Virtù dei Giusti e identità europea

“La coscienza non è un fatto puramente personale: è lo sguardo interiorizzato di una comunità virtuale di persone con cui abbiamo via via condiviso valori e idee morali e politiche, uno sguardo e una voce collettiva che ci osserva, ci giudica e ci avverte di ciò che è degno e di ciò che è vergogna”, ha spiegato Stefano Levi Della Torre, saggista e professore al politecnico di Milano, nell’ambito del convegno Le virtù dei Giusti e l’identità dell’Europa. Organizzato dall’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano (costituita da Comune di Milano, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e Gariwo), la prima parte di questo duplice appuntamento si è tenuta venerdì pomeriggio a Palazzo Marino, a Milano.
Un po’ come il demone nella testa di Socrate, che lo dissuadeva dal compiere azioni sbagliate. E non a caso Socrate è una delle figure più paradigmatiche del concetto di Giusto. Piuttosto che tradire la sua coscienza, pur di difendere il bene e la virtù morale, il filosofo ateniese è stato disposto a morire. E infatti, secondo la definizione elaborata dal memoriale di Yad Vashem, un Giusto è un uomo che per aiutare un perseguitato si assume un rischio, persino quello della propria vita. Ma in che modo salvare qualcuno è in relazione con la coscienza e la morale? Perché come ha espresso Stefano Levi Della Torre nel suo intervento, ogni regime persecutorio giustifica la propria violenza agli occhi del popolo con istanze vittimistiche, narcisistiche e personalistiche, cosicché “si crea un nuovo senso comune, e il Giusto si trova a dover combattere una fortissima pressione psicologica che deriva da questa propaganda per rimanere in quella che secondo lui è giustizia”. Questo hanno fatto ad esempio tutti coloro che hanno aiutato gli ebrei a salvarsi dalla Shoah, ma il titolo di Giusto si è ormai esteso anche a molti uomini e donne che si sono distinti anche in altri ambiti. E adesso ancor di più, grazie all’istituzione da parte del Parlamento europeo del 6 marzo come Giornata europea in onore e in memoria dei Giusti. Il concetto si fa così patrimonio di tutta l’umanità. Ed è proprio l’umanità ciò che sta alla base della dignità, il principio attraverso il quale, secondo il filosofo e professore all’Università di Milano Bicocca Salvatore Natoli, sarà possibile salvare l’Europa dall’attuale crisi economica, politica, valoriale e identitaria. “Etimologicamente dignità significa ciò che si addice, conviene: è dunque allo stesso tempo qualcosa che non può non essere riconosciuta ma che allo stesso tempo va meritata. E nel caso dell’uomo questo qualcosa è proprio l’umanità stessa”. Ecco perché quando si parla di Giusti inevitabilmente ci si immerge nel dibattito sui diritti umani. Essi sono figure esemplari di coraggio civile che hanno messo a rischio la propria vita in favore dei diritti umani, e il loro esempio deve servire proprio per ritrovare dei valori che vadano al di là dei semplici interessi economici, permettendo di superare i nazionalismi e la disgregazione nati in Europa in seguito alla crisi, fondandone la rinascita su principi etici comuni. Ecco perché è così importante l’attività di mantenimento della loro memoria da parte di Gariwo, il cui presidente Gabriele Nissim ha introdotto gli interventi. Ed ecco perché continua a essere importante leggere le opere e analizzare, con occhio critico per evitare di cadere nel nichilismo, l’azione degli intellettuali dissidenti, come ha evidenziato Sante Maletta, ricercatore di Filosofia Politica presso l’Università degli Studi della Calabria. Platone nell’Apologia fa dire proprio a Socrate: “Non dalle ricchezze nasce virtù, ma dalle virtù nascono ricchezze e tutte le altre cose che sono beni per gli uomini, così ai cittadini singolarmente come allo Stato”. Ecco perché il dibattito continua: la seconda parte del convegno si svolgerà il 13 novembre, sempre nella Sala Alessi di Palazzo Marino, a partire dalle 15.

Francesca Matalon – Twitter @MatalonF

I nostri siti