Venezia – Hadas Yaron conquista il leone alato

La migliore attrice protagonista è lei e il verdetto della giuria della sessantanovesiva Mostra del cinema di Venezia le ha assegnato un riconoscimento che fa sognare chi è ai primi passi nel mondo dello spettacolo. Per la giovanissima e bravissima attrice israeliana Hadas Yaron è festa grande. Per il cinema israeliano, per sua creatività, la sua leggendaria libertà d’espressione, per chi ha lavorato sul progetto di portare il cinema di Israle a Venezia (a cominciare dall’Israeli Film Commission e dallo straordinario staff culturale dell’ambasciatore Naor Gilon coordinato da Ofra Zarhi) il successo è ancora maggiore.
Dopo la presentazione in anteprima su Pagine Ebraiche di settembre, dopo gli applausi a scena aperta della grande platea di critici di tutto il mondo, Lemale Et Ha’Chalal (Fill the Void) di Rama Burshtein (che fra i protagonisti, assieme a Hadas Yaron, vede Yiftach Klein, Irit Sheleg e Chaim Sharir), ha già conquistato la distribuzione nelle sale italiane.
Si tratta di un film molto particolare per la capacità della regista Rama Burshtein di raccontare dall’interno il mondo haredi in maniera equilibrata e onesta, senza pregiudizi e senza idee scontate.
Lemale Et Ha’Chalal è la storia di una famiglia chassidica di Tel Aviv. La figlia più giovane, la diciottenne Shira, sta per sposarsi con un coetaneo che appartiene al suo stesso ambiente. Si realizza un sogno e Shira è emozionata. Nel giorno di Purim, sua sorella Esther, appena ventenne, muore nel partorire il primo figlio. Il dolore che colpisce la famiglia causa il rinvio delle nozze di Shira. Tutto cambia quando viene proposto a Yochay, marito della defunta Esther, il matrimonio con una vedova belga. Yochay ritiene che sia ancora troppo presto, sebbene sappia che prima o poi dovrà riprendere moglie. La madre delle ragazze, temendo che il genero possa lasciare il paese portando con sé il suo unico nipotino, suggerisce il matrimonio tra Shira e Yochay. Shira dovrà scegliere tra il proprio sogno e il dovere verso la famiglia.
“L’amore e i rapporti tra gli individui – racconta Rama Burshtein – costituiscono l’interesse principale del mio lavoro. L’arrivismo, l’indipendenza e la realizzazione di sé sono, per me, meno importanti dell’amore, di mio marito e della mia famiglia. Ciò che mi ha attratto della fede ebraica è il suo approccio all’enigma del rapporto tra uomo e donna. Questo processo mi ha letteralmente sbalordito. Lemale Et Ha’Chalal racconta una storia d’amore basata sullo spirito; ricorda l’esperienza e il sentimento del primo amore, che vive soltanto nel cuore e non ha alcun aggancio con la ragione. Il canto di un cuore verso un altro, insieme al desiderio volutamente represso è, per me, la formula vincente nella ricerca di una gioia duratura”.

g.v

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