Nel giugno 2025, la Yeshivat Chovevei Torah (YCT), scuola rabbinica appartenente alla corrente Modern Orthodox, ha ordinato il rabbino Tadhg Cleary, segnando un primato: si tratta infatti del primo rav apertamente omosessuale a ricevere la semichah da un’istituzione ortodossa negli Stati Uniti. Il percorso di Cleary ha avuto inizio a Wellington, in Nuova Zelanda, dove ha scoperto la propria vocazione ebraica e ha poi intrapreso lunghi anni di studio in Israele, facendosi una fama di talmid chacham rigoroso e profondamente osservante. La sua omosessualità era nota alla scuola già al momento della candidatura, e l’ammissione è stata concessa con l’intesa che avrebbe potuto vivere pienamente la propria identità senza doversi nascondere. Rav Dov Linzer, rosh yeshivah, che nel 2019 si era opposto all’ordinazione di un altro studente gay, ha sostenuto e conferito la semichah a Cleary, definendolo «un grande studioso della Torah, timorato di Dio, scrupoloso nell’osservanza… cui semplicemente accade di essere omosessuale». E ha aggiunto: «Volevamo conferire la semichah alla totalità della sua persona, non trasformarlo in un simbolo o in una dichiarazione. Se avessimo voluto fare una dichiarazione lo avreste saputo, da noi». Dal canto suo, Cleary ha spiegato: «Non dovevo più distinguere tra la mia vita come persona osservante e la mia vita come uomo gay. Anzi, vivere pienamente come ebreo osservante significava per me vivere pienamente anche la mia identità sessuale, perché se la Torah parla davvero a noi, deve parlare a ciò che siamo realmente». L’ordinazione giunge a sei anni da una scelta opposta: nel 2019, ricorda il Forward, la YCT aveva rifiutato di conferire la semichah a uno studente la cui cerimonia di fidanzamento con un altro uomo era divenuta pubblica. Le critiche che seguirono spinsero l’istituto a istituire un comitato consultivo incaricato di valutare individualmente i candidati LGBTQ+, anziché applicare criteri generali. In parallelo fu avviato il progetto LGBTQ+ Community Initiatives, pensato proprio per offrire sostegno e guida a membri della comunità ortodossa che si identificano come gay, trans o queer. Nel panorama più ampio dell’ebraismo contemporaneo, va ricordato che Cleary non è il primo rabbino dichiaratamente gay, ma rappresenta un caso inedito all’interno del mondo ortodosso: già nel 1999 rabbi Steven Greenberg aveva reso pubblica la propria omosessualità, e negli ultimi vent’anni numerosi rabbini LGBTQ+ sono stati ordinati nelle correnti Reform,Conservative e Renewal. In ambito Modern Orthodox, si segnala anche il caso di Shua Brick, ordinato dalla Yeshiva University e attivo oggi come rabbino in una sinagoga in California, uno dei primi ad aver ricoperto un incarico comunitario essendo apertamente omosessuale. Dal punto di vista teologico la Modern Orthodoxy ribadisce il proprio attaccamento integrale alla halakhah ma mostra una crescente attenzione alla dimensione pastorale e all’accoglienza delle complessità individuali. L’ordinazione di Cleary, pur avvenuta nel rispetto delle norme tradizionali, sembra così indicare non una revisione della legge ma un approccio che riconosce l’interezza della persona e la pluralità delle sue esperienze.
USA – Anche i Modern Orthodox hanno un rabbino gay