Orange: “Nessun boicottaggio,
investiremo ancora in Israele”

Orange richard netanyahuIl movimento che promuove il boicottaggio (Bds) contro Israele l’aveva sbandierato come una vittoria: il gigante francese delle telecomunicazioni Orange che si ritira da Israele per questioni politiche sembrava un assist perfetto per la loro campagna anti-israeliana. Eppure nel giro di poco tempo quello che era diventato un caso diplomatico tra Gerusalemme e Parigi, si è risolto con una stretta di mano tra il Primo ministro d’Israele Benjamin Netanyahu e il presidente di Orange Stephan Richard. In queste ore il Ceo dell’azienda francese, che in Israele ha un accordo con la Partners Communications, ha infatti incontrato il capo del governo israeliano, scusandosi per le affermazioni pronunciate al Cairo: in una conferenza stampa dello scorso 3 giugno Richard aveva dichiarato ai media locali di essere pronto a ritirarsi dal mercato delle telecomunicazioni israeliano. Da qui la protesta di Gerusalemme, diretta in particolar modo al governo francese, che detiene il 25 per cento delle azioni di Orange. “Sta al presidente del gruppo Orange definire le strategie commerciali della sua azienda ma la Francia si oppone fermamente a qualsiasi boicottaggio di Israele”, aveva rassicurato il ministro degli Esteri transalpino Laurent Fabius, seguito poi dal presidente Richard che aveva negato qualsiasi influenza politica nella decisione dell’azienda di concludere il contratto con il partner israeliano. “Questo incontro – ha dichiarato Richard alla presenza di Netanyahu – mi da l’opportunità di dire chiaramente e inequivocabilmente che Orange non prende parte a nessun boicottaggio in Israele o da qualsiasi altra parte”. “Noi facciamo business, facciamo comunicazione, connettiamo le persone, certamente non partecipiamo a nessuna forma di boicottaggio”, ha ribadito il ceo di Orange.

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