Victoria Acik (1963-2018)

Screen Shot 2018-04-19 at 13.58.45Entri in casa c’è il pianoforte, a fianco a terra un mandolino e una balalaika. Giri l’occhio e trovi il lettino, lo stetoscopio, gli strumenti del medico e un bel po’ di certificati appesi, tanti. Su un appendiabiti verso la luce della finestra una gruccia con il camice bianco. Un po’ più in là, verso il piccolo salotto, uno scaffale con vecchi e nuovi libri in ebraico, fogli appoggiati con preghiere, un porta candele, una menorah, la foto incorniciata di Gerusalemme.  Sempre lì a fianco dello scaffale, un tavolino con fotografie di famiglia, scattate un po’ qui un po’ lì, in posti inimmaginabili tra le dune desertiche, le palme di Los Angeles, la Piazza Rossa, e l’aeroporto di Tel Aviv; tutto ciò in mezzo ad altre cartoline, scatti patinati su carta fotografica, foglietti scritti a mano, piccoli libri di preghiera, qualche volume in cirillico. C’è anche la foto di Tamara su un deltaplano, e poi ancora Tamara che balla vestita di rosso, e poi Viky con una corona da regina e anche Lei in abito rosso, e ancora lei a Mosca in Piazza Rossa, Il rosso è sempre stato di casa. 
Sul corridoio si affaccia un bagno, che in verità è la stanza del trucco: il suo modo di vestire, camminare, essere presente non esisteva se prima non erano stati segnati i suoi occhi, acconciati i capelli rossi e ricci, scelti orecchini appropriati, definito al meglio il suo volto perché si sa: il volto è lo specchio dell’anima, e l’anima non ha età, e l’età se c’è va mascherata, qui ogni trucco è lecito.
In cucina al venerdì sera era sempre tutto pronto, la plata era accesa, frutta e verdura a portata di mano, challot e il trono del sale vicino al calice per il kiddush col succo d’uva perché il vino non lo beveva, quello è solo per gli ospiti; e poi humus, olive, cetrioli e vodka non mancavano mai. Anche il buonumore non mancava mai, potremmo dire che lui “il witz” – ciò che in yiddish è lo scherzo – la storiella spiritosa, era sempre presente. Alle volte erano battute riportate, altre letture ironiche di gesti quotidiani fraintesi, malintesi, o accidentali. Altre ancora vere e proprie invenzioni, tant’è che di libri di barzellette con le storielle specifiche di un medico ebreo, ne ha scritti più di uno. Oltre ad aver scritto molti articoli di carattere medico, cabalistico, d’interpretazione simbolica di gemme e metalli preziosi, o di segni alfabetici ebraici e di ghematriah.
Muovendoti tra questi spazi e passando da uno spazio all’altro calpestavi i tappeti. Quelli c’erano da sempre, nella prima casa di Valenza poi portati a Milano, ancora riportati a Valenza poi nella seconda e poi nella terza casa. Anche il divano era lo stesso in cui papà Salomone e mamma Tamara si sedevano con lei, con la sorella Smadara e con i molti mille ospiti che amavano ricevere in ogni occasione possibile. Tuttavia cambiando le case altre cose erano cambiate, lampade, accessori, pouf, e altre erano del tutto cose nuove. Il disegno di Lele Luzzati e quello di Aldo Mondino una volta non c’erano, come non c’era il divano letto perché i cugini d’Israele potessero stare con Lei, e lei con loro ogni volta fosse possbile.
Anche Muffin non c’era, e un cagnolino in casa Acik non era mai entrato. Solo da qualche anno era presente e viva, e sempre affettuosamente vicina. In verità era lì a farle da guardia forte della sua mole o almeno così lo pensava Viky, vista la sua enorme altezza, più o meno 20 o 25 centimetri e il peso, 5 o 6 chili pelo compreso. Ma questo batuffolo bianco aveva doti nascoste, superpoteri da utilizzare all’occorrenza. Ora però Lei il cagnolino l’ha dovuto lasciare e ha  lasciato anche noi.
L’ha fatto senza nessuna voglia, con molta serenità e sempre sorridendo. La sorella al fianco, con chi era lì con loro tutti i giorni. E i tanti amici che in questi ultimi giorni sono passati a salutare, da Milano, Torino, Mosca, Israele, Belgio. Sembrava più il salotto di casa Acik che l’oncologico di Alessandria.
Adesso Vikuska non c’è più. Per la Comunità Ebraica di Casale l’assenza del suo humor, del suo buonsenso, del sorriso un po’ russo, un po’ israeliano, un po’ americano, un po’ italiano e fortemente umano saranno una mancanza potentemente presente. Ma rimarranno i suoi insegnamenti, i suoi canti, le battute e le preghiere (Viky direbbe: lo so che non sono la stessa cosa ma tutte e due fanno bene allo spirito).
Viky. Che la terra ti sia lieve, shalom.

(I funerali di Victoria Acik si terranno questa domenica alle 10.45 presso il cimitero ebraico di Casale Monferrato)
Elio Carmi

(19 aprile 2018)

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