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“L’accoglienza è sempre possibile,
la storia del Pitigliani ce lo insegna”

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“Cosa mi aspetto? Che se ne parli, che ci si confronti, che alcuni spunti vengano ripresi e sviluppati. Anche perché non è detto che il nostro lavoro finisca qua”.
Dirigente del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Micaela Procaccia è curatrice del volume Una storia nel secolo breve in cui si racconta la vicenda del Pitigliani, l’ex orfanotrofio della Comunità ebraica romana oggi imprescindibile punto di riferimento della stessa. Oltre 700 pagine di storie, aneddoti e testimonianze dedicate ai 70 anni che vanno dal 1902 al 1972. Un lavoro collettivo di ricerca che parte da lontano e che sarà al centro di una giornata davvero speciale per l’istituto, atteso questa domenica da una maratona di ricordi e di emozioni.
Appuntamento alle 17.30 per la presentazione del libro (che è pubblicato da Giuntina e ha tra le sue anime anche Angelina Procaccia, Sandra Terracina e Ambra Tedeschi), ma anche per una mostra fotografica ad hoc e un brindisi.
Spiegano le autrici: “La storia che abbiamo raccontato si svolge attraverso due guerre mondiali, una terribile persecuzione, un secondo dopoguerra segnato da espulsioni e migrazioni. Eppure, nonostante che, in una parte di questo periodo, i bambini in fuga e gli adulti che avrebbero dovuto accoglierli fossero tutti in pericolo di vita, sempre e comunque, nel bene e nel male, con tutti i limiti delle persone e delle istituzioni, questi bambini hanno trovato asilo. Questo ci ricorda che l’accoglienza è sempre possibile”. Per questo, sottolinea Procaccia, è venuto naturale dedicare il libro a tutti i bambini “che cercano oggi un rifugio”.
storiaLibro che è una vera e propria ricerca a carattere storiografico-scientifico, ma con quel tocco di colore che lo rende ancora più interessante da leggere. Libro che è ambientato a Roma, inevitabilmente, ma che riguarda in realtà l’intero ebraismo italiano. Sia perché molti protagonisti vengono da fuori. Sia per i valori universali che sono testimoniati e veicolati. “Questa storia nel secolo breve – spiega infatti Procaccia – è una storia di rapporti di ebrei di varie provenienze, alle prese con le molte opportunità ma anche con le difficoltà dell’incontro tra diversi. Problemi quotidiani, piccole e grandi sfide da risolvere, che sono l’essenza dell’integrazione”.
Le vicende dell’ebraismo romano e italiano dopo la definitiva unificazione del paese, durante gli anni della Prima guerra mondiale, della persecuzione fascista e nei mesi dell’occupazione, la faticosa ricostruzione, l’accoglienza degli orfani dei deportati e poi di bambini e ragazzi ebrei espulsi dai paesi arabi o profughi dall’Europa orientale, fino alla trasformazione dell’Istituto negli anni ’70, in linea con i nuovi orientamenti educativi e assistenziali. Un itinerario raccontato, fino al dettaglio, nelle pagine del libro.
Tre diverse categorie di protagonisti hanno voce: i benefattori, il personale dipendente, i fruitori del servizio. Racconti e impressioni che non sempre coincidono, un incontro che talvolta diventa scontro. Ma con una grande lezione di fondo: “Questo lavoro di ricerca ci ha confermato come nelle nostre Comunità molto si discuta, molto ci si accapigli anche su futili questioni. Davanti ai grandi problemi, davanti alle grandi minacce, tutto questo viene però accantonato. Nell’emergenza – conclude Procaccia – i litigi rientrano e si riscopre un’unità di fondo”.

a.s twitter @asmulevichmoked

(16 febbraio 2017)