Sono giornate cruciali quelle che stiamo vivendo, grandi cambiamenti sono in atto a livello internazionale, e tutto avviene senza proclami né titoloni sui giornali. Solo grazie ad un editoriale pubblicato sul Foglio si apprende che a Pechino non si incontrano soltanto i capi di Russia e Cina, certamente interessati anche a ottimizzare i rapporti economici ed industriali tra le due potenze; a Pechino, guarda caso, c’è anche Ahmadinejad, ed allora molte cose possono diventare chiare a coloro che faranno lavorare l’immaginazione, e, con i tre, c’è anche Karzai, a dimostrazione della sempre più debole influenza nelle grandi questioni di USA ed Europa. Parallelamente Pio Pompa, ancora sul Foglio, spiega che, mentre proseguono le trattative segrete (davvero utili?) degli USA con l’Iran, e mentre aumenta l’isolamento di Israele ed Arabia Saudita, i rapporti degli ayatollah con Hezbollah sono sempre più stretti e sulle rampe di lancio libanesi arrivano anche gli scud D. Il tutto risponde alla volontà iraniana di mantenere un basso profilo in Siria e fingere di collaborare nelle vicende libanesi, non certo prioritarie in questo momento. Non è quindi un caso se proprio ieri era uscita una intervista di Netanyahu sul tedesco Bild, ripreso da molti giornali oggi; il Figaro ne parla a proposito delle forniture tedesche ad Israele di sommergibili che potrebbero venire equipaggiati con armi nucleari; Angela Merkel assicura che Israele avrebbe assunto impegni relativi alla politica nei Territori (impegni disattesi per Le Figaro), mentre non vi sono conferme di alcun genere (come d’altronde sempre avvenuto nel passato) sugli armamenti futuri di questi sommergibili. Fabrizio Stinchi scrive sulla Gazzetta del Mezzogiorno che il Capo di Stato Maggiore israeliano Benny Gantz afferma alla Knesset che le pressioni internazionali sull’Iran starebbero funzionando, e la stessa notizia è stata divulgata dal GR1 di questa mattina delle ore 7; viene da chiedersi se tale affermazione sia fatta con convinzione o per altre occulte ragioni; lo stesso Stinchi scrive infatti, in totale contrasto, che l’Iran punta a raddoppiare quest’anno le proprie esportazioni non petrolifere (da 41 a 70 miliardi di dollari), mentre si deve ricordare che la stessa Unione Petrolifera Italiana ha fatto sapere nei giorni scorsi che il nostro paese ha aumentato l’importazione di greggio iraniano del 6% (e non dimentichiamo che la Turchia ha deciso di aumentare l’interscambio con l’Iran del 50% anche se Erdogan è il politico in assoluto più vicino ad Obama). Misteri della politica? A proposito di quanto succede appunto nei dintorni di Obama è interessante l’editoriale del Foglio che sottolinea la grande amicizia tra Netanyahu e Romney (i due si conoscono dal 1976); da questa, con la collaborazione di qualche americano amico di Israele, si cerca di sottrarre ad Obama il massimo possibile di voti ebraici in una situazione pre-elettorale che appare di nuovo del tutto incerta, complice anche la crisi finanziaria e del lavoro. Gli unici successi che l’amministrazione può vantare in questo momento sono le uccisioni di qualche leader di al Qaeda (ieri è stato ucciso in Pakistan il numero due al Libi, come scrive Alberto Flores d’Arcais su Repubblica). Grandi discussioni continuano in Israele sul problema degli immigrati e l’Herald Tribune riporta le affermazioni di Netanyahu sicuro di poterne rimpatriare molti seguendo le norme internazionali. Ma il quotidiano inglese mette in risalto le posizioni di coloro della sinistra estrema che affermano che Israele dovrebbe mostrare compassione verso questi immigranti più di quanto fanno tutti gli altri stati. Posizione del tutto in contrasto con quanto scritto ieri da Yehoshua su La Stampa (che certo non è uomo di destra). Altra polemica in Israele divampa attorno alla libertà dei giornalisti di procurarsi le informazioni con ogni mezzo, fosse pure l’inserimento negli uffici degli alti comandi perpetuato tramite qualche militare; chi fosse interessato all’argomento potrà leggere l’articolo di Zecchini su Le Monde. Sullo stesso quotidiano francese si trova oggi un nuovo duro articolo di Avraham Burg che si scatena contro gli insediamenti oltre le linee del ’67 ed in favore del boicottaggio dei prodotti di questa provenienza; tutto quello che è oltre tali linee è non democratico ed illegale, e, sempre per Burg, la colonizzazione genera energie fanatiche, nazionaliste, fondamentaliste e antidemocratiche, per cui il boicottaggio diventa un passo per la pace. Nessuna parola scrive Burg sulla realtà dei palestinesi di oggi. Forte è l’interesse per quanto scrive Maria Giovanna Maglie su Libero: un conduttore televisivo in Egitto ha mostrato un video choc nel quale si vede che, nella Tunisia che starebbe progredendo, accanto alla polizia religiosa che oramai opera in totale libertà, un islamico convertitosi al cristianesimo, dopo aver rifiutato di abiurare, viene sgozzato, e la sua testa viene mostrata come un trofeo. Il coraggioso conduttore, di nome Okasha, si domanda se è questo l’Islam, proprio mentre i Fratelli Musulmani assicurano che la vita di cristiani ed ebrei sarà per sempre nella disperazione. La Maglie chiude ricordando le parole del Presidente Napolitano di incoraggiamento alla primavera araba proprio in Tunisia. In Siria intanto vengono espulsi (anche se erano già stati quasi tutti richiamati in patria) gli ambasciatori dei paesi che hanno a loro volta espulso gli ambasciatori siriani, come scrive Viviana Mazza sul Corriere, che aggiunge che i qaedisti dimostrano di essere ben presenti sul territorio avendo rivendicato l’uccisione di 13 soldati (e mentre la Giordania ne ha arrestati due che stavano per raggiungere il territorio siriano). Le Monde scrive che dopo l’eccidio di Tolosa, la recente aggressione di Lione è solo l’ultimo di troppi episodi che destano allarme; 148 atti di antisemitismo tra il 19 marzo e il 30 aprile sono stati registrati in Francia, e mentre si sperava, dopo avvenimenti particolarmente gravi, di poter registrare un periodo di relativa calma, si deve purtroppo osservare un notevole incremento degli episodi delittuosi. Perfino, in alcune scuole, degli studenti hanno rifiutato di osservare il minuto di silenzio. Al termine di questa lunga, odierna rassegna, desidero ancora ricordare l’articolo molto interessante apparso sull’International Herald Tribune che evidenzia come il mondo artistico di origini ebraiche stia cercando di mettersi in evidenza nella Polonia di oggi dove di sicuro la vita ebraica è più facile che negli anni del recente passato; e cito ancora la visita dei calciatori ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau che avviene, con diretta televisiva, mentre sto scrivendo queste parole e che è oggetto di un articolo della Gazzetta dello sport; auguriamoci che, anche grazie ad un commento che spero sia stato preparato bene, questa visita possa far comprendere ai nostri giovani certe verità tanto difficili da far passare.
Emanuel Segre Amar