata tolta troppo presto, a soli 65 anni.
Due volte Ministro degli Esteri; vice presidente della Commissione UE; Commissario Europeo per la Giustizia, Libertà e Sicurezza; Presidente della SIOI dove studiano e si formano i giovani diplomatici italiani del futuro; e ultimamente Presidente del Consiglio di Stato – Frattini si è sempre occupato con sapienza e cultura fine della politica estera italiana. È stato anche un fedele alleato di Israele, degli Stati Uniti, del popolo ebraico, e in questo contesto anche dell’American Jewish Committee.
Nel 2009 è stato ospite d’onore a Washington D.C. al Global Forum, l’annuale incontro internazionale dell’AJC, dove aveva fatto un discorso caloroso in difesa dei valori liberali di giustizia e libertà, e di impegno per Israele. Aveva detto in quella circostanza che “la nostra amicizia con Israele e il suo popolo sono un pilastro fondamentale della nostra politica estera”, ricordando la scelta dell’Italia a fianco degli Usa, Israele, e altri paesi dell’UE a non partecipare a Durban II dato i precedenti odiosi del Durban I nel 2001, “per non contribuire a legittimare in nessun modo il messaggio di odio contro Israele che sarebbe poi uscito fuori sotto la bandiera dell’Onu”. A Washington aveva fatto un discorso che è più che mai attuale. Aveva infatti parlato del bisogno di un “nuovo umanesimo per tutti, di qualunque razza, etnia o religione essi siano”. Un bisogno radicato nel “diritto universale del diritto alla vita, l’integrità fisica, la libera espressione e uguaglianza di diritti per uomini, donne e omosessuali andando verso l’abolizione, ovunque, della prigionia politica e della pena di morte.” Frattini aveva quindi specificato che “il nuovo antisemitismo” spesso si manifesta “contro il sionismo e l’esistenza di Israele…”. Niente, diceva, “può giustificare espressioni e atti di antisemitismo: criticare il governo israeliano e le sue decisioni è legittimo finché non diventa uno scudo di retorica per camuffare quella che in realtà è la disseminazione del pregiudizio antisemita; oggi la distinzione fra antisemitismo e critica legittima della politica e delle azioni dello Stato di Israele è spesso e volentieri sfuocata.” Quindi: “Il diritto di Israele alla sicurezza e all’autodifesa è un valore rigorosamente non negoziabile. Per questo abbiamo ripetutamente escluso un qualsiasi dialogo con Hamas, sottolineando sempre il suo carattere fondamentale di organizzazione terroristica”. Il popolo ebraico, aveva detto in conclusione, “è figlio della libertà; per Israele, come per l’Europa e gli Stati Uniti, la libertà è il valore supremo, è il segno distintivo della cultura e dell’identità che ci unisce.”
Frattini ha combattuto e vinto la battaglia per l’inserimento di Hamas nell’elenco nero internazionale delle organizzazioni terroriste e ha fortemente appoggiato la proposta per una Giornata Europea della Memoria della Shoah. Nel 2011 ha presentato David Harris, l’allora Ceo dell’AJC, nominato Ufficiale dell’Ordine del Merito della Repubblica Italiana, per quello che aveva fatto e continuava a fare, insieme all’AJC, nel tenere saldi i legami tra l’Italia e gli Stati Uniti. Esprimiamo le nostre profonde condoglianze alla famiglia di Franco Frattini, ai suoi colleghi e amici, e a tutto il governo italiano per questa triste perdita.

Lisa Palmieri-Billig

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