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Andersen, La fiaba della mia vita

Andersen, La fiaba della mia vita

Il numero 169 di DafDaf si apre con la testata estiva, disegnata da Paolo Bacilieri, e propone temi e spunti per le vacanze: oltre alle piante, cui è dedicata la copertina – una immagine da Stille Freundin, L’amico silenzioso, film della regista ungherese Ildikó Enyedi il cui protagonista è un albero – ovviamente il nostro pensiero va ai libri, con uno speciale dedicato a Hans Christian Andersen. Nato nel 1805 in una cittadina in Danimarca, Odense, ha descritto la propria infanzia povera e fantasiosa in un’autobiografia che si intitola La fiaba della mia vita ed è stata pubblicata da Donzelli. Nelle pagine del giornale ebraico dei bambini molto spazio abbiamo dedicato non solo alla sua storia e alle sue storie, ma anche al museo che gli ha dedicato la sua città natale, progettato dall’architetto giapponese Kengo Kuma, alla rivista che porta il suo nome ed è il più noto mensile italiano dedicato a libri per bambini e ragazzi, scuola e politiche di promozione culturale per l’infanzia e ovviamente al Premio Andersen. Iniziamo questa settimana con la sua storia.

Buona lettura!

Ada Treves

La fiaba della mia vita

Hans Christian Andersen è nato nel 1805 in una cittadina in Danimarca, Odense. Ha descritto la propria infanzia povera e fantasiosa in un’autobiografia: si intitola La fiaba della mia vita ed è stata pubblicata da Donzelli. È poi diventato famoso, e ricco, ed è stato ricevuto nelle corti di tutta Europa…

Nelle sue storie si ritrovano le sue esperienze e le difficoltà che ha passato, dall’aspetto fisico per cui i suoi coetanei gli avevano reso la vita – la novella intitolata Il brutto anatroccolo – la sua povertà, ne La piccola fiammiferaia, ma anche la fortuna di avere avuto un padre che era un lettore appassionato, e fantasioso, ne I fiori della piccola Ida.

Ha anche utilizzato in una maniera originale le fiabe tradizionali, cui ha aggiunto uno spirito ottimista, e per i personaggi dei suoi racconti si è appoggiato anche quello che hanno rappresentato sua madre e soprattutto sua nonna, che spesso è una narratrice di storie o una figura saggia, come in La regina delle nevi e in La sirenetta.

Andersen è stato un grande poeta e romanziere per ogni età, ma è stato soprattutto il primo grande scrittore che si è rivolto direttamente ai bambini.

Nelle sue fiabe non mancano la sofferenza e il dolore, ma sono riscattati da un insopprimibile ottimismo: il brutto anatroccolo diviene un cigno, il soldatino di piombo si scioglie insieme alla ballerina amata, la Sirenetta rinuncia al suo principe azzurro e resta sirenetta ma conserverà per sempre nel cuore la dolcezza di quel sogno… Sono personaggi capaci di sacrificarsi ma anche di conservare i loro propri sentimenti.

In Il folletto del salumiere, Andersen racconta in che cosa consiste secondo lui la poesia: un folletto, fedele al bottegaio che lo ospita e lo sfama, vede che uno studente molto povero compra, invece del formaggio, le pagine di un libro usate per avvolgervi la merce. Quel libro, letto ad alta voce, regala visioni che illuminano e confortano, così ogni sera ritorna e quando scoppia un incendio corre a mettere in salvo proprio quel libro, a suo parere la cosa più preziosa dell’intera casa.

Lo scellino d’argento è una moneta che, fuori dal suo paese, è disprezzata e considerata falsa, ma che alla fine viene riconosciuta e riportata in patria, e commenta: “Bisogna saper sopportare e col tempo la giustizia si fa!”.

Andersen ha scritto anche poesia, testi per il teatro, poemi tragici, e nel 1835 ha pubblicato un romanzo ambientato in Italia, intitolato L’improvvisatore, che ebbe molto successo, e poi oltre 150 novelle che lo resero famoso. Utilizzò i motivi della tradizione popolare scandinava e altre fiabe, e fa parlare animali, piante, oggetti e addirittura il vento. E riesce a fare meravigliosamente una cosa di cui DafDaf crede moltissimo: scrivere cose difficili da raccontare, come la morte, l’amore non corrisposto, la vanità, le difficoltà.

I suoi personaggi erano spesso insoliti, e imperfetti: un salvadanaio, un fiammifero, un ago: in L’ago da rammendo torna la sua infanzia. L’ago vive in una casa molto povera ma sa che è destinato a creare ricami preziosi… ogni persona può sviluppare i suoi talenti e superare amarezze e difficoltà.

Andersen non voleva essere considerato uno scrittore solo per ragazzi, al punto che quando venne progettata una statua in suo onore chiese che non venissero aggiunte ai suoi piedi figure di bambini.

La sirenetta invece è la protagonista di una fiaba scritta nel 1837, e la sua statua, che si trova su una roccia battuta dalle onde del mar Baltico, è divenuta il simbolo di Copenaghen. È bella, ha una voce incantevole ed è la figlia più giovane del re degli Abissi. Ha un desiderio: conoscere gli essere umani, così accetta di lasciare la sua famiglia e cede la sua voce in cambio delle gambe, per poter camminare sulla terra. Pagherà un prezzo altissimo per le sue scelte… Andersen con questa storia ci ricorda che è necessario dare un senso alla vita inseguendo i propri sogni, come aveva fatto lui, già a 14 anni, quando aveva lasciato la famiglia per andare alla Reale scuola di canto e ballo di Copenaghen

Gli dicevano però che era troppo magro, o troppo ottuso, oppure troppo alto, col naso troppo lungo, troppo allampanato… Persino Dickens, scrittore per il quale Andersen aveva grande ammirazione, si mise a sottolinear i suoi limiti e i suoi difetti. In Il brutto anatroccolo Andersen in qualche modo racconta la sua storia, e come alla fine anche le sofferenze lo hanno aiutato a godere della gioia quotidiana.

La candela di sego

Una decina di anni fa a Odense, la cittadina dove è nato Andersen uno storico, Esben Brage, ha scoperto in fondo a una vecchia scatola dei fogli di carta ingiallita. EraLa candela di sego, una favola inedita che Andersen aveva scritto quando era studente. È la storia di una candela che si sente sola e pensa di non appartenere a nessuno: Quando incontra una scatola di fiammiferi inizia a capire di avere un enorme valore.

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