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Netanyahu e la minaccia iraniana
“Chi ci attacca, verrà colpito”

nrod

“Ieri abbiamo dato seri colpi alle forze iraniane e siriane. Abbiamo inequivocabilmente chiarito a tutti che le nostre regole di azione non sono cambiate”.
Aprendo la riunione di gabinetto che si è svolta questa mattina a Gerusalemme, il premier israeliano Benjamin Netanyahu è tornato su quanto accaduto nelle scorse ore nei cieli siriani. Uno scenario che sembra far presagire momenti di tensione ancora più aspri nel prossimo futuro. “Continueremo a colpire tutti quelli che cercano di attaccarci” ha assicurato Netanyahu, rivolgendosi alla squadra di governo. Dichiarazioni in linea con quanto affermato ieri a proposito della provocazione iraniana: “Ha violato la nostra sovranità facendo infiltrare un suo drone nello spazio aereo israeliano dalla Siria. La nostra politica è chiara – le parole del premier a caldo – Israele si difenderà contro ogni aggressione ed ogni tentativo di violare la sua sovranità”.
Sono date in miglioramento intanto le condizioni dei due piloti israeliani feriti dai colpi esplosi dalla Siria durante l’inseguimento al drone iraniano, che hanno portato all’abbattimento di un caccia di Gerusalemme precipitato poi nei pressi del villaggio di Harduf (i due piloti si sono salvati lanciandosi con il paracadute). Per il portavoce militare israeliano Jonathan Conricus, che ne ha parlato durante un incontro con la stampa internazionale, Siria e Iran starebbero giocando con il fuoco.
Contestualmente è stato dato l’annuncio di un rafforzamento di misure di sicurezza nel Nord del paese, la zona più esposta ad eventuali attacchi. Una minaccia più concreta che è in passato. Secondo le stime israeliane infatti il gruppo terroristico Hezbollah sarebbe in possesso di circa 150mila razzi a corto, medio e lungo raggio e potrebbe contare su circa 50mila uomini (compresi i riservisti). In una eventuale guerra contro Israele si stima inoltre che Hezbollah sarebbe in grado di lanciare circa 1500-2000 missili. Circa dieci volte di più rispetto al conflitto del 2006.

(11 febbraio 2018)