«C’ è un antisemitismo crescente: sono cinquanta le denunce presentate come Unione nel 2025». Il numero lo ha citato la presidente Ucei Noemi Di Segni, alla conferenza di fine anno dell’Unione, raccontata oggi da Corriere della Sera e Avvenire. Da gennaio a settembre di quest’anno sono stati censiti «766 episodi di antisemitismo». «Gli ebrei italiani si sentono isolati, hanno paura di non sentirsi più parte di un contesto un tempo sicuro, di veder scemare le persone di riferimento sulle quali prima contavano», l’allarme lanciato da Di Segni. E ancora: «Non abbiamo paura della bomba che esplode, sono le cose quotidiane che dobbiamo gestirci da soli, dovendo ad esempio evitare di girare con simboli religiosi per non essere etichettati».
«Nessuna Fase 2 senza il suo ritorno. Tutto Israele aspetta Rani», afferma Talik Gvili al Corriere della Sera: suo figlio Ran, sergente maggiore dell’unità antiterrorismo Yasam, è l’ultimo ostaggio ancora a Gaza. L’esercito ne ha confermato la morte, ma la madre sogna il miracolo: «Ho uno 0,001 per cento di speranza che sia vivo» e «una madre non dichiara la resa davanti a una parola». Racconta che le ricerche si concentrano a Zeitoun e accusa Hamas e Jihad islamica di mentire: «Non è vero che non sanno dov’è». Sulla guerra a Gaza, Gvili sottolinea: «Nessuno può rimanere indifferente o non essere addolorato davanti a quella devastazione, ma il dolore e la devastazione hanno colpito anche noi». E solo se Hamas accetterà il disarmo «si potrà finalmente parlare di una vera ricostruzione della Striscia, in favore della gente di Gaza». Per lei il ritorno di Ran è la condizione per voltare pagina: «Il paese non può cominciare a guarire se lui non torna».
No a truppe americane sul terreno, ma sì a una regia diretta di Washington: secondo il sito Axios, ripreso dai diversi quotidiani, l’amministrazione Trump prepara la fase di transizione a Gaza con un generale Usa a due stelle alla guida della Forza internazionale di stabilizzazione. Al tempo stesso, gli Stati Uniti hanno invitato Italia e Germania a entrare nel Board of Peace, l’organismo politico che dovrebbe governare la Striscia nella fase transitoria insieme a un futuro governo tecnocratico palestinese, scrive Repubblica. L’Italia, finora, si è detta disponibile a contribuire con l’addestramento delle forze di polizia.
Hamas ha aggravato la crisi umanitaria a Gaza nascondendo «tonnellate di latte artificiale e di prodotti proteici per bambini» nei magazzini del ministero della Salute controllato dagli islamisti. Lo scrive il Giornale, riprendendo la denuncia dall’attivista palestinese Ahmed Fouad Alkhatib, che in un video parla di «centinaia di confezioni» inutilizzate e accusa Hamas di aver «intenzionalmente voluto peggiorare la crisi umanitaria» per far ricadere la colpa su Israele. «Non si può essere pro-Palestina senza una seria vigilanza contro la manipolazione dell’opinione pubblica internazionale da parte di Hamas», scrive Alkhatib, invitando a non diventare «utili idioti nella propaganda» del gruppo terroristico.
La tempesta Byron ha complicato l’emergenza umanitaria a Gaza, segnala il Sole 24 Ore: piogge e venti hanno allagato le tendopoli di oltre un milione di sfollati, trascinando liquami e rifiuti e causando crolli, ipotermia e vittime, tra cui una neonata di otto mesi. Gli ospedali denunciano un aumento dei rischi sanitari in un contesto di aiuti insufficienti e infrastrutture distrutte.
Amnesty International ha pubblicato un rapporto che accusa Hamas e Jihad islamica di «crimini contro l’umanità» per il 7 ottobre. Giornale e Foglio sottolineano il «colpevole ritardo» dell’ong. «Due anni» per arrivare a riconoscere violenze che erano «filmate dagli stessi carnefici», ricorda il Foglio, mentre in meno di un anno Amnesty ha accusato di «genocidio» Israele. Altro paradosso, prosegue il quotidiano, è nella terminologia usata da Amnesty, che «non trova mai il coraggio di scrivere la parola “terrorismo”, se non attraverso le testimonianze israeliane».
La Francia chiede all’Ue di fare chiarezza sui fondi europei destinati alle ong attive a Gaza, sospettati di essere controllati e distratti da Hamas. In una lettera a Bruxelles, il sottosegretario agli Affari europei Benjamin Haddad parla di «gravi preoccupazioni» sull’integrità dei finanziamenti e sulla tutela dei contribuenti, citando il rischio che aiuti umanitari finiscano indirettamente ai terroristi. L’iniziativa segue un rapporto di NGO Monitor e rilancia una questione che, spiega il Foglio, «era nota da anni ma mai formalizzata con tanta nettezza».
Ieri il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, e il presidente dell’Ari e rabbino capo di Milano, Alfonso Arbib, sono stati ricevuti in udienza da papa Leone XIV in Vaticano. Nel colloquio è stata ribadita «l’urgenza di contrastare l’antisemitismo» e condiviso il valore delle relazioni tra ebrei e cattolici. L’incontro si è chiuso con l’impegno comune a rafforzare il dialogo e le iniziative condivise, riporta Avvenire.
Avvenire pubblica un’anticipazione dell’ultimo libro di Massimo Giuliani Non ti farai immagine alcuna. Estetica e qedushà nella tradizione di Israele (Giuntina, pagine 246, euro 20,00) sul rapporto tra arte e bellezza nel pensiero ebraico.
Sulle pagine del Corriere 7 Fabrizio Roncone critica la relatrice Onu Francesca Albanese, definita «una testimonial perfetta» perché «ogni uscita di Nostra Signora dei pro Pal coincide con una polemica» e finisce per favorire «Giorgia Meloni e tutto il centrodestra». Albanese, scrive Roncone, rappresenta «un certo tipo di sinistra — radical chic, ma con lampi gruppettari», citando le sue frasi su Hamas, contro Lilia Segre e sull’irruzione alla Stampa, liquidata come un «monito». Secondo un sondaggio Youtrend citato dal Giornale, nel Pd cresce il distacco da Albanese: il 47% degli elettori dem la giudica negativamente, mentre i vertici continuano a sostenerla.
Nella sua rubrica Andrea’s Version, il giornalista del Foglio Andrea Marcenaro ironizza sulle piazze pro Pal del 12 dicembre, che chiedono a Israele di «non passare il segno, non esagerare» mentre ignorano le minacce e le violenze di Hamas.
Nemo, cantante svizzero vincitore dell’Eurovision 2024, annuncia che restituirà il trofeo perché Israele sarà ammesso alla prossima edizione: «Non sento più che questo trofeo debba stare sulla mia mensola». Secondo il cantante, la partecipazione israeliana è in «conflitto» con i valori di «unità, inclusione e dignità» proclamati dal concorso (Corriere). Intanto un nuovo boicottaggio propal, racconta il Foglio, prende di mira il Berghain di Berlino, tempio mondiale della techno, accusato di essere una «istituzione sionista per aver ospitato dj ebrei o artisti che hanno suonato in Israele».
Su L’Espresso Shikma Bressler, fisica israeliana al Cern e volto delle proteste anti-Netanyahu, attacca la richiesta di grazia del primo ministro definendola un tentativo di «porsi al di sopra della legge». Secondo Bressler, Netanyahu, dopo essersi alleato con l’estrema destra, starebbe spingendo Israele verso «un regime simile a quello ungherese». Nell’intervista il paese è descritto come a un bivio tra «democrazia liberale ed ebraica» e deriva teocratica.
Libero, nelle pagine milanesi, intervista Dalia Gubbay, candidata alle elezioni della Comunità ebraica locale.