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Israele e Arabia Saudita, nemici comuni
“Iran e Hezbollah minacciano il mondo”

EFE91613-B234-4305-9F0F-D1A08A5DD313_cx0_cy9_cw0_w1023_r1_s“Per la prima volta nella mia vita, molti altri stati della regione riconoscono che Israele non è il loro nemico. Riconoscono che Israele è il loro alleato. I nostri nemici comuni sono l’Iran e l’Isis. I nostri obiettivi comuni sono la sicurezza, la prosperità e la pace. Credo che nei prossimi anni lavoreremo insieme per raggiungere questi obiettivi e collaborare apertamente”. Nel suo discorso di un anno fa alle Nazioni Unite, il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (nell’immagine durante una conferenza stampa tenuta la scorsa settimana a Londra in merito alla minaccia iraniana) aveva già chiarito che gli equilibri in Medio Oriente stavano cambiando e nuove alleanze, seppur sotto traccia, si stavano delineando. La notizia del dispaccio inviato dal ministero degli Esteri israeliano alle ambasciate del Paese nel mondo è una conferma di come il quadro stia cambiando: nella direttiva di Gerusalemme, l’indicazione di iniziare una campagna diplomatica contro Iran e Hezbollah, includendo il sostegno alle affermazioni dell’Arabia Saudita che ha indicato i due alleati sciiti come responsabili dell’attacco missilistico lanciato contro Riad nel fine settimana scorso (a far partire il razzo, abbattuto, il movimento yemenita Huthi, che gode del sostegno proprio dell’Iran). La missiva diplomatica, stando a quanto risulta al canale 10 israeliano che per primo ha riportato la notizia, è stata inviata domenica scorsa, il giorno dopo che l’ ex primo ministro libanese Saad Hariri ha annunciato – sorprendendo molti – le sue dimissioni dalla presidenza. Una decisione resa nota durante la sua visita in Arabia Saudita. Nell’occasione, Hariri ha detto di temere per la sua vita, sostenendo che vi sia un complotto per ucciderlo, e ha aspramente criticato l’influenza di Hezbollah e Iran sul suo paese. “Gli eventi in Libano e il missile balistico lanciato dagli Huthi contro l’aeroporto internazionale di Riyad dovrebbero indurre [il mondo] ad aumentare la pressione su Iran e Hezbollah su una serie di questioni, dalla produzione di missili balistici ai suoi sforzi di sovvertire l’ordine regionale”, si legge nella nota del ministero degli Esteri. “Su richiesta del direttore generale, vi viene chiesto di contattare urgentemente i ministeri degli Esteri e altre entità pertinenti a livello governativo e di sottolineare che le dimissioni di Hariri e i suoi commenti sulle ragioni che lo hanno portato a dimettersi dimostrano ancora una volta il carattere distruttivo dell’Iran e di Hezbollah e come costituiscano un pericolo per la stabilità del Libano e dei paesi della regione”. Gli interessi di Israele dunque convergono con quelli dei sauditi: tra i due paesi non ci sono rapporti diplomatici ufficiali ma nelle scorse settimane era stata data la notizia che rappresentanti ufficiali del governo saudita si fossero recati a Gerusalemme in segreto. Riyad ha seccamente smentito la notizia ma rimane il fatto che su Iran e Hezbollah i due paesi lavorano di fatto nella stessa direzione. “Quando mi si dice che l’Arabia Saudita è un nostro partner strategico mi corre un brivido lungo la schiena – Amir Weissbrod, Capo della Divisione di Ricerca Politica del ministero degli Esteri israeliano – È vero però che i nostri interessi in questo momento storico convergono. Entrambi siamo contro l’Iran e Hezbollah”. Ma, come scrive Haaretz, i sauditi vorrebbero che a fare il lavoro sporco per loro fosse proprio Israele. Secondo quanto ha scritto l’ex ambasciatore Usa in Israele Dan Shapiro, le dimissioni di Hariri spingeranno Hezbollah a confrontarsi con le implicazioni della crisi politica ed economica in Libano. L’ organizzazione sciita, a sua volta, potrebbe poi dirigersi verso un confronto militare con Israele per unire il pubblico libanese intorno a sé ed è quello che, denuncia Shapiro, vorrebbero i sauditi. A Riyad uno scontro Hezbollah-Israele farebbe infatti comodo in chiave anti-iraniana. “Shapiro – scrive l’analista militare di Haaretz Amos Harel – non è l’ unico a sollevare la possibilità di un tale scenario. Dov Zakheim, che ha ricoperto incarichi di alto livello al Pentagono durante l’ amministrazione Reagan, ha scritto questa settimana un articolo su Foreign Policy in cui discute l’alleanza tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e Israele. Ha notato che la visita di Kushner a Riyad è stata la terza da quando Trump è entrato nella Casa Bianca. Zakheim afferma che la combinazione Trump, Netanyahu e Mohammad bin Salman (il sovrano saudita che ha lanciato una campagna di epurazioni all’interno del suo paese) lascia aperta qualsiasi possibilità. Zakheim sostiene che i tre stiano pianificando qualcosa, e sembra un piano per esercitare pressioni sull’Iran”. “Israele, – sottolinea Harel – deve ora muoversi in circostanze estremamente delicate. Il successo del regime di Assad, la crescita della presenza russa in Siria e la crescente influenza dell’Iran hanno creato una situazione nuova e poco chiara. Proprio per questo motivo, secondo lo Stato maggiore israeliano, è necessario definire le regole del gioco che manterranno la libertà di Israele di operare militarmente sul fronte nord”. Secondo Weissbrod, Israele non vuole il conflitto e non lo porterà avanti certo su pressione saudita ma solo nel caso in cui si renda conto che dal Libano vi è un pericolo imminente alla sua sicurezza. Le difficoltà della campagna del 2006 sono ben stampate nella mente dei generali israeliani. Allora Hezbollah aveva 13mila razzi in grado di colpire ogni punto di Israele, per lo più fornite dall’Iran. Ora la potenza di fuoco del movimento terroristico libanese è salita a 130mila missili. Sono loro una delle grandi incognite e minacce per il futuro del Medio Oriente.

d.r.