Per liberare il Congo dall’odio,
un leader dalle radici ebraiche

oïse KatumbiMentre il mondo occidentale il 27 gennaio ricordava il Giorno della Memoria e la costruzione della democrazia europea sulle ceneri di Auschwitz, in Africa un paese vedeva nuovamente sbarrata la strada verso il rispetto dei valori democratici: si tratta del Congo, dove la direttrice della Commissione Elettorale Nazionale Indipendente (CENI) Corneille Nangaa ha annunciato che non sarà possibile indire le elezioni presidenziali e amministrative prima del 2023. Elezioni che si dovevano tenere nel 2016 ma che Joseph Kabila, l’autoritario presidente congolese, continua a far rimandare, reprimendo nel sangue e con la violenza l’opposizione guidata, tra gli altri, dalla chiesa locale. Il 23 gennaio scorso, ad esempio, centinaia di persone sono state arrestate mentre protestavano contro il governo. Le forze di sicurezza hanno ucciso almeno sei persone e ci sono state decine di feriti. Le proteste sono state organizzate nella capitale Kinshasa, a Kisangani e a Bukavu per chiedere le dimissioni di Kabila, che avrebbe dovuto finire il suo mandato più di un anno fa. Tra i suoi più strenui oppositori nonché – teoricamente – possibile candidato alla presidenza, c’è Moïse Katumbi: cinquantunenne, figlio di madre congolese e padre greco-italiano. Quest’ultimo era Nissim Soriano, ebreo sefardita che emigrò dall’isola di Rodi nella Repubblica Democratica del Congo tra le due Guerre mondiali per sfuggire ai nazifascismo e alle leggi razziali emanate nel 1938 da Mussolini (Rodi allora era sotto giurisdizione italiana).
Come racconta il post, “Katumbi è nato e cresciuto vicino al confine con lo Zambia, nella provincia più meridionale e più ricca della RDC, il Katanga. Qui ha anche costruito il suo successo politico e ha ottenuto un’ampia popolarità: nel 2007 è stato eletto governatore del Katanga, incarico che ha mantenuto fino al 2015 rimanendo uno stretto alleato del presidente Kabila. Già nel 2009 il quotidiano belga Le Soir parlava molto bene di Katumbi: scriveva cose come «dovunque vada, quest’uomo ci sa fare»; descriveva i suoi successi in politica e nel mondo degli affari e la sua grande eleganza e ricercatezza nel vestirsi; spiegava che era riuscito a farsi piacere da tutto il settore dell’industria estrattiva locale (minatori indipendenti e alti dirigenti), su cui è basata l’economia del Katanga”.
Il padre invece, Nissim Soriano era arrivato in Congo nel 1938, nella città meridionale di Kasenga e si diede al commercio del pesce sul lago di Mweru. Un lavoro che il figlio manderà inizialmente avanti. Soriano, come racconta il Forward, fece amicizia con un influente capo locale e ne sposò la figlia. Nel 1964, quattro anni dopo che il Congo aveva conquistato l’ indipendenza dai belgi, nacque suo figlio Moïse Katumbi.

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