La più ingente donazione mai fatta a un centro di ricerca israeliano – 50 milioni di dollari – è stata recentemente annunciata dall’Università Ebraica di Gerusalemme. La benefattrice è Lily Safra, predicente della Edmond J. Safra Foundation, e la somma sarà destinata alla realizzazione di un Centro Interdisciplinare di ricerca sul cervello. L’Università si è impegnata a contribuire con altri 80 milioni di dollari, che porteranno alla realizzazione di un centro di eccellenza, fra i primi al mondo, il cui progetto è stato messo a punto con la collaborazione di due premi Nobel, il professor Bert Sakmann di Heidelberg e il professor Richard Axel di New York.
La scienza del cervello è tra le più giovani. Solo negli ultimi tre secoli se ne è compresa l’importanza – per millenni il cuore fu considerato l’organo più importante del corpo. Fu Descartes, filosofo, scienziato e matematico, a decretare l’egemonia del cervello: anche se erroneamente riteneva che fosse la ghiandola pineale la sede del pensiero e dell’anima. Ma mentre si sono fatti immensi progressi nella comprensione del funzionamento e nella terapia del cuore, non si può dire lo stesso nel caso delle malattie cerebrali. Soprattutto quelle legate al Sistema nervoso centrale, prevalenti nella popolazione che invecchia. Anche perché solo grazie alla tecnologia si riesce a penetrare nei processi di funzionalità cerebrale: la vecchia anatomia serve a poco o a nulla.
Il cervello è oggi la nuova frontiera della ricerca medica. In tutto il mondo i ricercatori sono impegnati nello studio di questo organo le cui alterazioni funzionali si ripercuotono su tutto il corpo e su tutte le facoltà.
L’Universita Ebraica di Gerusalemme è all’avanguardia in questo settore , che coinvolge molte discipline, dalle neuroscienze alla chimica, alla fisica, alla biologia, ma anche alla filosofia e all’arte. E infatti da anni esiste presso la HUJ un Centro interdisciplinare per lo studio del cervello, che manca però di una sede. Gli scienziati sono perciò distaccati in edifici e campus diversi, e comunicare comporta faticosi spostamenti, “e la necessità di prendere appuntamento” spiega Idan Segev, fondatore del Centro, che lo ha diretto fino all’anno scorso; “mentre sarebbe fondamentale poter essere sempre in contatto, tante idee nascono bevendo insieme un caffé o incontrandosi per caso nel corridoio”.
L’urgenza di comprendere i meccanismo di funzionamento e di degenerazione del cervello non è solo scientifica. “Entro una quindicina di anni non avremo la capacità finanziaria di provvedere ai problemi della popolazione che invecchia, dovuti in gran parte alla degenerazione del cervello, e che già oggi rappresentano un problema devastante, per il malato, la sua famiglia, la società” -spiega il prof. Eilan Vaadia, che è stato nominato direttore del Centro in fieri – “manca l’edificio, ma le ricerche interdisciplinari procedono”.
Nella nuova sede, dove lavoreranno fianco a fianco neuroscienziati, medici, biologi, chimici, psicanalisti, filosofi, artisti (grande interesse suscita in questo momento alla Hebrew University il rapporto tra cervello e creatività artistica), si studieranno i geni, le molecole e le cellule nervose del cervello; la struttura e il funzionamento dei circuiti neuronali; l’attività elettrica e la comunicazione tra aree diverse del cervello con l’obiettivo di comprendere come i sensi, il movimento e i pensieri sono creati; i processi cognitivi e la funzionalità cerebrale; e anche aspetti più teorici, come la costruzione di modelli del sistema nervoso centrale. “Ci proponiamo di arrivare a riparare il cervello, restaurando la normale attività cerebrale nelle persone anziane” spiega Vaadia. Ci sono nuove tecniche tridimensionali che consentono di identificare e seguire ogni singola cellula del cervello –cioè l’hardware- per comprenderne il software, il funzionamento.
Parkinson, Alzheimer, autismo sono alcuni dei settori in cui la HUJ sta portando avanti ricerche rivoluzionarie. “Ma ci manca lo spazio” sostiene Haim Sompolinsky, tra i fondatori dell’attuale centro di ricerche interdisciplinari sul cervello; “la generosa donazione di Safra ci consentirà di portare in Israele i giovani più promettenti, istituire dottorati, cattedre, scambi internazionali. Guardiamo alla prossima generazione, cresciuta nella tecnologia per sviluppare modelli sempre più precisi del nostro computer organico”.
Israele, nonostante i quotidiani problemi legati alla sua sopravvivenza, è un faro nel mondo per la ricerca scientifica. Il nuovo centro, che nelle speranze dei suoi ideatori sarà anche un’opera d’arte architettonica a incoronare il Monte Scopus, simbolo di Gerusalemme, contribuirà a ratificare l’eccellenza del Paese, in uno dei settori più cruciali per l’umanità intera.
“Invitiamo tutti ad aiutarci a realizzare questo progetto” invita Yoram Cohen, vicepresidente dell’Università Ebraica di Gerusalemme. “Dobbiamo raccogliere 80 milioni di dollari. Sembra un’utopia, ma noi israeliani ci siamo dimostrati capaci di realizzare le utopie”.
Viviana Kasam