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19 febbraio 2019 - 14 Adar I 5779
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memorie

Salonicco, una storia da portare alla luce

img headerNico Pirozzi / SALONICCO 1943. AGONIA E MORTE
DELLA GERUSALEMME DEI BALCANI
/ Edizioni dell'Ippogrifo

Nico Pirozzi, in questi anni, ci ha ben abituati. Vicende sottratte all'oblio in cui erano confinate da decenni, appassionate battaglie per la giustizia e la verità storica portate a conclusione. Tra tutte, lo sradicamento dalla toponomastica di Gaetano Azzariti, presidente del Tribunale della Razza a lungo omaggiato di una strada del centro di Napoli che è oggi intitolata a una giovanissima vittima del nazifascismo: Luciana Pacifici. Il suo ultimo lavoro, "Salonicco 1943. Agonia e morte della Gerusalemme dei Balcani", pubblicato da Edizioni dell'Ippogrifo, conferma questa tradizione di incontro tra passione civile e narrazione efficace.
Dopo tante storie napoletane, Pirozzi ci porta altrove. Ma è una storia che, come subito si evince, ci riguarda da vicino. Un tempo sede di una fiorente comunità ebraica devastata dalla soluzione finale, Salonicco è lo scenario di una vicenda che tira in ballo eroismi e miserie della diplomazia negli anni bui. Un tema al centro dell'attenzione come ricorda anche l'allestimento in corso alla Casina dei Vallati a Roma - “La diplomazia italiana di fronte alla persecuzione degli Ebrei (1938-1943)” - attraverso cui la Fondazione Museo della Shoah ha scelto di rapportarsi a quel periodo portando sotto gli occhi di tutti nuovi documenti relativi all'operato di funzionari e ambasciatori.

a.s. 

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narrativa

Vite di donne attraverso un secolo

img headerCinzia Leone / TI RUBO LA VITA / Mondadori

Vite rubate. Come quella di Miriam, moglie di un turco musulmano, che nel 1936 decide di sostituirsi al mercante ebreo con cui è in affari, costringendo anche lei a cambiare nome e religione.
A rubare la vita a Giuditta, nel 1938, sono le leggi antiebraiche: cacciata dalla scuola, con il padre in prigione e i fascisti alle calcagna, può essere tradita, venduta e comprata; deve imparare a nascondersi ovunque, persino in un ospedale e in un bordello.
Nel 1991, a rubare la vita a Esther è invece un misterioso pretendente, che le propone un matrimonio combinato, regolato da un contratto perfetto...
Ebree per forza, in fuga o a metà, Miriam, Giuditta ed Esther sono le donne protagoniste del romanzo “Ti rubo la vita” di Cinzia Leone, appena uscito per Mondadori.

mdp 

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saggistica

Le radici dell'odio

narrativa

Il lato fiabesco di Einstein

Roberto Finzi / BREVE STORIA DELLA QUESTIONE ANTISEMITA / Bompiani

Citando Jean-Paul Sartre, lo storico Roberto Finzi, nel suo Breve storia della questione antisemita (Bompiani, pagine 240, €12), scrive che «l'esperienza non fa sorgere la nozione d'ebreo, al contrario è questa che chiarisce l'esperienza; se l'ebreo non esistesse, l'antisemita lo inventerebbe». Parole che da sole inquadrano un fenomeno, l'antisemitismo appunto, tutt'altro che teorico ma, al contrario, parte concreta della cultura occidentale — e arabo-islamica — da circa due millenni. Gli effetti di questo atteggiamento pregiudiziale sono in parte noti: la Shoah, massacro industriale di cinque milioni di ebrei capace di cancellarne la presenza in gran parte dell'Europa centro-orientale; in parte meno: le stragi periodiche in Europa prima, durante e dopo il Medioevo alimentate da accuse di omicidio rituale o semplicemente portate a compimento (per esempio dall'esercito di crociati in marcia verso la Terrasanta) per «ripulire» la cristianità dagli «infedeli».





Paolo Salom,
Corriere della Sera,
15 febbraio 2019


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Marie Hermanson /
LA GRANDE ESPOSIZIONE / Guanda


Il Nobel a Einstein, e non per la teoria della relatività, fu conferito nel'22, ma solo sei mesi dopo, e non a Stoccolma, egli tenne il discorso che gli permise di intascare il premio. Era l'11 luglio 1923, e lo ospitò per l'occasione Götheborg che celebrava con una grande esposizione i 300 anni della città. Einstein arrivò con due giorni di ritardo sulla tabella di marcia dei festeggiamenti e intorno a questi due giorni di mai spiegato ritardo si sviluppa la trama della Grande esposizione. Il romanzo di Marie Hermanson è una tessitura a più voci guidata da un narratore universale, con cui interferisce a tratti un testimone del tempo, un ottantenne che nel 2002 ricorda come fu coinvolto nella bagarre dell'expo e addirittura nel breve soggiorno di Einstein nel sud della Svezia. Tredicenne e orfano nel 1923, incaricato di condurre l'asina Bella (questa sì, vera presenza tra i divertimenti dell'esposizione) è la sola voce sopravvissuta a conservare la memoria, incompiuta per lui che ne ha colto solo un frammento, di un episodio drammatico della storia del grande fisico.

Marta Morazzoni,
Il Sole 24 Ore Domenica, 17 febbraio 2019


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