A giugno si chiude il capitolo di Giuliano Pisapia alla guida di Milano, la città “locomotiva d’Italia”. Due i candidati che si contendono l’elezione a sindaco della città, Stefano Parisi per il centrodestra e Giuseppe Sala per il centrosinistra, con l’outsider Gianluca Corrado del Movimento Cinquestelle a cercare di sparigliare le carte. Contattati dal giornale dell’ebraismo italiano tutti e tre i candidati hanno dimostrato subito la propria disponibilità a rispondere ad alcune domande su temi su cui il mondo ebraico, in particolare milanese, si è dimostrato sempre sensibile. A partire da qual è il loro rapporto con una Comunità che quest’anno festeggia 150 anni di vita ed è uno dei simboli di integrazione di Milano. E ancora qual è la loro posizione su una questione che intreccia libertà di culto e sicurezza: la costruzione della moschea. Come pensano poi Corrado, Parisi e Sala di rispondere a un’emergenza, quella dei profughi, in cui il mondo ebraico cittadino nel recente passato si è impegnato a dare il proprio un contribuito? Milano‐Tel Aviv, città gemellate: cosa pensano i candidati di questo binomio e dei rapporti con Israele?
Sala: “Tel Aviv modello da imitare”
“Gli ebrei milanesi sono una prova tangibile del fatto che è possibile integrarsi pur mantenendo la propria identità. Il loro contributo è stato fondamentale in molti momenti della storia della nostra città”. Così Giuseppe Sala, candidato sindaco del centrosinistra a Milano vede la minoranza ebraica all’interno del tessuto cittadino del capoluogo lombardo. “Milano ha dimostrato con Expo di essere la città italiana più internazionale e una comunità come quella ebraica è per sua natura portatrice di una cultura cosmopolita. ‐ continua Sala ‐ L’idea che abbiamo di Milano per il futuro è quella di rafforzare la vocazione internazionale della città facendola diventare una delle principali capitali d’Europa. Sono certo che la Comunità ebraica sarà in prima fila per fare in modo che questo obiettivo venga raggiunto”. Una città cosmopolita in cui ci si chiede se sia il caso o meno di fare una moschea. Per Sala la risposta è “certamente sì”: “Per realizzare questo progetto bisogna però che ci siano delle intese condivise che garantiscano la libertà di culto in un luogo sicuro per i fedeli e per tutta la cittadinanza. Non è ammissibile che ci possano essere moschee in scantinati che eludono le principali regole di convivenza civile”. Tracciabilità dei finanziamenti e rispetto delle leggi italiane sono alcuni dei presupposti che Sala indica come necessari per la realizzazione della moschea così come “credo anche che in ogni luogo di culto, di qualsiasi religione, il sermone debba essere pronunciato in italiano. Un luogo di culto non può diventare un luogo di propaganda politica”. Rispetto all’accoglienza dei migranti e le politiche fin qui messe in atto il giudizio è positivo. “Milano è riuscita a realizzare un piano d’accoglienza molto efficace e di grande aiuto umanitario. Anche il Memoriale della Shoah ‐ Binario 21 ha dato un grande e lodevole contributo nell’accogliere al suo interno moltissime famiglie”. Ognuno deve fare la sua parte, spiega Sala, e l’Italia sta facendo il suo. In ogni caso “l’immigrazione non si risolve alzando muri o mettendo fili spinati, tanto meno alleandosi politicamente con movimenti della destra europea che tradizionalmente sono antisemiti e razzisti. Nell’Europa di oggi non c’è posto per i rigurgiti di un tragico passato”. Molto positivo il giudizio sul gemellaggio con Tel Aviv, con il ricordo del viaggio fatto dal sindaco Giuliano Pisapia assieme al consigliere Ruggero Gabbai: “in quell’occasione – spiega Sala – Pisapia è rimasto molto colpito dalla ‘library’ di Tel Aviv dove il Comune mette a disposizione spazi, risorse economiche e umane per i giovani che iniziano una nuova attività in città”. Una bella idea da poter usare anche a Milano, sottolinea l’ex commissario di Expo, che poi rileva come le due città, pur essendo molto diverse, condividono “lo stesso spirito di libertà, modernità e vivacità economica”. Sui contatti con il mondo ebraico, Sala spiega di averne avuti diversi ma “tra le tante voglio ricordare in maniera particolare la visita commovente al Memoriale della Shoah, al Binario 21 della Stazione Centrale il 27 gennaio scorso, in occasione del Giorno della Memoria. Un luogo toccante, che ci invita a riflettere sui crimini e le sofferenze che il popolo ebraico ha dovuto subire nel secolo scorso e che tutti ‐ indipendentemente dal loro credo religioso ‐ dovrebbero visitare”.
Parisi:”In prima fila contro l’antisemitismo”
“Milano ha una grande tradizione rispetto alla presenza ebraica come dimostra il centocinquantenario della Comunità che cade quest’anno. Il suo contributo per la città, anche se il discorso vale per tutto il paese, tocca vari ambiti, da quello culturale a quello della libertà di pensiero a quello religioso. Un contributo straordinario che, tengo a sottolinearlo, non è politicamente strumentalizzabile”. A parlare il candidato sindaco del centrodestra a Milano Stefano Parisi che al giornale dell’ebraismo italiano sottolinea il valore di una minoranza come quella ebraica per la città. “E in un momento come questo dobbiamo impegnarci a tutelarla dalle minacce come l’odio antisemita e l’integralismo islamico”. E proprio a fronte di quanto è accaduto a Parigi e Bruxelles, con la radicalizzazione delle periferie, la Comunità ebraica locale chiede chiarezza e trasparenza su un grande tema cittadino: la costruzione di una moschea a Milano. Sul punto Parisi attacca la gestione dell’attuale amministrazione: “La giunta Pisapia ha fatto grande confusione e questa è una decisione che va presa avendo tutti gli elementi ben chiari. Prima di tutto serve una legge nazionale che permetta ai sindaci di verificare chi sono i finanziatori delle strutture e i sermoni devono essere in italiano. Noi siamo per la libertà di culto ma non possiamo fare finta che non esista un Islam politico che dobbiamo controllare. Tutti hanno diritto a luogo in cui pregare ma la sicurezza dei cittadini rimane una priorità”. Sul fronte migranti, Parisi parla di un possibile aggravarsi dell’emergenza proprio nelle settimane in cui ci sarà il cambio alla guida di Palazzo Marino e sostiene che a Milano “la situazione non è stata governata”, questo ha generato situazioni disagio e “una comprensibile paura e un rifiuto generalizzato da parte dei cittadini per l’immigrazione”. Un sentimento intercettato dalla Lega Nord che sostiene la lista di Parisi. Un legame criticato dai media in particolare per la passata vicinanza tra la Lega e Casa Pound. “Il passato è passato – ribadisce Parisi – La mia posizione sugli estremismi è chiara: ero in piazza il 25 aprile al fianco della Brigata Ebraica e al corteo di Milano c’erano anche esponenti della Lega. Sono impegnato in prima persona nella lotta all’antisemitismo ed è una battaglia a cui tengo molto. Ci vogliono risposte chiare”. Al gruppetto di sostenitori propal che aveva contestato proprio il 25 aprile la Brigata Ebraica e insultato Israele, il candidato del centrodestra aveva risposto: “Non dovrebbero manifestare, sono fascisti e antisemiti. Sono quattro gatti che hanno interrotto la bellezza del corteo”. Con Israele, peraltro, Parisi spiega di avere un legame particolare: “Mia moglie è israeliana e abbiamo una casa a Tel Aviv”. La Città bianca è gemellata con Milano e nel tempo è nata una collaborazione stretta tra le due realtà come dimostra la visita in febbraio del vicesindaco di Tel Aviv Mehereta Baruch Ron. “Conosco bene Israele e Tel Aviv, la sua ricchezza e vivacità e il rapporto con Milano è importante. Sarà sicuramente un impegno da portare avanti. Dall’altra parte non mi sembra che su questo punto ci sia un atteggiamento bipartisan”.
Corrado: “Minoranze valore aggiunto”
Non ci sono stati rapporti o punti di contatto in passato con la realtà ebraica “ma in futuro se ci sarà occasione siamo a disposizione”, spiega il candidato del Movimento Cinque Stelle a Milano, l’avvocato Gianluca Corrado. “Il nostro principio comunque è che tutte le minoranze vanno rispettate e che ci sia un dialogo proficuo e sullo stesso livello tra maggioranza e minoranza. La nostra politica è quella di confrontarci con le varie anime della città”. E tra queste anche la Comunità ebraica così come quella islamica al centro a Milano del dibattito pubblico negli scorsi mesi a causa della realizzazione della moschea. “C’è un presupposto da cui dobbiamo partire: i musulmani a Milano al momento pregano in luoghi di aggregazione illegali, il che non è un bene per loro ma non è un bene neanche per gli altri cittadini. Questi luoghi non sono idonei ad ospitare la preghiera ma sono diffusi in maniera capillare sul territorio e rischiano di sfuggire al controllo delle autorità”. Per Corrado la situazione attuale rischia di creare luoghi, più che di aggregazione di “segregazione”, con il pericolo di infiltrazioni da parte del radicalismo islamico. Rispetto alla costruzione di una grande moschea, il candidato Cinque Stelle si dice contrario: “Noi non la riteniamo necessaria, pensiamo che per tutelare la libertà di culto sancita dalla nostra Costituzione siano ipotizzabili più centri di preghiera di dimensioni minori, dislocati sul territorio. In ogni caso la decisione deve essere presa sulla base di una consultazione con la cittadinanza e con i servizi di sicurezza competenti. Deve esserci un confronto serio sul tema”. “Un punto deve essere chiaro: i fondi con cui vengono costruiti questi centri devono essere tracciabili. La trasparenza deve essere massima”. Le periferie, stando alle notizie arrivate da Parigi e soprattutto Bruxelles, sono i luoghi più a rischio di radicalizzazione. “Su questo punto da noi non dobbiamo fare allarmismi. Sicuramente il nostro impegno è quello di rivitalizzare le periferie e avere un’ottica policentrica della città. Vogliamo creare luoghi di aggregazione per elidere i pericoli di emarginazione che possano dare terreno fertile alla criminalità o a cellule terroristiche”. Sul fronte dei migranti, un’emergenza di cui si prevede il riacuirsi in estate, il candidato Cinque Stelle spiega che c’è la necessità di bilanciare le esigenze umane e umanitarie con il controllo dei flussi. “È necessario intensificare questo controllo. Dare regole chiare sul diritto di asilo per chi può rimanere in Italia e prevedere delle quote che siano rispettate. Sono temi in cui non può non essere coinvolto il governo così come l’Europa. Milano da sola non può affrontare un’emergenza di questo tipo. In ogni caso di fronte all’aumento degli arrivi di sicuro sarà necessario aumentare i luoghi di accoglienza e disperdere in modo controllato le persone sul territorio, in modo da evitare la nascita di ghetti”. L’ultima domanda è invece su Israele, spesso fortemente criticata da altri esponenti del Movimento, e con cui Milano è legata da un solido rapporto, essendo gemellata con Tel Aviv. “Penso che sia una collaborazione da mantenere (quella tra le due città). In riferimento alle critiche, penso sia legittimo criticare anche in modo forte soggetti considerati amici ma con cui non si condividono alcune politiche”.
(a cura di Daniel Reichel)