Comunità ebraica di Roma,
Victor Fadlun alla presidenza
Manager con esperienza in vari settori, cinquant’anni ad agosto, Victor Fadlun è il nuovo presidente della Comunità ebraica di Roma. Così si è espresso a maggioranza il nuovo Consiglio comunitario formatosi in seguito alle elezioni dello scorso 18 giugno, vinte dalla lista “Dor va Dor” di cui era il candidato alla presidenza.
Nato in una famiglia di origine libica fuggita con il divampare delle persecuzioni antiebraiche, Fadlun è alla prima esperienza in Consiglio. “Mi sento un ebreo romano in tutto e per tutto: le mie radici, la mia storia personale, sono un motivo di arricchimento”, dice a Pagine Ebraiche. Nell'intraprendere questa sfida, prosegue Fadlun, “il pensiero e la gratitudine vanno a mio padre, che mi ha messo nella strada giusta per aiutare gli altri; a mia madre, che mi ha incoraggiato a compiere questo passo; ai miei fratelli, che mi hanno garantito sostegno nel lavoro”. In una intervista con Pagine Ebraiche alla vigilia del voto, Fadlun aveva tra l’altro affermato: “Candidarsi come presidente non è mai una decisione presa individualmente, ma piuttosto una scelta che si basa sulla condivisione di principi e prospettive all’interno di un gruppo. Il candidato presidente si impegna a tener conto delle diverse voci e degli obiettivi comuni che emergono: questo significa assumersi la responsabilità di rappresentare una pluralità di opinioni e interessi”.
Riforma della giustizia, eliminata
la "clausola di superamento"
La “clausola di superamento” è uno dei punti chiave della riforma della Giustizia promossa in Israele dal governo Netanyahu. Almeno nei progetti dei suoi ideatori, il ministro della Giustizia Yariv Levin e il presidente della Commissione Costituzione, Legge e Giustizia della Knesset Simcha Rothman. La clausola permetterebbe al Parlamento di superare il potere della Corte suprema. In pratica, nel caso in cui la Corte dovesse decidere di annullare una legge approvata dalla Knesset, quest’ultima, sulla base della clausola, potrebbe votarla di nuovo – a maggioranza semplice – e ripristinarne la validità. La sentenza dei giudici verrebbe quindi ignorata, o meglio superata. Una novità radicale per il sistema giudiziario oggetto di forti contestazioni in questi mesi da parte delle migliaia di manifestanti che ogni settimana si riuniscono per protestare contro l’intera riforma. Una novità che il Premier Benjamin Netanyahu ha deciso di eliminare. “L’ho scartata” ed “è fuori discussione”, ha dichiarato in una intervista all’americano Wall Street Journal. Parole che hanno generato diverse reazioni nella politica israeliana e che rappresentano il primo annuncio pubblico in tal senso di Netanyahu. Da settimane i media locali parlavano di questo possibile stralcio. Ora è lo stesso capo del governo di Gerusalemme a confermarlo.
Solidarietà al popolo afghano,
premiato l'impegno del mondo ebraico
Quando nell’agosto del 2021 vent’anni di lente ma significative conquiste civili sono andate in frantumi, il popolo afghano si è ritrovato sempre più solo e smarrito. L’orda talebana ha infatti distrutto tutto, demolendo in pochi giorni diritti e libertà. Perseguitando e uccidendo.
Tra quanti hanno scelto di non voltare le spalle rifugiandosi nell’indifferenza c’è l’ong ebraica Hias, nata a fine Ottocento come Hebrew Immigrant Aid Society, che ha messo a disposizione le proprie competenze ed energie per favorire l’accoglienza e integrazione dei numerosi profughi giunti da Kabul e dintorni. Lo stesso ha fatto IsraAid, ong fondata in Israele e nota per il suo impegno in aree di crisi del pianeta. A riconoscere il valore della loro collaborazione in questo ambito un premio assegnato dallo Afghan Institute for Strategic Studies (AISS), realtà la cui sede è stata trasferita da Kabul a Londra in seguito alla riconquista talebana del Paese.
SOPRAVVISSUTO ALLA SHOAH, AVEVA PARTECIPATO A DUE OLIMPIADI
Ben Helfgott (1929-2023)
Nato a Piotrków Trybunalski, cittadina del voivodato di Lodz, Ben Helfgott aveva 10 anni quando la Germania nazista invase la Polonia. Ed era ancora un bambino quando i tedeschi lo deportarono in campo di sterminio. Di anni non ne aveva ancora 16 quando, con altri 731 ragazzini rimasti orfani, fu trasferito dal CBF World Jewish Relief in Inghilterra. Una nuova patria e l’inizio di una nuova vita, che per Helfgott sarebbe stata anche nel segno della pratica sportiva ad altissimi livelli. Nel suo caso nel sollevamento dei pesi, che l’avrebbero visto rappresentare l’Inghilterra alle Olimpiadi di Melbourne del 1956 e a quelle di Roma del 1960. In entrambi i casi con i gradi di capitano. “Mi sentivo come se stessi rappresentando tutto il talento che non ha potuto raggiungere il suo potenziale a causa dell’orrore nazista”, avrebbe raccontato molti anni dopo in una intervista.
Scomparso negli scorsi giorni, Helfgott è stato uno dei due unici sportivi sopravvissuti alla Shoah a raggiungere il massimo traguardo possibile per un atleta. L’altro era il nuotatore francese Alfred Nakache (1915-1983), che era sceso in vasca sia a Berlino ’36 che ad Amsterdam ’48.
L’edizione odierna esce grazie alla disponibilità del direttore responsabile uscente, che in attesa del compimento dell’iter predisposto dall’Ente editore per riassegnare l’incarico e su richiesta dell’Ente stesso, si è reso disponibile a garantire provvisoriamente i requisiti di legge. La redazione esprime la propria gratitudine per questo suo gesto.