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Ebrei, una storia italiana

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Si è sciolta la tensione, e Anna Foa finalmente sorride, e con lei Daniele Jalla e Giancarlo Lacerenza, curatori della mostra “Ebrei, una storia italiana. I primi mille anni”, che viene inaugurata oggi al Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara. Si è chiusa da poco la prima parte della grande giornata del Meis e in una inaspettata giornata di sole chiacchierano e sorridono commentando l’allestimento i tantissimi che hanno partecipato a Ferrara alla conferenza stampa in via Piangipane. Dopo un primo appuntamento con i giornalisti stranieri, guidato questa mattina da Sharon Reichel – poi presentata da Jalla come conservatrice del museo – è stato il momento di svelare l’installazione multimediale che aprirà il percorso espositivo. Curata da Giovanni Carrada e Simonetta Della Seta, la direttrice del Meis citata con enorme stima e apprezzamento oggi nei discorsi di tutti, assente per motivi familiari, ha colpito ed emozionato con la narrazione delle vicende degli ebrei italiani. Narrata in prima persona, con un approccio narrativo coinvolgente, è un fascinoso primo approccio alla narrazione ti taglio più storico e didattico della mostra.
Poco dopo il presidente del Meis Dario Disegni ha accolto i presenti con evidente emozione, ringraziando tutti coloro che hanno lavorato in questi anni per portare a compimento un’impresa che – ha sottolineato – è a volte sembrata sul punto di fallire. Accanto a lui il ministro Dario Franceschini, evidentemente molto soddisfatto per un risultato che ha superato le sue aspettative, ha ascoltato con attenzione i discorsi del sindaco, Tiziano Tagliani, che ha voluto ricordare come sia forte e antico il legame della città con la sua comunità ebraica. Un legame, come ha scritto Paolo Rumiz sull’edizione odierna di Repubblica, che si respira in ogni strada, che permea ogni sasso. A Michele Coppola, responsabile dei progetti culturali di Intesa San Paolo – che grande sostegno ha dato al Meis – il compito di ricordare come anche per le imprese sia importantissimo puntare sui progetti culturali, in cui l’ebraismo ha un ruolo importante. E Franceschini, in chiusura di conferenza stampa, ha mostrato una volta di più quanto sia forte l’impegno del suo ministero e suo personale per il Museo dell’Ebraismo Italiano: dopo i ringraziamenti, poco formali e molto sentiti, ha ricordato come, da Ferrarese, abbia avuto sin da ragazzo un rapporto forte con l’ebraismo, reso ancora più concreto da una lontana parentela con l’assistente della Nuta, personaggio storico della comunità. Assunta Benvenuta Ascoli, che tutti conoscevano come “La Nuta” aveva un piccolo negozio, su Via Mazzini, dove vendeva specialità ebraiche, tra cui – citato con nostalgia da Franceschini – il caviale dello storione del Po. Ha anche annunciato un nuovo finanziamento che servirà a sostenere – dopo i lavori – la gestione ordinaria del Meis e, progetto a cui lavora da tempo, una ristrutturazione del sistema museale italiano.
A Daniele Jalla è toccato poi il compito di introdurre il momento che tutti attendevano, raccontando i principi che hanno guidato il lavoro dei curatori, prima di accompagnare autorità e giornalisti in una vista guidata dell’esposizione. Ed è stato il momento che tutti aspettavano: gli spazi una volta adibiti a carcere sono oggi diventati il primo nucleo di un centro museale che è destinato a diventare un hub culturale vivo e vivace, e aperto a tutti coloro che vorranno scoprire qualcosa in più della cultura e delle tradizioni millenarie della minoranza ebraica italiana.
Un obiettivo centrato: sotto la guida della direttrice, Simonetta Della Seta, il lavoro del comitato scientifico, dei curatori, degli allestitori ha portato a una mostra che coniuga il rigorosissimo taglio storico con una non comune capacità di coinvolgere i visitatori, che negli spazi tortuosi e affascinanti di quello che era un carcere potranno scoprire cosa è stata quell’esperienza di libertà, indipendenza di spirito e di pensiero e di forza che una piccola e indomita minoranza ha saputo esprimere. Ebrei, una storia italiana.

a.t. twitter @ada3ves