Dopo quarantasei giorni di conflitto appare imminente l’annuncio di un accordo per la liberazione di una parte dei 239 ostaggi nelle mani di Hamas. In serata si riunirà il gabinetto di guerra israeliano per approvare l’intesa. “Stiamo facendo progressi. Non credo sia consigliabile dire troppo, ma spero ci siano presto buone notizie”, ha dichiarato il premier Benjamin Netanyahu. Il Qatar, che agisce da mediatore, ha confermato la buona probabilità di un esito positivo dell’intesa tra Israele e Hamas.
Secondo il quotidiano Maariv l’accordo con i terroristi di Gaza prevede il rilascio di 53 rapiti: 40 bambini e 13 donne. In cambio ci sarebbe un cessate il fuoco di cinque giorni e la scarcerazione di 300 minori e donne palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.
Per il ministro Benny Gantz il ritorno degli ostaggi è un imperativo morale ed parte del piano per “vincere la guerra”. L’ex capo di Stato maggiore ha sottolineato come le operazioni a Gaza non siano finite. E non lo saranno finché “non avremo ottenuto un cambiamento nella situazione della sicurezza nel sud”. Per farlo, ha aggiunto, Israele si prenderà “tutto il tempo necessario”.
Da Gaza i portavoce di Hamas hanno confermato il possibile accordo sugli ostaggi. Secondo il gruppo terroristico, il rilascio dei rapiti sarà graduale, con dieci persone liberate al giorno. Dello scambio fa parte anche l’ingresso nella Striscia di 300 camion con cibo, forniture di carburante e aiuti umanitari per gli ospedali. Proprio il tema della gestione dei nosocomi di Gaza è al centro di una dura contestazione. Il ministro israeliano della Sanità Uriel Busso e il direttore generale del suo ministero Moshe Bar Siman hanno scritto una lettera di denuncia ai vertici dell’Organizzazione mondiale della sanità. Nella missiva si condannano i silenzi dell’Oms davanti all’uso di Hamas degli ospedali della Striscia come infrastrutture terroristiche. “L’esercito ha diffuso filmati di telecamere a circuito chiuso che mostrano chiaramente un’ampia attività terroristica in superficie all’interno e intorno all’ospedale, compresa la presa di ostaggi all’interno della struttura, in violazione con qualsiasi codice etico”, sottolineano Busso e Bar Siman. Nella lettera si contestano le parole di Michael Ryan, direttore del programma di emergenza sanitaria dell’Oms, che il 2 novembre ha sostenuto di essere al corrente di cosa accade all’ospedale al-Shifa, mettendo in dubbio la presenza di attività terroristiche al suo interno.
L’Oms, prosegue la lettera, deve chiedere a Hamas l’immediata cessazione dell’uso dei civili come scudi umani e dello sfruttamento di “strutture sanitarie per scopi terroristici. Deve anche chiedere l’evacuazione di tutta la popolazioni civile in zone sicure e il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi”.