RELIGIONI – Rav Della Rocca: No all’omologazione identitaria

RELIGIONI – Rav Della Rocca: No all’omologazione identitaria

La violazione della libertà religiosa rappresenta ancora oggi un problema a livello globale. Secondo alcune indagini internazionali, il 67% della popolazione mondiale vive in paesi in cui la libertà di culto non è garantita e dove le minoranze religiose sono perseguitate e discriminate. Questo scenario, aggravato da conflitti armati e da una crescente intolleranza, è stato al centro di un convegno sulla libertà religiosa organizzato presso la Sala delle Bandiere dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia. Promosso tra gli altri dalla Federazione delle Donne per la Pace nel Mondo, l’evento è stato realizzato per la Giornata mondiale dei Diritti umani con la partecipazione di figure istituzionali, accademiche e religiose.
Per il mondo ebraico è intervenuto il rabbino Roberto Della Rocca, direttore del dipartimento Cultura e Formazione dell’Ucei, con una riflessione sull’unicità dell’individuo e sul ruolo del dialogo nella costruzione di una società pacifica e rispettosa delle diversità. Citando un passo biblico, ha spiegato come il rapporto con Dio sia unico per ogni individuo, come dimostrano le figure di Abramo, Isacco e Giacobbe: «Il Creatore vuole dall’uomo la realizzazione della sua singolare irripetibilità, non l’adeguamento a uno schema collettivo». Questo principio sottolinea l’importanza di valorizzare le differenze personali e culturali, che rappresentano una ricchezza e non un ostacolo.
In un mondo sempre più interconnesso, Della Rocca ha sottolineato come il dialogo autentico nasca dalla capacità di accettare sé stessi nella propria interezza e di ascoltare l’altro senza pregiudizi. «Un dialogo creativo e autentico può avvenire solo se entrambe le parti sono radicate nella propria identità, altrimenti rischia di diventare una pseudo-soluzione che non porta a una vera crescita, ma all’appiattimento delle differenze».

Con se stessi e con gli altri
Questa visione si estende alla storia europea, definita dal rabbino come il risultato di un mosaico culturale e religioso unico. «Escludere una sola componente significa minare le fondamenta dell’Europa moderna». Ne è esempio l’esperienza storica degli ebrei, che hanno saputo preservare la propria identità contribuendo allo stesso tempo alla cultura dominante. Questa capacità di relazionarsi con l’altro, pur restando fedeli a sé stessi, rappresenta un modello da seguire per le relazioni interculturali contemporanee.
Altro messaggio di Della Rocca ai presenti, tra cui esponenti del mondo cristiano e musulmano, è stato il richiamo a superare la logica dell’assimilazione forzata delle minoranze, spesso considerate «subalterne» rispetto alla cultura egemone. «All’ossessione della differenza e delle gerarchie fra identità, propria di atteggiamenti intolleranti e razzisti, non bisogna opporre però il mito di un’uguaglianza astratta fra gli uomini, perché le differenze esistono ed è l’interazione fra di esse a generare progresso e cultura».
Nel corso dell’evento le diverse voci hanno ribadito come «la libertà di fede e coscienza sia essenziale per una cultura di pace», spiega Ziva Fischer, delegata per l’Adei Wizo e tra coloro che hanno collaborato alla realizzazione del convegno. «L’Adei Wizo è in costante dialogo con la Federazione delle Donne per la Pace nel Mondo, con cui abbiamo costruito un ottimo rapporto. Iniziative come quella per la Giornata dei diritti umani sono importanti per stimolare il confronto».

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