Elezioni, Raggi avanti a Roma
Testa a testa Sala-Parisi a Milano

rassegnaMolte conferme dalle urne delle grandi città italiane in cui si è votato questa domenica per la nomina dei rispettivi sindaci. A Roma, Milano, Torino, Napoli e Bologna si andrà al ballottaggio e tutti i giornali (Corriere della Sera, Repubblica e La Stampa tra gli altri) sottolineano l’exploit del Movimento Cinque Stelle a Roma: la candidata pentastellata Virginia Raggi ha dieci punti sull’avversario Pd Roberto Giachetti (35% contro 25%), e tra due settimane si deciderà la sfida per il Campidoglio (terza la candidata della destra Giorgia Meloni, al 20%). “Adesso vinco io”, ha dichiarato nella notte la Raggi, (Repubblica) mentre per il Cinque Stelle Di Maio il risultato della Capitale è “la dimostrazione che possiamo governare” (Corriere).
A Milano invece una manciata di voti divide il candidato della sinistra Pd Giuseppe Sala e quello di centrodestra Stefano Parisi (41,68 contro 40,82%). La sfida è aperta e l’unico dato netto, spiega il Corriere della Sera, è il crollo dell’affluenza “meno 13 per cento rispetto a 5 anni fa”. Lo sottolinea, sempre sul Corriere, anche Aldo Cazzullo secondo cui la bassa affluenza è data dalla percezione dell’elettore medio di “non contare nulla, e comincia a credere che neppure l’eletto conti qualcosa. L’impressione è che le grandi scelte siano prese al di fuori dal perimetro della rappresentanza: dalle lobby, dalle burocrazie europee, dalla finanza internazionale, dai padroni delle anime quali sono diventati i tycoon della rivoluzione digitale”. E in questa situazione i Cinque Stelle, afferma Cazzullo, sono gli unici ad aver parzialmente intercettato il sentimento degli elettori: anche a Torino il Movimento ha ottenuto un ottimo risultato, costringendo il candidato Pd Piero Fassino al ballottaggio (non succedeva da 15 anni). “A casa chi governa da vent’anni”, ha dichiarato Chiara Appendino (La Stampa), comunque dietro di 10 punti rispetto a Fassino.
A Napoli poi saldamente avanti il sindaco uscente Luigi De Magistris (42%) che sfiderà al ballottaggio il candidato di centrodestra Gianni Lettieri (23%). Proprio il centrodestra sembra prossimo a una rivoluzione: Repubblica parla di disfatta alle urne per Berlusconi – si salva Milano con Parisi (La Stampa) – e il leader leghista Matteo Salvini invoca la successione alla guida del centrodestra. “Solo dove c’è la Lega si può vincere”, dichiara a La Stampa il leader del Carroccio.

Demenza digitale, antisemitismo e intolleranza. “Da otto mesi di studio su quasi due milioni di tweet è nata la cartina geografica di un’Italia intollerante, pronta a seguire gli esempi peggiori e a rigettare coprendoli di scherno e infamia quelli migliori. I ricercatori hanno mappato messaggi con insulti razzisti, omofobi, antisemiti, contro le donne e contro i diversamente abili”. Così Repubblica racconta lo studio condotto per il secondo anno consecutivo dall’ong Vox-Osservatorio sui diritti, con le università di Roma La Sapienza, Milano e Bari. L’intolleranza si concentra nelle zone con maggiore utenti di Twitter, su tutte vince in negativo la Lombardia, seguita dal Lazio e Roma. L’incitamento all’odio è meno presente al Centro Italia e c’è il caso dell’Abruzzo, che si caratterizza per commenti antisemiti. “L’antisemitismo della Rete – si evince dallo studio – si scatena intorno al 27 gennaio, Giornata della memoria, e soprattutto quando nei media ha grande risalto il Papa che parla della Shoah come vergogna dell’umanità”.

Michael Walzer e l’errore di Ben Gurion. Nella sua nuova opera The Paradox of Liberation, Secular Revolutions and Religious Counterrevolutions, il noto filosofo di Princeton Michael Walzer analizza l’evoluzione storica di alcuni paesi, tra cui Israele, sostenendo che i rispettivi padri fondatori hanno commesso un errore nel ritenere lo Stato uno strumento della secolarizzazione. “David Ben Gurion, il fondatore e primo capo di governo di Israele era un convinto sostenitore dell’ottimismo laico, – riporta Repubblica, recensendo il libro di Walzer – apparteneva cioè al novero molto diffuso dei politici e degli intellettuali che nel secolo scorso ritenevano la religione una forma di cultura tradizionale destinata a lasciare il passo alla modernizzazione dei costumi e alla razionalità scientifica, cose che il nuovo stato avrebbe incoraggiato. Da primo ministro concesse facilmente la esenzione dalla leva militare ai giovani delle scuole ebraiche “yeshiva”, perché era convinto che in pochi anni le redingote nere degli haredi sarebbero rimaste poco più che un ricordo, o una piccola enclave, come negli Stati Uniti quella degli Amish o dei Mennoniti. Raramente previsione è stata più sbagliata. E raramente un errore è stato cosi diffuso tra le classi dirigenti di tanta parte del mondo. Israele non è in questo per niente una eccezione”.

Roma, dalla Sarfatti alla Raphael. “Le donne ebree e gli Anni 30 a Roma” è il tema del convegno ispirato alla storia di Margherita Sarfatti e Antonietta Raphael, due importanti donne ebree durante l’epoca fascista, entrambe protagoniste dell’arte e della cultura italiana (e non solo) dell’epoca, benché su posizioni politiche diverse. Relatori del convegno — in programma oggi alla Temple University, dalle 18 alle 20. Tra i relatori, la storica Anna Foa (Corriere Roma).

Daniel Reichel twitter @dreichelmoked

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