Si è conclusa a Pinzolo, in Trentino, la settimana bianca per famiglie organizzata dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Erano presenti circa 100 partecipanti da varie comunità che hanno potuto usufruire di un programma organizzato dal dipartimento Educazione e cultura. L’incontro di molte famiglie ha consentito un confronto fra diversi modelli di vita e di cultura ebraica che è stata un’occasione di crescita e apprendimento.
Il tema dell’educazione ebraica è stato toccato nelle frequenti occasioni informali, ma anche in chiacchierate più strutturate che si sono tenute nelle serate e nelle lezioni di Torah che si sono svolte ogni pomeriggio dopo sciate e passeggiate.
Quel che differenzia questa attività da qualunque altra vacanza è l’atmosfera ebraica che si manifesta dal cantare tutti insieme la Birkhàt Ha Mazòn dopo mangiato, dallo svolgersi delle Tefillòt quotidiane con il Miniàn ma, soprattutto, nel festeggiare assieme lo Shabbat con canti nei quali ognuno e soprattutto i bambini sono coinvolti. Tutto questo è avvenuto in un’atmosfera rilassata e piacevole, nel rispetto della sensibilità culturale dei diversi partecipanti, e con l’opportunità di fare nuove amicizie e approfondirne di vecchie tra famiglie di diverse comunità. Un’esperienza piacevole e utile, che dovrebbe essere provata da più famiglie, soprattutto quelle che vivono nelle comunità più piccole, dove l’opportunità di questi incontri è più rara e difficile.
Ecco qui di seguito la testimonianza di uno dei partecipanti, l’editore Shulim Vogelmann.
Avevo sette anni quando i miei genitori, pur non sciando, mi hanno portato al campeggio invernale del DAC. Lo ricordo come un’esperienza felice: molto divertente e importante dal punto di vista della formazione della mia consapevolezza ebraica.
Così non ho esitato a portare le mie due figlie al campeggio invernale a Pinzolo, l’anno scorso come quest’anno. L’esperienza di allora si è ripetuta, ma questa volta filtrata dallo sguardo del genitore che osserva e gioisce dell’euforia dei propri figli mentre imparano a sciare, seguono le attività organizzate dai madrichim, girano liberamente per l’hotel giocando e facendo amicizia. Ed effettivamente, la prima cosa da dire è che questo campeggio per i bambini è semplicemente un paradiso.
Ma anche per gli adulti è un periodo particolarmente piacevole. Ben presto ci si abitua al ritmo cadenzato delle giornate. Shachrit prima di colazione, la salita alle piste, il pic-nic alla baita; il pomeriggio, dopo un po’ di riposo, la lezione di Rav Della Rocca, poi Arvìt, la cena sempre ottima, e la sera ancora insieme per parlare e confrontarsi.
Ma questa ‘edizione’ è stata particolarmente significativa. Tutti sappiamo che il mondo è funestato dalla minaccia del terrorismo islamico e che noi ebrei siamo al centro di questo sconvolgimento che porta con sé un grande carico di tensione. Lo stare insieme, vivere ebraicamente una settimana circondati dalla pace delle montagne innevate, vedere tanti bambini entusiasti intorno a noi, occupare il corpo con lo sport e la mente per studiare Torà ogni giorno, tutto questo ha contribuito ad allontanare da noi la negatività, i timori per le notizie che ci raggiungono con sempre maggiore insistenza e a trovare una nuova serenità e rinnovate energie.
Rav Della Rocca ha dedicato le sue lezioni al commento della Meghillat Ester. La storia di Estèr ruota attorno al tema del nascondimento e diventa paradigma del Dio nascosto; Purim si fa metafora di un’esperienza metastorica, sempre attuale, la condizione del silenzio di Dio. La salvezza del popolo ebraico avverrà in modo celato, senza miracoli, e dipenderà soprattutto dalla capacità degli ebrei di essere uniti e di fare teshuvà. Uniti non solo a parole, ma anche nei fatti, come quando tutti gli ebrei digiunano tre giorni per Estèr prima del suo decisivo intervento presso Achashverosh. Questo è solo un sintetico insegnamento tra i tanti tratti dalla lettura della Meghillà nella piccola “yeshivà pinzolese”, una lettura che credo abbia ispirato e rafforzato tutti noi.
Per quanto riguarda i bambini, il momento più eccitante è stato senza dubbio la consegna delle medaglie e dei diplomi da parte dei maestri di sci. La premiazione ufficiale si è tenuta nella piazza del paese venerdì sera. Essendo Shabbat, non abbiamo partecipato, ma i maestri sono appositamente venuti nel nostro hotel sabato sera dopo cena e hanno appeso al collo dei piccoli sciatori le medaglie. Dai volti dei bambini splendeva un’aura d’estasi mista a orgoglio degna dei tempi messianici, un’aura che una settimana dopo non era ancora sbiadita.
Colgo l’occasione infine per ringraziare i miei genitori per avermi portato al campeggio invernale del DAC tanti anni fa, e il prossimo anno vi parteciperemo ancora sperando di ritrovare gli amici di quest’anno ma anche nuove famiglie ebraiche! Leshanà habaah bePinzolo, come si usa dire…
Shulim Vogelman
(3 marzo 2015)