LA PRIMA INIZIATIVA NAZIONALE AVVIATA DALL'AMMINISTRAZIONE BIDEN
"Contrasto all'antisemitismo negli Stati Uniti,
la nostra strategia coinvolge tutti i cittadini"
Secondo l'indagine “Lo stato dell’antisemitismo in America 2022”, realizzato dall’American Jewish Committee, lo scorso anno il 41 per cento degli ebrei americani dichiarava di sentirsi insicuro nel paese. Una percezione legata a un reale aggravarsi della minaccia antisemita negli Stati Uniti. Negli ultimi dieci anni infatti, rilevava l'Anti-Defamation League, l'aumento di attacchi contro gli ebrei negli Usa è stato costante, con un picco di episodi raggiunto lo scorso anno. Una situazione intollerabile che ha portato l'amministrazione Biden ad intervenire con un piano concreto: la prima strategia nazionale degli Stati Uniti per contrastare l'antisemitismo. Iniziativa presentata in questi giorni che comprende oltre cento nuove azioni di contrasto e sensibilizzazione volte a proteggere la comunità ebraica Usa. “Dobbiamo dire con chiarezza e forza che l'antisemitismo e tutte le forme di odio e violenza non hanno posto in America”, ha dichiarato il presidente Biden, presentando la strategia nazionale. “Il silenzio è complicità”.
LA QUALIFICAZIONE ALL'ULTIMO MINUTO ALLA FASE FINALE DEI MONDIALI UNDER 20
Israele, un piccolo miracolo sul campo da calcio
Al 68esimo minuto della partita contro il Giappone l'uscita d'Israele dai mondiali under 20 sembrava ormai inevitabile. Alla competizione della Fifa organizzata in Argentina, la squadra guidata dall'allenatore Ofir Haim si era presentata con grande ottimismo e con la consapevolezza di aver già scritto un pezzo di storia. Era infatti da cinquant'anni che una selezione calcistica israeliana - considerando tutte le fasce di età - non partecipava a un mondiale. A sorpresa l'undici del commissario tecnico Haim aveva invece ottenuto il pass, stupendo tutti agli ultimi Europei in Slovacchia e arrivando fino alla finale. Qui la ben più attrezzata Inghilterra aveva fatto svanire il sogno di alzare la coppa. Ma i giovani giocatori israeliani avevano dimostrato di poter competere ai massimi livelli. E con questa consapevolezza si sono presentati al torneo in Argentina, iniziato il 20 maggio scorso. Le prime due partite del torneo non hanno però regalato sorrisi. Contro la Colombia, dopo essere passata in vantaggio, Israele si è fatta raggiungere e poi superare dagli avversari allo scoccare del novantesimo. Nel successivo scontro con il Senegal, una vittoria che sembrava ormai dietro l'angolo, è poi svanita con il pareggio della squadra africana negli ultimi minuti. L'ultima partita con il Giappone è diventata decisiva per poter sperare di approdare alle fasi finali. E fino al 68esimo quella speranza sembrava infranta. Dopo alcuni miracoli del portiere Tomer Tzarfati, il Giappone si è portato meritatamente in vantaggio nel primo tempo. Nel secondo la situazione da complicata si è trasformata in un incubo. Ran Binyamin, entrato al 61esimo, in una manciata di minuti si è fatto espellere, lasciando in dieci la sua squadra. Con un uomo in meno e due goal da mettere a segno in mezz'ora per qualificarsi, a Israele serviva un miracolo calcistico.
IL DELI EBRAICO, UNO DEI SIMBOLI DELL'IDENTITÀ AMERICANA
Storia di borscht e pastrami
L’immagine simbolo è il sandwich di pastrami – due fette di pane di segale e in mezzo una montagna di carne speziata da innaffiare di senape e accompagnare con qualche cetriolo sottaceto. In alternativa, ecco la matzo ball soup, il borscht, il gefilte fish e, per un tocco di dolcezza, rugelach e babka a volontà. È il paradiso goloso del deli ebraico, una delle icone più resistenti del mondo ebraico americano, celebrata in innumerevoli film e telefilm e ora al centro di una grande mostra che da mesi sta girando gli Stati Uniti con successo strepitoso.
Intitolata “I’ll Have What She’s Having: The Jewish Deli” (“Prendo quello che ha preso lei: il deli ebraico”), la rassegna, organizzata dallo Skirball Cultural Center di Los Angeles, ripercorre la traiettoria degli immigrati ebrei dal centro e dall’est Europa che nel secolo scorso importano nel nuovo mondo le tradizioni d’origine, le adattano al nuovo contesto e attraverso il cibo danno vita a un luogo d’incontro per l’intera comunità. È una rilettura in cui, sottratta agli stereotipi, l’esperienza del deli si rivela in tutta la sua complessità come una storia di immigrazione, cibo e scambi – la nascita di una nuova cultura che declina il passato alla luce del presente e strada facendo costruisce un nuovo orizzonte di significati.
In mostra una varietà di materiali: menu, insegne al neon, uniformi da lavoro, pubblicità, spezzoni video che raccontano come, nell’arco di un secolo, una bottega nata per servire gli immigrati sia diventata una delle tradizioni più amate d’America. Non per caso, a dare il titolo alla rassegna è la scena più famosa mai girata in un deli – quella in cui, in Quando Harry incontra Sally (1989), una spumeggiante Meg Ryan mostra a un interdetto Billy Crystal come una donna sappia fingere nell’intimità mentre i camerieri si affaccendano ai tavoli e i clienti guardano incuriositi – da cui la battuta “prendo quello che ha preso lei”.
Il numero 140 di DafDaf, in distribuzione in questi giorni, prende posizione: "Chi di voi segue il calcio (e soprattutto quello italiano) sa bene come, molto spesso, più che dei novanta minuti di gioco si finisca per parlare di quel che succede intorno. Uno spettacolo non sempre dei più belli, come confermano i numerosi episodi di razzismo e cori antisemiti di cui continuano a riferire i giornali".
È necessario un approccio fermo, scrive Adam Smulevich per il giornale ebraico dei bambini, nella rubrica Sport; è importantissimo non abbassare mai la guardia e che ognuno faccia la propria parte, con l’obiettivo di sventolare “un cartellino rosso” in faccia a chi usa le parole per dividere e ferire il prossimo.