L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane si è unita "nel cordoglio della famiglia Parini, degli amici e colleghi, nel momento che per sempre ha trasformato un giorno di festa in giorno di lutto e ineguagliabile dolore". In una nota diffusa nelle scorse ore viene evidenziato: "Nell’abbraccio che mandiamo assieme a tutte le 21 Comunità, ribadiamo il nostro impegno di trasmettere ai nostri figli e nipoti amore per la vita, rispetto per l’altrui fede e convivenza, unendoci attorno ai valori di libertà e pace che germoglia dai quotidiani gesti. Che il suo ricordo sia di benedizione”.
Molte le reazioni istituzionali. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel commentare l'accaduto, ha espresso "la sua esecrazione per il vile atto terroristico". Rivolgendo ai familiari e amici di Parini "i sentimenti di cordoglio e di vicinanza della Repubblica e suoi personali". Il Quirinale ha anche reso noto che sono state trasmesse, al Presidente d'Israele Isaac Herzog, le "condoglianze della Repubblica italiana". La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni parla in un messaggio di "profondo cordoglio" ed esprime nello stesso "vicinanza alla famiglia della vittima, ai feriti, e solidarietà allo Stato di Israele per il vile attentato che lo ha colpito".
(Nell'immagine, diffusa dall'ambasciata italiana in Israele: alcuni cittadini in raccoglimento nell'area in cui è rimasto ucciso Alessandro Parini)
LA REAZIONE DI ISRAELE DAVANTI AI NUMEROSI ATTACCHI
"Lotta al terrore, un tema che unisce tutti"
Nessun proiettile è stato rinvenuto sul corpo di Alessandro Parini. Nel mentre le autorità locali continuano a investigare sul movente terroristico. In una dichiarazione alla stampa il portavoce della polizia ha spiegato che sia la polizia che lo Shin Bet stanno trattando il caso come “un attacco terroristico”, pur non potendo aggiungere ulteriori dettagli. “Toccante la solidarietà spontanea degli israeliani. Lo sdegno per il terrorismo era associato a una profonda commozione” le parole di Sergio Barbanti, l’ambasciatore d’Italia in Israele, che si è recato nel luogo dove l’avvocato romano ha perso la vita e dove da allora moltissimi israeliani stanno sostando in raccoglimento e solidarietà. Dispiegata sul prato una distesa di fiori, candele e messaggi. In un Paese sotto attacco da molteplici fronti – al Nord con razzi di provenienza libanese, al Sud da Gaza – oggi sarà anche il giorno di uno straziante funerale: quello delle sorelle Maia e Rina Dee, con doppia cittadinanza israeliana e britannica, uccise in Cisgiordania da un terrorista palestinese che ha esploso contro di loro alcuni colpi di arma da fuoco. Gravemente ferita la madre delle sorelle, rispettivamente di 20 e 15 anni.
“Abbatteremo i nostri nemici, che pagheranno un prezzo pesante” le dichiarazioni del premier Benjamin Netanyahu nell’aprire l’ultima riunione del gabinetto di sicurezza, convocata giovedì sera in ragione dei ripetuti attacchi missilistici contro obiettivi israeliani. Secondo il Primo ministro, “il dibattito interno in Israele non ci impedirà di agire contro di loro ovunque e ogni volta che sarà necessario: tutti noi, senza eccezioni, siamo uniti su questo”.
Resta alta la tensione anche nell’area della Spianata delle Moschee-Monte del Tempio, con centinaia di persone barricate nella moschea di Al-Aqsa.
(Nell'immagine: l'ultima riunione del gabinetto di sicurezza israeliano)
Nel numero 139 di DafDaf, in distribuzione in questi giorni, compare per la prima volta la nuova rubrica curata da Daniel Reichel, che in Populari beIsrael racconterà ogni mese qualcosa di tipicamente israeliano. In questo numero scrive: “Per chi è stato bambino in Israele c’è un prodotto che non può non aver provato almeno una volta. Lo Shoko. Soprattutto BeSakit. Ovvero il latte al cioccolato venduto in piccole buste di plastica (sakit). Ogni giorno migliaia di bambini lo hanno bevuto e ancora oggi lo bevono a casa, per strada, a scuola, nei campi estivi. In questi ultimi – kaitanot in ebraico – non di rado capitava di vedere gli animatori portare in grandi sacchi neri decine di Shoko BeSakit. E i bambini lo aprivano nell’unico modo possibile, non avendo forbici a disposizione: con i denti”. Buona lettura!
Ventisette furono le vittime dell’eccidio del Pian del Lot, la più sanguinosa rappresaglia nazifascista nel territorio di Torino. Ventisette nomi – tra cui quello del partigiano ebreo Walter Rossi, attivo in Val Pellice – su cui la città è tornata a riflettere nel corso di una cerimonia che ha visto l’intervento di amministrazione comunale, amministrazione regionale e comunità ebraica.