Al Festivaletteratura con Pagine Ebraiche
Mantova, sguardi al femminile
per raccontare il mondo ebraico

29526937256_942ca92cb7_kEntusiasmo. E frustrazione. Oscillano fra queste due sensazioni le migliaia persone che in queste ore affollano sempre più le vie e le piazze di Mantova e i tanti luoghi del Festivaletteratura. Entusiasmo per le parole ascoltate, per le presentazioni, per gli incontri casuali, cifra di un festival che raccoglie in una città che si attraversa a piedi in meno di mezz’ora scrittori, lettori, critici, editori e giornalisti, e tutti coloro che amano i libri, la lettura e la letteratura. La frustrazione è invece più impalpabile, ma emerge da molti discorsi, nei tanti “avrei voluto seguire anche…”, o nei “non riesco a essere in due posti alla stessa ora!” segno in realtà positivo di un festival che nonostante tutto continua a crescere, e che in questa sua ventesima edizione offre un programma più ricco che mai. Affollati tutti gli incontri, code agli ingressi, pubblico seduto per terra ovunque, anche al cinema Oberdan, anche per gli incontri più specialistici, o meno “di richiamo”. Mentre ci si avvia al gran pienone del fine settimana, con le magliette azzurre dei volontari che sfrecciano sempre più freneticamente da un luogo all’altro senza mai smettere di essere sorridenti, 29526913366_ed0d8ac529_zdisponibili, gentili e fondamentali per la buona riuscita del festival, continua anche l’interesse per gli incontri che presentano a un pubblico sempre più vasto i tanti messaggeri della cultura ebraica presenti a Mantova. Da Jami Attenberg, intervistata da Wlodek Goldkorn, che ha parlato di scrittura, della sua idea di letteratura e dei tanti personaggi femminili presenti nelle sue storie, di grande successo e – caso raro – anche osannate dai critici letterari, si è passati all’israeliana Dorit Rabinyan che, in dialogo con Elena Loewenthal, ha attirato un pubblico numeroso per l’incontro “Un muro tra noi”. L’autrice, presente all’incontro imperniato sui circa sessanta chilometri di muro che dividono Tel Aviv da Ramallah, distanza breve e allo stesso tempo infinita, è stata al centro di grandi polemiche all’uscita del suo romanzo su una storia d’amore che quel confine attraversa, diventato un caso politico. Pubblico seduto per terra al cinema Oberdan per “Vita activa”, di Ada Ushpiz, documentario intenso e toccante su Hannah Arendt, e folla anche questa mattina per Jenny Erpenbeck, scrittrice berlinese tradotta in italiano da Ada Vigliani, mentre l’incontro con Viviane Lamarque ha dimostrato – ma durante il Festivaletteratura non sarebbe necessario – come la poesia sappia toccare i cuori e il suo successo sia intramontabile. La zoologia profetica – l’Atlante pubblicato da 29451489882_dd33556a57_kCorraini è una vera opera d’arte – ha riempito la tenda Sordello, in una delle piazze che sono il cuore del festival mentre in piazza Mantegna Guido Barbuiani ha chiarito le idee al pubblico della sua “lavagna” che ha assistito alla lezione, su un’idea sempre molto discussa e pericolosa: mentre il concetto di razza perde credito tra gli scienziati le trasformazioni della società lo riportano spesso al centro dell’attenzione. Non dovrebbe essere difficile neutralizzare i razzisti, ora che il DNA ha sempre meno segreti, ma le idee sono difficili da sradicare. A Mantova però si riesce a credere che sia possibile: ci penseranno i libri. Anzi, i lettori.

a.t. twitter @atrevesmoked

(9 settembre 2016)

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