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Firenze, a 150 anni dal Congresso
L’apporto dei Maestri piemontesi

Al termine dei lavori del primo Congresso Israelitico tenutosi a Ferrara nel 1863, con una numerosa partecipazione dei rabbini delle grandi ma anche di tante piccole Comunità ebraiche del neonato Regno d’Italia, fu deciso di riprendere dopo tre anni a Firenze la discussione dei molti problematici argomenti rimasti in sospeso.
Il secondo Congresso, organizzato quindi dall’avv.Dante Coen segretario dalla Comunità fiorentina allora presieduta dal banchiere David Levi, ebbe luogo il 30 aprile 1867 e per il suo 150° anniversario si è svolto ieri un seminario di studio su “I rabbini piemontesi e il Congresso Israelitico di Firenze” per iniziativa della professoressa Ida Zatelli, docente di ebraico, che lo ha ospitato nella sua Università, e del professor Alberto Cavaglion che pure vi tiene dei corsi ed essendo piemontese ben conosceva l’apporto dato dai rabbini delle sua regione, così ricca di attive Comunità, ed in particolare dal rabbino Salomone Olper, che per breve tempo era stato in cattedra a Firenze, sua terra di esilio dopo i moti veneziani del 1848.
Carteggi relativi ai due congressi si trovano in quasi tutti gli archivi comunitari ma ovviamente ne sono particolarmente ricchi quello di Firenze e quello di Torino, intitolato alla famiglia Terracini che ha fatto importanti donazioni.
Dopo le parole di apertura di rav Joseph Levi e della professoressa Zatelli e il saluto dato da chi scrive a nome del Consiglio della Comunità ebraica, per primo Cavaglion, che fungeva anche da moderatore, ha introdotto l’argomento leggendo alcune lettere dell’epoca e il programma del Congresso del 1867 mentre la dottoressa Chiara Pisacane, del’Archivio torinese, ha spiegato il percorso web che permette ora anche da lontano di consultarne le carte relative lì conservate e le prospettive future di queste nuove applicazioni.
Quindi la professoressa Tullia Catalan, di Trieste, ha tenuto un’ampia esposizione sui lavori svolti dal Congresso e la professoressa Stefania Dazzetti, di Napoli, ha spiegato molto chiaramente la condizione giuridica, e in particolare la Legge Rattazzi, in rapporto con le minoranze religiose.
Liana Funaro, profonda conoscitrice del mondo ebraico fiorentino e livornese di quell’epoca, si è invece soffermata ad illustrare alcuni dei più impegnati congressisti e Asher Salah ha illustrato l’apporto dato anche da lontano dal rabbino Marco Mortara, instancabile sostenitore del suo progetto di un sinodo rabbinico in Italia.
Infine il professor Alberto Legnaioli, di Firenze, si è nuovamente soffermato sulle carte dell’Archivio Terracini parlando del rabbino Lelio Hillel Cantoni, in cattedra per 25 anni a Torino dove è deceduto nel 1857, che per primo avrebbe voluto un’organizzazione centrale delle Comunità e dei Rabbini.

Lionella Viterbo

(28 aprile 2017)