Qui Roma – L’omaggio a Herzl, politico della speranza

ll sognatore che fu artefice del miracolo ebraico, l’uomo la cui fondamentale intuizione avrebbe portato di lì a breve alla nascita dello Stato di Israele. Roma torna a celebrare la vicenda straordinaria di Theodor Herzl, padre del moderno sionismo, attraverso la presentazione di un libro, Theodor Herzl - Il Mazzini di Israele, che già nel titolo accosta un suggestivo parallelismo tra due grandi “politici dell’irrealtà” protagonisti delle rispettive epopee nazionali...

ll sognatore che fu artefice del miracolo ebraico, l’uomo la cui fondamentale intuizione avrebbe portato di lì a breve alla nascita dello Stato di Israele. Roma torna a celebrare la vicenda straordinaria di Theodor Herzl, padre del moderno sionismo, attraverso la presentazione di un libro, Theodor Herzl – Il Mazzini di Israele, che già nel titolo accosta un suggestivo parallelismo tra due grandi “politici dell’irrealtà” protagonisti delle rispettive epopee nazionali. In una biblioteca Giovanni Spadolini gremitissima dibattito a più voci: oltre all’autore, il senatore Luigi Compagna, erano chiamati a portare un contributo il senatore Marcello Pera, il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, Annamaria Cossiga, Aldo Rizzo e Giuliana Limiti. Presenti tra il pubblico il presidente UCEI Renzo Gattegna e vari esponenti della classe politica nazionale tra cui i senatori Maurizio Gasparri e Fiamma Nirenstein.
Edito da Rubbettino, il volume ha la prefazione autorevole dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga e apre varie finestre su radici e sviluppi del movimento sionista oltre che sull’avvincente biografia di Herzl. Numerosi gli spunti di riflessione emersi ieri nel corso del dibattito. Tra i vari interventi molto atteso quello del rav Di Segni, che è stato dedicato alla decodificazione della visione utopistica di Herzl e al suo differente approccio nei confronti della sfera religiosa rispetto a Mazzini. Nell’approfondire la geniale personalità del giornalista ungherese, rav Di Segni ha parlato di irrealtà come di “condizione esistenziale dell’ebraismo” e citando il pensiero di un noto politico israeliano secondo cui chi in Israele non crede ai miracoli non è realista, ha sintetizzato questo singolare approccio ebraico con una battuta: “Noi ebrei siamo diversamente reali”. Applausi anche per Annamaria Cossiga, figlia del presidente Francesco Cossiga, che ha ricordato un significativo episodio familiare legato alla Guerra dei Sei Giorni e alla vicinanza di suo padre verso Israele. “Era il 1967, avevo appena 5 anni ma ricordo benissimo come mio padre auspicasse la vittoria degli israeliani. Il mio affetto per Israele e per il sionismo è nato allora”.

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