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Israele, la politica fiscale
che non piace alle Chiese

rassegnaLa chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme è stata chiusa ieri dalle autorità cristiane della città per protestare contro le misure fiscali che la municipalità locale vorrebbe applicare ai loro beni e contro un progetto di legge della Knesset, il parlamento israeliano, che le interessa da vicino. La scelta di chiudere il Santo Sepolcro viene definita dai quotidiani italiani una mossa quasi senza precedenti: a disporla, il patriarca greco ortodosso Theophilos III, il Custode di Terra Santa Francesco Patton e il patriarca armeno Nourhan Manougian, secondo cui la chiusura a tempo indeterminato sarebbe una forma di opposizione “a una campagna sistematica di Israele volta a danneggiare la comunità cristiana”. Repubblica spiega come “di fronte a una protesta così estrema, come quella di chiudere uno dei luoghi sacri dove ogni anno si recano in pellegrinaggio centinaia di migliaia di persone, il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, si è difeso attaccando”. “La Chiesa del Santo Sepolcro – ha spiegato Barkat – e gli altri luoghi di culto e di preghiera resteranno esenti da tasse municipali. Ma è ingiusto e irragionevole che aree commerciali, come alberghi, sale di ricevimento, residenze, negozi o ristoranti, siano esenti dalle tasse solo per essere di proprietà della Chiesa”. Secondo Barkat, la città perde ogni anno milioni di euro di risorse che potrebbero essere spesi nei servizi ai cittadini. L’altra norma contro cui protestano i leader religiosi – arrivati fino a definirla un “legge discriminatoria e razzista che prende di mira soltanto le proprietà cristiane e che ricorda a noi tutti le leggi di natura simile contro gli ebrei negli anni bui dell’Europa” – è quella allo studio alla Knesset, che, spiega il Giornale, “prevede l’espropriazione, per mano dello Stato d’Israele, dei terreni venduti a partire dal 2010 dalla Chiesa cattolica romana e da quella greco-ortodossa a imprenditori privati e metterebbe a rischio gli attuali residenti, che nell’arco dei prossimi 20-50 anni potrebbero essere costretti a lasciare le proprie case e restare senza un tetto”. “Il mio disegno di legge si occupa di cosa succede dopo che i diritti sulla terra sono stati venduti a terzi” dalle Chiese, spiega la parlamentare Rachel Azaria, firmataria della legge.

Siria, la tragedia di Ghouta non si ferma. Sabato il Consiglio di Sicurezza Onu aveva approvato il cessate il fuoco a Ghouta, l’area alle porte di Damasco, ma i raid del regime di Assad, sostenuto da Russia e Iran, sono continuati. E a dare un volto a questa tragedia, le foto di un giovane siriano, Firas Abdulla, pubblicate da Repubblica: “Gli scatti che vedete in queste pagine sono i miei: li ho realizzati per provare a raccontare a voi che siete lì fuori come si vive qui”. E in queste ore “torna con forza l’accusa al regime siriano di utilizzare armi chimiche contro i civili e i gruppi ribelli”, racconta il Corriere. “Secondo l’Associazione medica siriano-americana, che sostiene alcune strutture sanitarie nel quartiere devastato, e l’Osservatorio siriano per i diritti umani sarebbero stati rilevati segnali di intossicamento per gas al cloro”.

Indifferenti alla guerra. Sul conflitto in Siria, Pierluigi Battista (Corriere) denuncia l’indifferenza occidentale: “Non sono guerra le carneficine di oltre sette anni che il carnefice Assad ha provocato in Siria, anche usando il gas contro il suo popolo. Non è guerra la demolizione di Aleppo. Non è guerra la decimazione dei curdi, equamente massacrati dai turchi, dai siriani, dagli iracheni filo-Teheran. Non sono guerra i missili che in Libano Hezbollah, foraggiato dall’Iran, sta ammassando ai confini di Israele e l’Europa delle cancellerie inette e inesistenti si indignerà solo se Israele vorrà reagire al primo lancio di quei missili”.

Elezioni. No alle larghe intese è il messaggio che arriva dai diversi leader politici italiani prima delle elezioni nazionali del 4 marzo. “Mai larghe intese con i populisti e gli estremisti”, le parola di Paolo Gentiloni, in rappresentanza del Pd, confermate dal segretario Matteo Renzi, intervistato oggi da La Stampa. Mentre Silvio Berlusconi, scrive il Corriere, la prende da un altro verso ma, di fatto, anche lui per ora cancella l’ipotesi della grande coalizione: “Con questo sistema, la maggioranza ce l’ha chi ottiene il 40%. Così a quelli del Pd e del M5s, che hanno rispettivamente il 21% e il 27%, dico che chi ama l’Italia vota Forza Italia…”. E anche Luigi Di Maio conferma il veto alle larghe intese, che però pensa a un contratto con le altre forze politiche, riporta la Stampa.

Chi è Ahed Tamimi. Il Fatto riporta la vicenda della palestinese di 17 anni Ahed Tamimi, in stato di detenzione in Israele per aver colpito un soldato israeliano e fa parlare alcuni palestinesi sulla vicenda. Come Ehab Ewedat, 23 anni che si chiede: “Ma che senso ha uno schiaffo? Cosa cambia? I miei, se mi avessero visto discutere con un soldato, si sarebbero precipitati a tirarmi via: non sarebbero certo stati lì a filmare come la madre di Ahed. Genitori così istigano i figli. E consapevolmente o meno, finiscono per usarli e strumentalizzarli, privandoli del diritto di essere bambini. Esattamente quello che fa Israele. Vivo a Hebron, che non è molto diversa da Nabi Saleh, perché è l’unica città in cui i coloni non vivono in insediamenti, ma in mezzo a noi, casa per casa: e quindi gli scontri sono quotidiani. Gli attivisti sono molti, fondamentali, certo. Ma diciamo la verità: sono anche uno contro l’altro, tutti in competizione tra caccia a fama e finanziamenti. Da quando sono arrivati gli internazionali, è diventato tutto una specie di sceneggiata. Di attrazione turistica. Sembra che la resistenza consista nello sfidare i soldati ai checkpoint. Nell’intossicarsi un po’ di gas. Ma è tutto molto più complesso. Perché non siamo contrapposti: siamo interconnessi economicamente e amministrativamente. E il mondo invece pretende di congelarci nell’immagine del ragazzo con la kefiah e la fionda, e da noi si aspetta solo il sacrificio in nome della terra, speculare a quello dei coloni, che per stare inchiodati alla terra, abitano in luoghi assurdi, colline di sassi in cui a stento sopravvivono le capre. Resistere è restare qui, ma vivendo una vita vera. E invece adesso Ahed sarà rilasciata, e inizierà a girare per conferenze in tutto il mondo”.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked