Eva Fischer, l’omaggio della “sua” Daruvar

Eva Fischer, l’omaggio della “sua” Daruvar

Una galleria d’arte moderna della città croata di Daruvar in cui nacque porta il nome, da qualche giorno, della pittrice Eva Fischer (1920-2015). Grande protagonista della Scuola Romana del Dopoguerra, Eva era figlia del rabbino Leopold Fischer e di Kornelia Grossmann. Un ambiente familiare dagli enormi stimoli intellettuali: il padre parlava oltre una decina di lingue, traduceva dall’aramaico in ebraico e aveva scambi epistolari con Franz Kafka. Situata nel polo museale nel Castello del conte Janković, la “galleria Eva Fischer” è il risultato dell’iniziativa congiunta del sindaco Vanda Cegledi, del direttore dei musei Goran Jakovljevic e della Fondazione Eva Fischer animata dal figlio Alan David Baumann.
La mostra inaugurale ha la curatela di Marija Ivandekic ed è costituita da un susseguirsi di fotografie personali di Eva e della sua famiglia. Oltre alle immagini, vari oggetti simboleggianti l’artista, compresa una bicicletta identica a quelle ritratte centinaia di volte. Costituivano infatti, ricorda Alan David, una delle tematiche più ricorrenti e apprezzate: “Biciclette stanche, innamorate, abbandonate, mai con una ruota rotonda per la fatica del tempo trascorso a portare a destinazione qualcuno”. Fu proprio in sella a una bicicletta che Eva, a quel tempo a Bologna, dette il proprio contributo alla lotta partigiana. Il prossimo 2 giugno l’occasione di festeggiare la Repubblica attraverso una grande retrospettiva in suo onore organizzata assieme all’Istituto Italiano di Cultura di Zagabria e con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia.

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