È la Comunità il miglior ente gestore della Scuola ebraica? Quali possono essere le strategie migliori per reperire fondi? Come affrontare la sfida all’internazionalizzazione chiesta in modo netto dagli utenti, e come quella all’informatizzazione? Senza dimenticare naturalmente l’importanza di trasmettere valori e cultura ebraica, e di sostenere e accogliere gli utenti deboli, dal punto di vista economico, sociale o familiare. Su questi temi si sono confrontati a Milano i candidati alle prossime elezioni comunitarie e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, in programma il prossimo 10 giugno, in un dibattito organizzato dalla Fondazione Scuola della Comunità ebraica.
“Lo scopo di questa serata è creare un’occasione per fare domande e dare risposte in modo aperto, rilanciando la scuola come tema centrale del lavoro del prossimo Consiglio tanto della Comunità, quanto dell’UCEI” ha spiegato il presidente della Fondazione Marco Grego, ringraziando anche il Consiglio uscente per il lavoro svolto, prima di lasciare la conduzione della serata al direttore del Bollettino Fiona Diwan.
Sul palco un rappresentante per ogni lista (Avram Hason di Milano per l’Unione – L’Unione per Milano, Raffaele Turiel di Machar – Domani per l’UCEI, Cobi Benatoff di UCEI per la scuola, Gabrielle Fellus di Am Im, Giuseppe Chalom di Shalom, Davide Hazan di Ken 2.0, Daniele Schwarz di Welcomunity e Andrea Bardavid di Com.unità), alcuni nella duplice veste di candidati e consiglieri della Fondazione (Benatoff, Turiel, Schwartz e Bardavid), davanti a un centinaio di persone, tra cui molti candidati, genitori e insegnanti.
Visioni diverse sono state espresse riguardo al primo punto in agenda, l’ipotesi di affidare la gestione della scuola a un ente terzo rispetto alla Comunità, nonché al modello di governance interno. Favorevole all’idea Benatoff, che ha evidenziato come l’esperienza dimostri che il Consiglio non è l’organo più adatto a gestire le problematiche di una scuola; incline a dare una maggiore autonomia Bardavid, mentre nettamente contrario Hazan, che ha sottolineato come la scuola sia un elemento fortemente strategico della Comunità che deve pertanto imprimerle una strategia elaborata dalla politica ‘sana’ e dalla continuità. Dal punto di vista della governance, secondo Schwarz la soluzione starebbe nell’adottare una gestione manageriale affidata a un Direttore generale, che si occupi di curare l’efficienza e il marketing della scuola, lasciando al preside la possibilità di concentrarsi sulla didattica. Ma un avvertimento a non considerare la scuola come una semplice azienda è venuto da Hason, che ha messo in luce come sia invece necessario concentrarsi sul messaggio educativo da trasmettere. Un invito a considerare i benefici del creare una condivisione delle esperienze con le altre scuole ebraiche italiane è venuto da Turiel, che ha messo in luce come l’UCEI possa dare un fondamentale contributo, in termini di didattica, reperimento fondi e corsa all’innovazione. In questo senso ha annunciato il rilascio di un nuovo sito UCEI dedicato alla didattica, melamed.it, online nei prossimi giorni.
Fellus ha invece invitato i candidati e il futuro Consiglio ad ascoltare chi nella scuola lavora, docenti e non, per capire quali siano i problemi e le esigenze.
Non solo problemi di gestione però al centro della discussione, ma anche quale significato dare alla volontà condivisa da tutti di avere “una scuola d’eccellenza” a fronte dell’importanza di accogliere tutti e di non lasciare indietro nessuno, di essere cioè, per usare un’espressione ripetuta dal pubblico e dai candidati “la scuola pubblica della Comunità”. E poi ancora la possibilità di trovare nelle istituzioni nazionali ed europee la soluzione ad alcuni problemi: la scarsità delle risorse, ma anche per esempio porre un argine alla “fuga” degli insegnanti della scuola verso gli istituti pubblici. Ai candidati sono state poste anche delle questioni pratiche che la scuola si trova ad affrontare come la mancanza di nuovi insegnanti di classe per le elementari.
Un capitolo a parte è stato poi la decisione del collegio docenti di non partecipare a un bando indetto dalla Regione Lombardia per finanziare l’acquisto di tablet per le prime liceo, un progetto che la Scuola stava già comunque portando avanti insieme alla Fondazione, che proseguirà dunque senza i fondi regionali. La scelta è stata motivata dalla preside Esterina Dana con la difficoltà di rispettare il vincolo previsto nel bando di eliminare completamente i libri cartacei, scelta difficile da prendere negli ultimi giorni di maggio senza che fossero pubblicati i dettagli del concorso.
A chiudere la serata è stata una riflessione del rabbino capo Alfonso Arbib concernente l’aspetto della scuola che più di ogni altro a suo parere non va trascurato, la sua identità di scuola ebraica. “Scuola ebraica vuol dire trasmettere valori, cultura, pensiero ebraico non soltanto nelle ore di ebraismo, ma in ogni momento della vita scolastica. Certamente è quello che si fa oggi, ma bisogna sempre tendere al miglioramento. E per farlo è necessario considerare questa esigenza una priorità non soltanto a parole, ma anche nei fatti”.
Rossella Tercatin – twitter @rtercatinmoked