Prosegue, come è giusto che sia, il dibattito a proposito del progetto di giornale ebraico nazionale lanciato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane al Consiglio di Livorno dello scorso 15 marzo.
Le differenze di opinioni e di strategie, se espresse correttamente e sulla base di sentimenti di rispetto reciproco, possono costituire solo un arricchimento comune. Quello che invece rischia di nuocere agli interessi della minoranza ebraica in Italia è il tentativo di sollevare un polverone di fraintendimenti e informazioni falsate.
Avevo recentemente già segnalato come alcune indiscrezioni apparse su organi di stampa nazionali rischiassero di rappresentare la realtà in maniera distorta.
Chi le avesse consapevolmente o inconsapevolmente suscitate o manipolate si è assunto una grave responsabilità e ha danneggiato gli ebrei italiani. La pubblicazione di un servizio apparso sul numero di aprile del mensile specializzato Prima comunicazione mi costringe ora a tornare sull’argomento.
Si tratta di un articolo in cui non posso riconoscermi. Ed è importante che sia chiaro a tutti il perché.
Sebbene le dichiarazioni a me attribuite (rilasciate peraltro molte settimane fa, all’indomani del Consiglio di Livorno e ben prima che si conoscessero tutte le tematiche e gli orientamenti emersi nel frattempo) siano state correttamente riportate dal giornalista, infatti, il tono generale, la contestualizzazione e la titolazione corrono il rischio di lasciare l’impressione che il progetto presentato dall’Unione non tenga in conto le volontà, le esigenze e le autonomie delle maggiori Comunità ebraiche italiane. Si corre anche il rischio di lasciar credere ai male informati che il numero unico di una pubblicazione destinata a stimolare e difendere la raccolta dell’Otto per mille costituisca un passo irrevocabile, quasi una forzatura, verso la realizzazione di un giornale ebraico nazionale.
Ciò non è solo del tutto inesatto, ma anche ridicolo.
La realtà è ben diversa. L’Unione ha impegnato negli scorsi anni risorse ingenti per tentare di sostenere la raccolta dell’Otto per mille acquistando spazi pubblicitari sui mezzi di comunicazione.
Ora ha deciso di investire risorse molto minori per aprire con la società italiana, che lo richiede pressantemente, un dialogo più aperto e incisivo e tutelare gli interessi e il futuro della minoranza ebraica in Italia. Non più slogan, ma approfondimenti, ragionamenti, informazioni, documentazione.
Questa azione è cominciata con la realizzazione della Rassegna stampa, che ha integrato in poco più di un anno oltre 100 mila documenti; con il notiziario quotidiano l’Unione informa, che a giorni compirà il suo primo anno di vita; con il lancio del Portale dell’ebraismo italiano www.moked.it, che offre servizi a tutte le realtà ebraiche italiane e in pochi mesi ha pubblicato migliaia di articoli; con la chiamata a raccolta di collaboratori prestigiosi che offrono volontariamente la propria opera.
Il fatto che in una singola occasione venga dato alle stampe parte di questo lavoro e di questo patrimonio e venga messa a frutto parte di questa esperienza, non può in alcun modo significare che tale specifica scelta strategica possa o voglia predeterminare il futuro dell’informazione ebraica in Italia.
Il dibattito è appena cominciato e prima di tirarne le somme sarà necessario compiere approfondimenti, ascoltare la voce di tutti, lasciare che le diverse realtà possano esprimersi in totale autonomia.
Resta il fatto che la minoranza ebraica in Italia deve urgentemente trovare il modo di aprire un confronto aperto, sereno e autorevole con la società. Deve farsi capire e deve far sentire il peso che deriva non tanto dai propri esigui numeri, ma dai valori di cui è portatrice e che rappresenta.
Chi cercasse di impedirlo, o cedesse alla tentazione di divagare e di confondere le acque, presto o tardi credo sarà costretto ad assumersi la responsabilità del proprio operato.
Renzo Gattegna
Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane