La famiglia Colorni vive a Mantova dal Cinquecento, una delle più antiche in città, qui radicatasi in fuga dalle persecuzioni antisemite nell’area germanica e centro-europea. Ricostruire la vicenda dell’insediamento ebraico lungo le rive del Mincio nei suoi elementi culturali e antropologici è sempre stata l’ambizione di uno dei figli più illustri di questa famiglia, lo storico del diritto Vittore (1912-2005), prolifico autore di scritti sul tema. A partire da due raccolte di “Judaica minora” e “Nuove ricerche” conservate a Roma alla Biblioteca nazionale dell’ebraismo italiano che ne celebrerà il lascito nell’ambito del ciclo di incontri “Scrivi questo ricordo nel Libro” promossi da Ucei e Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia. Martedì 20 febbraio alle 18.30 parleranno di Colorni e dell’importanza dei suoi studi lo storico Germano Maifreda, che si soffermerà sul valore scientifico delle due raccolte, e con una testimonianza più intima e familiare il figlio Emanuele, presidente fino a pochi mesi fa della Comunità ebraica mantovana.
“Il ricordo di mio padre è quello di un uomo appassionato e immerso nei libri”, racconta a Pagine Ebraiche. “La nostra casa ne è sempre stata piena. Non è sbagliato dire che papà ‘navigasse’ letteralmente tra i libri: italiani, francesi e tedeschi soprattutto, ma anche in latino e greco. Quando studiava, al suo fianco c’erano due fedelissimi gatti. Studiavano anche loro, in qualche misura”. Colorni padre fu una delle colonne della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara, diventandone anche il preside. “Ma era molto legato a Mantova e infatti faceva sempre su e giù col treno. Non guidando, non avendo la patente, non aveva altro mezzo di trasporto al quale affidarsi. Ha viaggiato anche su dei carri merci: era una persona davvero alla mano, che non si dava arie da studioso”. Era anche un uomo dotato di profondo senso dello humor. “Sfollato a Roma durante le persecuzioni, ebbe la fortuna di incontrare una donna straordinaria: Maria Ortiz, la direttrice della Biblioteca Universitaria Alessandrina, che rese la struttura un porto sicuro per alcuni perseguitati razziali e politici braccati. Mio padre raccontava che le scoperte più belle e significative le aveva fatte in quei mesi, alla faccia dei tedeschi che pattugliavano la città nelle immediate vicinanze”. In un interessante saggio sulle inflessioni dialettali in voga tra i suoi correligionari e concittadini, pubblicato nel 1970 dalla Rassegna mensile di Israel, lo studioso passa in rassegna il significato di alcune frasi tipiche. “Tra la scòla e la asarà non se sa la verità“, si dice ad esempio a Mantova, evidenziando la contiguità tra Tempio (scòla) e vestibolo (asarà) e quindi la difficoltà che può esservi talvolta nell’appurare la verità nel breve termine. Lo studio propone una miriade di spunti nella stessa direzione, a loro rappresentativi dell’amore per la Mantova ebraica testimoniato da Colorni. È un retaggio, dice il figlio, “del quale dobbiamo andare orgogliosi”. Un’eredità che vive anche nel Fondo Vittore Colorni alla Biblioteca Teresiana, costituito grazie a una donazione degli eredi nel 2007. Tra gli oltre seimila volumi a disposizione uno è stato scritto nel XVI secolo dal poliedrico avo Abramo Colorni, che fu ingegnere e inventore, costruttore di orologi e archibugi. Fu durante la sua residenza a Praga, alla corte di Rodolfo d’Asburgo, che diede alle stampe tale opera, la “Scotographia, overo scienza di scrivere oscuro”, un cifrario per volgere in codici segreti i carteggi diplomatici. L’invenzione fu dedicata all’imperatore e poi inviata anche al duca di Mantova, dove Colorni tornò a morire alla fine del secolo.
(L’evento sarà solo in streaming sulla pagina Facebook e YouTube della Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia e sulla webtv Ucei)