L’Iran si divide sull’accordo

rassegnaNonostante i continui rinvii della scadenza, l’accordo sul nucleare tra Iran e il gruppo dei 5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Stati Uniti più la Germania) sembra essere vicino. A confermarlo, dopo le dichiarazioni del segretario di Stato Usa John Kerry, il ministro degli Esteri Mohammed Javad Zarif, l’uomo in cui è riposta la fiducia di quella parte dell’Iran che auspica l’intesa. Come racconta Vanna Vannuccini nel suo reportage da Teheran (Repubblica), il Paese è diviso e in molti contestano l’imminente accordo con il “Grande Satana”, ovvero gli Stati Uniti secondo la definizione dell’ayatollah Komehini. Alcuni quotidiani iraniani colgono l’occasione e si scagliano contro Israele e contro il loro alleato americano, accusati di opprimere i palestinesi. Ed è proprio un punto legato a Israele ad essere al centro delle trattative tra i 5+1 e Teheran: le potenze occidentali chiedono il blocco delle esportazioni di armi ai gruppi terroristici di Hamas e Hezbollah da parte del regime iraniano, che storicamente supporta le costanti aggressioni dei due movimenti a Israele. Lo Stato ebraico intanto, per bocca del suo primo ministro Benjamin Netanyahu, invita gli Stati Uniti a non fidarsi dell’Iran e a bloccare l’accordo che, l’allarme di Netanyahu, rischia di “aprire la via alla costruzione della bomba nucleare iraniana”. Secondo Libero, per arginare questa eventualità e fermare l’Iran, Israele sta lavorando a un’intesa con Arabia Saudita, Egitto e Giordania, paesi a maggioranza sunnita, preoccupati del rafforzarsi del potere dell’Iran sciita.

La propaganda dell’Isis contro Roma. Il movimento dello Stato islamico ha pubblicato un manuale per istruire i terroristi ad attaccare l’Occidente. Tra gli obiettivi, racconta Maurizio Molinari su La Stampa, anche Roma: “Entreremo in Italia da Nord, convergeranno i musulmani inglesi, francesi, spagnoli, tedeschi e scandinavi. – si legge nel testo pubblicato da Site – E da Est i bosniaci, albanesi e kosovari. Così raggiungeremo Roma”. Tra le strategie del terrore indicate nel manuale – in cui si ordina il reclutamento in particolare di bambini e adolescenti -, attacchi “con auto in corsa come fanno i palestinesi in Israele ma rinforzandole davanti con metalli” per riuscire a causare più vittime fra i passanti.

Eva Fischer (1920-2015). È scomparsa ieri a Roma, all’età di 95 anni, la pittrice Eva Fischer, considerata l’ultima esponente della Scuola romana. Il Messaggero la ricorda oggi come “La pittrice amata da Dalì e Chagall” e cita l’intervista rilasciata dalla Fischer a Pagine Ebraiche in cui racconta il suo amore per la pittura, la tragedia della Shoah, l’uccisione per mano dei nazisti del padre Leopoldo – rabbino della città natale di Eva, Daruvar nell’Ex Jugoslavia -, ma anche l’amicizia con personaggi come Chagall, Renato Guttuso, Ennio Morricone e Carlo Levi.

Milano, la festa per la fine del Ramadan. Anche la Comunità ebraica milanese parteciperà all’incontro organizzato domani dalla Comunità di Sant’Egidio assieme ad alcuni esponenti del mondo musulmano per festeggiare la fine del Ramadan. “L’incontro – scrive Avvenire – assume un particolare significato alla luce del drammatico scenario del Medio Oriente dove la violenza colpisce cristiani e musulmani, soffocando ogni tentativo di dialogo per la pace”.

Oltraggio alla Memoria. “Esporre una cosa simile in un museo d’arte è qualcosa di talmente offensivo e disgustoso che abbiamo ritenuto indispensabile protestare”, spiega Efraim Zuroff, direttore a Gerusalemme del Centro Simon Wiesenthal, esprimendo tutto il suo sconcerto per l’installazione video esposta al museo di Cracovia che mostra uomini nudi all’interno delle camere a gas che “giocano ridendo ad acchiapparella”, riporta Repubblica. Una macabra installazione, ricorda il quotidiano, che aveva rappresentato la Polonia alla Biennale di Venezia nel 2006. Forte la protesta di alcune organizzazioni ebraiche internazionali che parlano di un insulto gravissimo alla memoria della Shoah.

Israele, corpi speciali contro l’Isis. Il capo di Stato maggiore israeliano Gadi Eisenkot ha annunciato la formazione di una brigata speciale dell’esercito, che riunisce l’élite militare d’Israele, per “aumentare l’efficienza e l’abilità di risposta nelle situazioni di crisi, come quelle degli ultimi tempi nel Sinai egiziano con la sfida dei gruppi jihadisti e nel Golan con i riflessi (compreso il coinvolgimento degli sciiti libanesi di Hezbollah) della guerra in corso in Siria” (Avvenire).

Una donna alla guida dell’Accademia delle arti di Berlino. “Dopo trecento anni, forse era il momento giusto” ha dichiarato ai giornalisti Jeanine Meerapfel, prima donna chiamata a guidare l’Akademie der Künste, l’Accademia delle Arti di Berlino. “Nata a Buenos Aires nel 1943, in una famiglia di ebrei tedeschi fuggita in Argentina prima della seconda guerra mondiale, – racconta l’Osservatore Romano – Jeanine Meerapfel ha studiato nella scuola di giornalismo della sua città e ha lavorato per vari giornali argentini prima di trasferirsi a Ulm, in Germania, nel 1964 per studiare cinema. Per anni critica cinematografica, nel 1981 gira il suo primo lungometraggio, Malou, che vince il premio Fipresci a Cannes, seguito da un’altra dozzina di film”.

Roma, i complimenti di una paziente. Sul Corriere della Sera una lettera di una paziente ricoverata all’israelitico di Roma e diretta a Paolo Conti, in cui ringrazia il personale per le cure ricevute. “Grazie ai miei fratelli ebrei che mi hanno curata bene”, il titolo della lettera.

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked

(8 luglio 2015)

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