LA VISITA DEL CAPO DELLO STATO MATTARELLA 

“Essere ad Auschwitz 
dà la misura dell’inimmaginabile”

Migliaia di persone hanno preso parte alla “Marcia dei vivi”, tra Auschwitz a Birkenau, nelle ore in cui Israele e il mondo ebraico si trovano a commemorare la ferita della persecuzione e dello sterminio nazifascista nell’occasione di Yom haShoah. Una celebrazione intensa, con la partecipazione tra gli altri del Capo dello Stato italiano Sergio Mattarella e rivolta anche alla memoria di quanti, esattamente 80 anni fa, insorsero a Varsavia nella rivolta del Ghetto.
Un pomeriggio di Memoria fortemente voluto dal Presidente della Repubblica, protagonista in questi giorni di una visita di Stato in Polonia. “Un luogo dell’orrore, vederlo dà la misura dell’inimmaginabile”, il suo commento durante la visita nel campo di sterminio nazista in cui bambine sopravvissero le sorelle fiumane Andra e Tatiana Bucci lì presenti ad aspettarlo e accompagnarlo insieme a una rappresentanza dell’ebraismo italiano e del mondo della scuola.

“È già straziante leggere e vedere nei video le testimonianze, ma vederlo è un’altra cosa”, ha commentato Mattarella. “Vedere quelle scarpe, vedere quelle scarpette di bambini e neonati… Bisogna continuare a ricordare e bisogna ricordare che quello che vediamo è una piccola parte”. Quarantadue i sopravvissuti alla Shoah presenti alla Marcia e alla successiva cerimonia commemorativa, apertasi con il suono della sirena in ricordo di tutte le vittime. 
In quel contesto il Presidente Mattarella ha aperto il proprio intervento elogiando l’impegno dei sopravvissuti, in quanto “preziosi testimoni della verità”. Con una manifestazione di gratitudine in particolare rivolta alle sorelle Bucci, al suo fianco in quella che ha definito una “esperienza indimenticabile”. Nel parlare della persecuzione nazifascista e dell’orrore che ne scaturì il Capo dello Stato ha evidenziato “la complicità dei regimi fascisti europei”, corresponsabili pertanto a pieno titolo di “un crimine atroce che non può conoscere né oblio né perdono”. Vicende da non dimenticare e da scolpire nel cuore e nella mente. Un “monito perenne”, la valutazione di Mattarella nel porre l’attenzione sul contrasto anche al tempo presente nei confronti di nuove manifestazioni di “odio, estremismo, antisemitismo, indifferenza” sempre in agguato. Di fronte all’intolleranza e alla violenza, il suo pensiero, “non può essere ammesso nessun cedimento”.

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LA PRIMA TAPPA A TORINO DEL CICLO PROMOSSO DALL'UCEI ASSIEME AL MEIS 

Articolo 3, l’impegno di includere

La Costituzione, arrivata dopo il fascismo e la persecuzione antiebraica, rappresenta il cardine della democrazia italiana. E il suo articolo 3, in cui si sancisce l'uguaglianza e la pari dignità dei cittadini, ne è elemento fondamentale. Ma, a settantacinque anni dall'entrata in vigore della Carta, è necessario chiedersi a che punto sia il nostro paese nell'applicazione e nel rispetto dell'articolo 3. Da questo interrogativo ha preso il via a Torino il percorso “Articolo 3, diversi tra uguali” promosso dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane in collaborazione con il Museo nazionale dell'ebraismo italiano e della Shoah - Meis. Un progetto a sei tappe aperto dal confronto al Polo del '900 tra Daniela Dawan, giudice di Cassazione e scrittrice, e Gherardo Colombo, già magistrato e presidente di Garzanti, moderati dal direttore de La Stampa Massimo Giannini.
“Iniziamo qui a Torino un percorso nel quale gli ebrei, sulla base della loro esperienza di difesa dei diritti e anche delle loro ferite, propongono un dialogo sull'uguaglianza con la consapevolezza che siamo di fronte a un'incertezza della nostra democrazia e della nostra convivenza civile”, ha evidenziato in apertura Saul Meghnagi, consigliere e coordinatore della commissione Cultura UCEI, dopo il saluto del presidente del Polo del '900 Alberto Sinigaglia.
Il ciclo di incontri dedicato all'articolo 3, ha rilevato il presidente del Meis e della Comunità ebraica di Torino Dario Disegni, “vuole rappresentare un forte richiamo e una indispensabile sensibilizzazione in una fase storica in cui questi valori non possono purtroppo essere considerati acquisiti definitivamente nelle coscienze e nei comportamenti dell’intera popolazione, ma devono essere difesi e ribaditi incessantemente giorno dopo giorno”. Non solo, il percorso nelle sei città italiane - dopo Torino, Roma il 2 maggio, poi Venezia, Napoli, Milano, Ferrara e Firenze - sarà anche occasione per porre “l’accento sul diritto alla diversità, inteso come riaffermazione delle specificità religiose e culturali di ciascuna componente della nostra società, che devono tutte essere salvaguardate, e che nel dialogo possono contribuire all’arricchimento culturale della Nazione”.

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LA NUOVA MOSTRA CHE APRIRÀ AL MEIS DAL 20 APRILE

Le case di vita dell'Italia ebraica

Giovedì 20 aprile il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara inaugurerà una nuova mostra. “Case di vita. Sinagoghe e cimiteri in Italia”, i cui curatori sono Andrea Morpurgo e il direttore del Meis Amedeo Spagnoletto, si presenta come un approfondimento innovativo e originale per riflettere sull’aspetto “architettonico, rituale e sociale” di queste due realtà al centro della vita ebraica. Come raccontano i curatori nel testo che vi proponiamo di seguito – tratto dal catalogo della mostra, visitabile fino al 17 settembre – non solo spazi d’incontro, ma anche di vita sociale e costruzione del senso di comunità.

“Case di vita. Sinagoghe e cimiteri in Italia” presenta per la prima volta al grande pubblico un quadro complessivo del ricchissimo patrimonio architettonico relativo a questi due spazi. Un’innovativa ricognizione sull’intero territorio nazionale, oltre i limiti spaziali e temporali delle mostre realizzate fino ad ora, capace di descrivere come la dimensione comunitaria degli ebrei si è espressa durante i secoli attraverso la forma, lo stile e la regolamentazione di questi luoghi riguardo ai quali, l’antigiudaismo prima e i processi di integrazione e assimilazione più tardi, hanno giocato un ruolo importante modellando attraverso lo spazio i rapporti tra il potere politico e religioso e questa antica minoranza.
Passando in rassegna grandi e, non meno significative, piccole comunità, la mostra permette al visitatore di comprendere come le sinagoghe ed i cimiteri abbiano risposto ad esigenze di carattere funzionale ma anche alla necessità di definire simboli e valori identitari tanto comunitari quanto individuali. In ultima istanza, la mostra illustra il patrimonio architettonico e culturale ebraico considerandolo parte integrante e inscindibile della storia d’Italia. Il percorso espositivo, che si struttura attraverso lo sviluppo di due grandi quadri tematici relativi alle sinagoghe e ai cimiteri, non si limita a descrivere la dimensione architettonica ed urbanistica ma affronta ampliamente anche la dimensione sociale, economica e religiosa, quest’ultima essenziale per comprendere come la ritualità e le diverse liturgie (minhaghim) abbiano nel tempo determinato o fortemente influenzato questi spazi.
Infine, indagare i diversi ambiti che coinvolgono la storia delle sinagoghe e dei cimiteri ebraici ha reso necessario percorrere un vasto ventaglio di fonti, presenti negli archivi delle comunità ebraiche, archivi di Stato, biblioteche, collezioni private, musei italiani e stranieri, e ciò ha permesso di arrivare alla scelta di oggetti che si concentrano soprattutto sul loro significato narrativo oltre che, in alcuni casi, sul valore artistico.

Andrea Morpurgo e Amedeo Spagnoletto

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IL PROGETTO DI RICERCA DEL CDEC

Dall'Emilia-Romagna alla Liguria,
storie ebraiche di Resistenza

Restituire agli ebrei il ruolo di protagonisti e non solo di vittime della seconda guerra mondiale. E ricordare al grande pubblico l'importanza delle diverse forme di Resistenza: non solo quella armata, ma anche quella civile. Si muove su questi due binari il grande progetto di ricerca della Fondazione Cdec di Milano dedicato al contributo degli ebrei d'Italia alla Resistenza tra 1943 e il 1945 e curato dalla storica Liliana Picciotto. Un lavoro complesso, di scavo tra archivi e carte, per restituire pezzo dopo pezzo le storie di centinaia di persone. Un lavoro che, dopo essersi soffermato su Campania, Lazio e Toscana, sta risalendo la penisola e ora ha una nuova parte completata. Quella dedicata a Emilia-Romagna e Liguria. “Il numero di resistenti è minore rispetto alla prima parte perché la presenza ebraica era minore. Ma le storie sono altrettanto interessanti, con vicende incredibili”, spiega a Pagine Ebraiche Picciotto. Alcune di queste biografie - cinque - sono state raccolte in podcast realizzati dal regista Lorenzo Pavolini, con musiche di Manuel Buda (alle 18.30 la presentazione in collaborazione con il Memoriale della Shoah di Milano con dialogo tra Picciotto e Mario Calabresi). Mentre i dati di tutti i resistenti fin qui catalogati possono essere consultati da chiunque sul sito resistentiebrei.cdec.it.

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LE INIZIATIVE PER IL GIORNO DELLA MEMORIA DEL CALENDARIO EBRAICO 

Yom HaShoah, per non dimenticare

Molte iniziative e appuntamenti, in tutta Italia, per Yom haShoah. “La storia del popolo ebraico ‘inerme’ andrebbe rivista. Dovunque gli ebrei parteciparono alla Resistenza in gran numero e in proporzione il loro contributo è stato enorme” ha tra gli altri evidenziato il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni durante una solenne cerimonia tenutasi al Tempio Maggiore. Al mattino una piccola folla si è poi ritrovata nell’area del Portico d’Ottavia per ascoltare e raccogliersi in silenzio al suono della sirena. Sulla falsariga di quanto accade ogni anno in Israele, dove un intero Paese si ferma per 120 secondi. A Milano le commemorazioni si sono aperte con la proiezione al cinema Orfeo del documentario dedicato a Shlomo Venezia, Il Respiro di Shlomo, del regista Ruggero Gabbai. Un'iniziativa promossa dall'Associazione Figli della Shoah, che hanno curato anche la tradizionale accensione delle candele in memoria delle vittime milanesi dello sterminio.
Yom haShoah è stata anche l’occasione per dire grazie a una coppia di “Giusti” che agirono nel segno della solidarietà: Bista e Stella Nepi, che nella loro casa colonica vicino Montevarchi ospitarono l’ebreo fiorentino Enzo Tayar in fuga dai nazifascisti e che per il loro coraggio sono stati insigniti in memoria dell’onorificenza dello Yad Vashem. Commovente la cerimonia tenutasi stamane nella sinagoga di Firenze, alla presenza dei discendenti di salvatori e salvato.

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