Il 6 giugno 1944 il caporale Peter Masters (nato Peter Arany) era tra le migliaia di soldati dello sbarco alleato in Normandia. Ebreo austriaco rifugiatosi in Inghilterra nel 1938, Masters aveva all’attivo diverse missioni per la X-Troop, l’unità speciale delle forze britanniche composta da ebrei e rifugiati politici provenienti da Germania, Austria e altri paesi occupati dai nazisti. «Saranno guerrieri sconosciuti, in numero sconosciuto. E, poiché il simbolo algebrico dell’incognita è X, chiamiamoli X-Troop», dichiarò il premier britannico Winston Churchill, dando vita nel 1942 all’unità speciale.
Le missioni degli uomini della X-Troop erano particolarmente pericolose, spesso si trattava di infiltrarsi tra le linee nemiche per raccogliere informazioni o per compiere sabotaggi. Per questo Masters – cognome inventato per proteggere la sua famiglia – aveva ricevuto un addestramento intensivo: dal combattimento corpo a corpo, alle tecniche di sabotaggio, all’uso delle armi. Inoltre la sua conoscenza delle lingue, tedesco e francese su tutti, veniva usata per le operazioni d’intelligence e negli interrogatori dei nemici catturati.
Per il D-Day Masters fu assegnato al reparto in bicicletta, guidato dal capitano Douglas Robinson, con cui sbarcò sulla spiaggia di Sword, la più a est delle cinque coinvolte nell’operazione alleata. Appena superata la spiaggia, Robinson ordinò ai suoi di montare in sella alle biciclette e pedalare lungo una strada che portava verso l’interno. Il capitano, ricorderà Masters in testimonianze successive, non si curò delle suppliche dei genieri di aspettare la rimozione di tutte le mine. Era necessario raggiungere il prima possibile i 181 soldati atterrati nella notte con sei alianti vicino al fiume Caen. Il commando britannico era riuscito a conquistare lo strategico ponte Pegasus, sbaragliando le poche forze nemiche di guardia. Ma aveva bisogno di rinforzi per mantenere il controllo sull’area e fermare il probabile contrattacco dei tedeschi.
Per arrivare al ponte bisognava passare dal villaggio di Benounville. Mentre attraversavano i paesini dirigendosi in bicicletta verso sud, Masters raccontò delle urla che arrivavano dalle case: «Vive la Frances! Vive les Tommies! (soldati britannici)». A 500 metri dall’ingresso di Benounville, due suoi compagni furono falciati da una mitragliatrice tedesca. Poco dietro, Masters riuscì a frenare in tempo e mettersi al riparo. Il suo comandante però gli ordinò di proseguire. A nulla valsero le richieste di cambiare tragitto e aggirare il villaggio. L’ordine per lui solo era di passare per la via principale su cui il cecchino aveva appena aperto fuoco. «Era chiaro che il comandate voleva che la mitragliatrice sparasse contro di me, in modo da poter vedere dove fosse posizionata. Fu un brutto momento per il sottoscritto», raccontò Masters allo storico Ian Dear, autore del libro Ten Commando.
Scrutando ogni finestra e porta, al soldato della X-Troop venne un’idea. «Mi sono ricordato di un vecchio film con Cary Grant [Gunga Din, uscito nel 1939]. Lui entra da solo in una roccaforte ribelle perché non ha altra scelta, e dice: “Siete tutti in arresto!” Così ho deciso di fare la stessa cosa». Avanzò, fucile alla mano, «al centro della strada, dove tutti potevano vedermi, e ho iniziato a gridare in tedesco. Forza, tutti fuori, mani sulla testa! La guerra è finita per voi. Arrendetevi!».
Nessuno uscì. «Ma nessuno sparò, probabilmente perché erano curiosi di vedere cosa sarebbe successo dopo». Solo fuori dal villaggio un soldato tedesco aprì il fuoco. Masters rispose, ma nessuno dei due colpì il bersaglio. A quel punto il resto delle truppe britanniche arrivò a dar manforte, ricacciando il nemico. I soldati proseguirono fino al Ponte Pegasus dove trovarono i compagni paracadutatisi nella notte. «La leggenda popolare vuole che Lord Lovat (alla guida delle forze britanniche) e il suo suonatore di cornamusa siano stati i primi dalle spiagge a raggiungere il ponte Pegasus, dando il cambio al maggiore Howard e completando così la prima missione del giorno dello sbarco», scrive la storica Leah Garret nel suo X Troop: The Secret Jewish Commandos of World War Two. «Ma in realtà fu il 6° Commando delle Bicycle Troop a raggiungere per primo il ponte, con Peter Masters, un ragazzo ebreo di Vienna, come improbabile apripista».
D-DAY – La saga di Peter Masters, l’austriaco in bicletta