Elettricista di 27 anni, nato In Bangladesh e arrivato negli Usa con la famiglia nel 2011, Akayed Ullah è l’autore del fallito attentato di New York di ieri. Ullah, arrestato dalla polizia, ha cercato di farsi esplodere davanti a una fermata della metro della Grande Mela con un ordigno artigianale. Per fortuna la bomba fatta in casa non è esplosa: Il bilancio è di tre feriti non gravi e ustioni per l’attentatore. Sul movente circolano diverse spiegazioni, come scrivono i quotidiani italiani (Corriere, Repubblica, Avvenire). L’uomo sarebbe stato influenzato dalla propaganda via web dell’Isis e, secondo una versione dei media, avrebbe compiuto l’attentato per “vendicarsi” delle azioni di Israele su Gaza e a causa dell’annuncio di Trump su Gerusalemme capitale dello Stato ebraico. Ma, riporta La Stampa, è stato un gruppo mediatico filo-Isis, Maqdisi, a suggerire il legame. “La prima reazione della Casa Bianca viene dalla portavoce Sarah Sanders: “Questo attentato mostra come il Congresso deve agire, deve lavorare con il presidente a una riforma dell’immigrazione e proteggere i confini. Dobbiamo assicurarci che le persone che arrivano in questo Paese non facciano del male” a chi ci vive. “Ma – scrive Federico Rampini su Repubblica – Ullah non sarebbe finito nelle maglie dei Muslim Ban di Donald Trump neanche se fosse arrivato l’altroieri: il Bangladesh non è nella lista dei paesi proibiti”.
Netanyahu e Ue, incontro-scontro. “Credo che anche la maggior parte dei Paesi della Ue finirà per trasferire la propria ambasciata a Gerusalemme, che da 3 mila anni è la capitale del popolo ebraico”, A prevederlo, il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che in visita a Bruxelles per incontrare i vertici Ue ha dichiarato che “solo riconoscendo la realtà dei fatti” si può dare una base solida alla pace. “Può aspettarselo da altri Paesi, perché da quelli della Ue questo gesto non verrà – la secca replica dell’Alto rappresentante agli Esteri Mogherini -, per noi la sola soluzione realistica al conflitto israelo-palestinese è basata sui due Stati con Gerusalemme capitale di entrambi” (Corriere). Fonti diplomatiche hanno definito l’incontro tra Netanyahu e i ministri dell’Ue “molto franco”. “Alcuni lo hanno incalzato, – scrive Repubblica – domandando poi come creda possibile fare passi avanti se Israele prosegue la politica degli insediamenti (Macron due giorni fa gli ha chiesto di ‘congelarli’)”. Ma più che l’atteggiamento europeo – piuttosto scontato – a preoccupare Netanyahu c’è la Russia: Mosca e Ankara sono d’ accordo che la decisione degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come la capitale di Israele sta destabilizzando la situazione in Medio Oriente, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin parlando dalla capitale turca con al fianco il presidente Erdogan. Putin – da Damasco invece – ha anche annunciato a sorpresa che la missione russa in Siria è terminata (La Stampa) ma il ruolo di Mosca in Medio Oriente non fa che rafforzarsi.
Due Stati. “Gli ebrei non devono più essere minoranza a casa propria. In Israele dobbiamo restare la maggioranza della popolazione. Per questo motivo molto elementare io non credo nella soluzione dello Stato binazionale”. A dirlo in un’intervista al Corriere, lo scrittore Amos Oz secondo cui “Se annettessimo Cisgiordania e Gaza noi diventeremmo ben presto una minoranza nel nostro Paese. Lo so che se ne parla da tempo ormai. Ne parlano i palestinesi umiliati dalle ultime dichiarazioni di Trump su Gerusalemme, che non credono più nella partizione in due Stati. E per motivi ideologici ben noti lo propagandano anche le destre israeliane, che sostengono il movimento dei coloni, assieme alla sinistra più estrema. Ma è un errore. Non mi stancherò mai di ripeterlo”.
La non intifada. Sul fronte palestinese, Repubblicaracconta del malcontento tra la popolazione: nonostante le violenze ci siano state, la maggioranza dei palestinesi ha scelto di non scendere in strada. Il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth ha fatto notare come ci siano stati “migliaia di like online”, e meno manifestanti in strada, mentre sul tabloid Israel Hayom, vicino alla destra, Oded Granot ha spiegato come “la scarsezza della violenza mostri come i palestinesi non siano interessati a un’altra Intifada” (La Stampa). Intifada invocata dal movimento terroristico di Hamas che guarda nuovamente al nemico d’Israele, l’Iran: a testimoniarlo le parole Hassan Yousef, rappresentante di Hamas in Cisgiordania, al Corriere. “Potremmo accettare armi e munizioni dall’Iran e saremmo ben felici se Hezbollah dal Libano dovesse compiere azioni armate contro Israele”, le dichiarazioni che l’Europa non dovrebbe sottovalutare quando guarda al campo palestinese.
I neonazisti toscani. Propaganda anti-immigrati e non solo. L’offensiva dei gruppi neofascisti in quella che era roccaforte dalla sinistra punta sulle aree più colpite dalla crisi, racconta Paolo Berizzi su Repubblica parlando della situazione della Toscana. Per rispondere alla minaccia nostalgica, alcuni Comuni, prima Pontedera, poi Firenze, si sono allineate alla scia di amministrazioni che hanno approvato un modulo “restrittivo”: spazi comunali e patrocini solo a chi dichiara estraneità a “fascismo, razzismo, xenofobia, antisemitismo e omofobia”.
Torino, l’eredità di Giorgio e Nora. In vetrina alla Biblioteca nazionale universitaria di Torino “Percorsi interrotti”: i dipinti di Eleonora Levi e i disegni del figlio Giorgio Tedeschi, deportati e uccisi dai nazisti nel lager di Auschwitz. Storia tragica di ciò che poteva essere e non è stato, i lavori sono stati salvati dalla moglie e nuora Giuliana: “Impossibile non pensare a quanto avrebbero potuto ancora dare” (Repubblica Torino). Di Torino parla anche la Stampa ma in merito a Chanukkah: in occasione della festa stasera alle 20.45 in piazzetta Primo Levi, davanti alla Comunità, si terrà lo spettacolo “Breathtaking circus act”, dell’artista israeliana Stay Zelniker.
Daniel Reichel twitter @dreichelmoked